Fiorentina choc: via Grosso. Le responsabilità di Paratici. E’ ufficiale: Juve e Milan non sono da scudetto e il Var è spento. Un pari senza emozioni non regge il confronto con Inter, Napoli, Roma e Como. Cisse da nazionale
Salta il primo allenatore. La Fiorentina ha esonerato Fabio Grosso ieri sera poco prima della mezzanotte dopo una giornata di profonda riflessione tra Paratici, la società e lo stesso allenatore. In giornata la Viola aveva invece fatto filtrare che non ci sarebbe stata alcuna decisione, che per Grosso sarebbero state decisive le prossime tre partite. Evidentemente è caduto anche il rapporto di fiducia, ma gli attriti erano già emersi nelle dichiarazioni del tecnico non più in sintonia con l’operato della società dopo la cessione di Kean e altre operazioni di mercato.
Grosso, ovviamente, paga le tre sconfitte consecutive e l’assoluta mancanza di gioco della squadra viola. Un avvio disastroso, il peggiore della storia della Fiorentina.
Siamo al dramma se pensate che il mercato è costato centotrenta milioni che sarebbero più di duecento con i riscatti. Non c’è niente da salvare, deludenti anche i giocatori più talentuosi come Mastantuono o Atta, colpa di Grosso ovviamente che stava faticando più del previsto. Ma il principale responsabile è Paratici che già aveva toppato il mercato di gennaio e questa volta ha portato a Firenze 13 nuovi giocatori, molti bravi, altri interessanti, ma s’è dimenticato di costruire una squadra. C’è troppa gioventù, zero esperienza. Non ci sono leader o giocatori di riferimento, questa acerba Fiorentina Under 21 avrà bisogno di troppo tempo per crescere. Senza dimenticare la cessione di Kean trascinata per due mesi e chiusa soltanto gli ultimi giorni di mercato, oppure gli esterni presi sul filo di lana come Gnonto, Njie, Gonsalves, dopo avere incassato tanti no. Si può esonerare un allenatore voluto fortemente dopo tre giornate con una squadra completamente nuova da assemblare e queste premesse? Le difficoltà erano da mettere in preventivo, ma la Fiorentina ha risposto cacciatelo, scaricando tutte le colpe sull’allenatore, non come fece l’Atalanta con Gasperini anni fa che in una situazione analoga salvò l’allenatore. Sappiamo come è andata a finire. Stili diversi.
Chi arriverà? Troppo presto, ma tra i nomi in pole position c’è Thiago Motta.
Ora veniamo a Juve-Milan. Il pari è sostanzialmente giusto, ma vedere questa partita ventiquattro ore dopo Inter, Napoli e Roma rafforza la convinzione che non siano da scudetto, che abbiano ancora tanto lavoro da fare. Il confronto è impietoso, sabato abbiamo visto tre squadre (soprattutto Inter e Roma) e venerdì il Como, con una precisa identità, aggressive, intense, con ottima fluidità di manovra, capaci a tratti di giocare a memoria.
Juve e Milan no, sono ancora squadre pensanti, si muovono lentamente perchè i movimenti non sono ancora automatici. E se ci pensiamo bene non c’è niente di strano. La Juventus ha rinnovato molto, ieri sera c’erano in campo sette giocatori diversi rispetto all’anno scorso, ci vorrà del tempo anche se nel mondo bianconero è vietato concedere tempo. Come per il Milan del resto, ma anche per i rossoneri le difficoltà sono normali nel momento in cui cambi allenatore, hai una filosofia di gioco nuova e diversa, tanti giocatori da rieducare o inserire.
La sfida di Torino ha regalato poche emozioni, Spalletti ha pensato di chiudere le traiettorie di passaggio del Milan e compattarsi con due linee da cinque per non dare spazio alla manovra rossonera. La strategia è riuscita, Gonzalo Ramos non l'ha mai trovato, gli esterni non hanno sfondato. Ma ne è nata una partita bloccata, noiosa, zero coraggio. L’idea bianconera era poi quella di ripartire con la velocità di Conceicao, Nico Gonzalez e Alajbegovic, il copione è stato rispettato un paio di volte (palo del portoghese) e poco più.
Niente a che vedere, dicevamo, con le partite emozionanti viste venerdì e sabato sera, piene di qualità e di forza, anche di gol.
Il Milan è andato in vantaggio con Cisse appena entrato, che s’è inventato un gol che racconta tanto di questo ragazzino dal talento e dal coraggio, con la sfrontatezza dei vent’anni. E’ da nazionale, Mancini ha bisogno dell’energia di questi giovani proposti dal campionato. Due gol in due trasferte a Torino, tanta roba.
La Juve l’ha pareggiata con una mossa di Spalletti che sa di disperazione: Gatti centravanti. Ha funzionato. Come difensore non fa impazzire l’allenatore, ma è uno dal cuore enorme, serve in un gruppo.
Juve e Milan dovranno lavorare molto prima di raggiungere gli automatismi e la conseguente fluidità, ma stanno costruendo due progetti tattici interessanti, la strada è giusta per provare a tornare competitivi, i tifosi non sono felicissimi, ma il tempo è necessario sia per Spalletti che per Amorim. Ovviamente non infinito perchè se l’obiettivo scudetto sembra lontano, Juve e Milan devono crescere in fretta perchè non possono fallire un’altra volta la qualificazione in Champions, dall’Europa League o dal campionato lo vedremo.
Se dopo questa partita è ufficiale che Juve e Milan non sono da scudetto, è altrettanto ufficiale che gli arbitri non usano più il Var. Sul gol del Milan ci poteva stare un fallo di De Winter su Kolo Muani, ma nessuno s’è neppure sognato di dare un’occhiata. La Juve poi ha pareggiato, in caso contrario è facilmente immaginabile cosa sarebbe successo. Un'occhiata ogni tanto la vogliamo dare o davvero Orsato ha spento il Var? Siamo d’accordo? Non credo che questa sia la linea neppure in Europa, ma ne riparleremo, il caso prima o poi scoppierà.
Tornando alla corsa scudetto, quando decide di giocare, l’Inter è impressionante con qualche leggerezza di troppo nella fase difensiva, ma incontenibile. Già intrigante la sfida di domani in Champions con il Real Madrid. Chivu contro il maestro Mou, bellissimo.
La Roma di Gasperini è partita davvero alla grande, anche troppo, il lavoro del tecnico si vede, la crescita di tanti giocatori e non solo Malen lo racconta. L’Atalanta sta cambiando pelle, Sarri ha bisogno di tempo, ma il lavoro c’è. All’Olimpico s’è vista anche una brutta pagina nei rapporti fra le due società con una litigata con tanto di inseguimento nel parcheggio dello stadio fra Luca Percassi e il direttore sportivo della Roma D’Amico, ex atalantino. Vecchie ruggini, conti da saldare.
Non sappiamo dove stia la ragione, speriamo solo che un’inchiesta punisca comportamenti simili. Poi ci lamentiamo dei tifosi. Che esempi vengono dati?
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