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Cagliari, Pisacane: "Non andremo a Napoli per fare le barricate, cercheremo l’assetto giusto"TUTTO mercato WEB
© foto di Luca Di Leonardo - TuttoCagliari.net
ieri alle 23:50Le Interviste
di Antonio Noto
per Tuttonapoli.net

Cagliari, Pisacane: "Non andremo a Napoli per fare le barricate, cercheremo l’assetto giusto"

Fabio Pisacane, tecnico del Caglari, è stato ospite della prima puntata stagionale di “Il Cagliari in diretta”, trasmissione di Radiolina e Videolina. Come nella conferenza stampa di oggi, l’allenatore rossoblù ha voluto iniziare il suo intervento facendo i complimenti all’U20, finalista di Supercoppa Primavera contro l’Inter: “Eravamo tutti incollati alla tv, questo è il bello di vivere l’ambiente Cagliari, dove ogni partita si gioca – che sia della prima squadra o del settore giovanile – tutti insieme. Questo me l’hanno insegnato i responsabili del Settore giovanile, i miei compagni quando arrivai qui 10 anni fa. È stato un peccato: mister Pisano, lo staff, i ragazzi avrebbero meritato un finale di diverso”.

Le emozioni dell'esordio.Qualche mese fa ero alla guida della Primavera, poi tutto è andato velocissimo. Negli Stati Uniti, dove eravamo impegnati nel torneo TST, ho avuto una mezza sensazione, forse la possibilità di arrivare ad allenare la prima squadra si poteva concretizzare. Poi è arrivata l’ufficialità. L’emozione della prima panchina da allenatore in A con il Cagliari? Difficile da spiegare. Sul pullman, mentre arrivavamo allo stadio, ho pensato che a pochi metri c’era il Sant’Elia, lo stadio dove avevo fatto il mio esordio in rossoblù da calciatore in Serie A, il 18 settembre 2016. Un traguardo raggiunto grazie alla mia perseveranza, alla voglia di non mollare. Sempre in quello stadio, nel giorno dell’ultima sua gara ufficiale, segnavo contro il Milan il mio primo gol in A. Ora, all’Unipol Domus – quanti ricordi, a partire dalla gara di inaugurazione vinta contro il Crotone – avrei debuttato sempre in serie A con il Cagliari da allenatore. Una mix incredibile di emozioni”.

L'importanza dello staff.Un allenatore senza un bravo staff non va da nessuna parte. Si lavora sempre di squadra. Nella vita per raggiungere gli obiettivi occorre circondarsi di persone che credono in te, nelle tue capacità, e soprattutto credono in ciò che portano avanti ogni giorno. Non conosco allenatori che hanno raggiunto dei risultati da soli o senza questi ingredienti. Il mio vice Murelli? Nel ritiro estivo con il Chievo, nel 2010, lo trovai da secondo di mister Pioli, tra l’altro proprio il primo allenatore che ho avuto da avversario all’esordio in A. Evidentemente era tutto scritto. A giugno non sapevo che Giacomo fosse libero in quel momento, ringrazio un amico per la segnalazione. Ero alla ricerca di un profilo di spessore, che sapesse destreggiarsi bene in uno spogliatoio, darmi una mano. Non potevo fare scelta migliore: Giacomo è prima di tutto un grande uomo, dal punto di vista professionale ha una lunghissima esperienza, è stato per anni fianco a fianco ad un allenatore come mister Pioli, insieme hanno vinto uno Scudetto. Sono contento mi abbia scelto: mi affacciavo per la prima volta da allenatore in A, penso di averlo convinto con le mie idee”.

Grinta e carattere nel DNA del Cagliari.Dal primo giorno ho chiesto alla squadra grinta, carattere, di non mollare mai. È ciò in cui mi rivedo. Non accetterei mai di vedere una squadra passiva, con poco mordente: l’errore tecnico non lo condannerò mai, ma l’atteggiamento sbagliato sì. Ho la fortuna di avere deiragazzi nello spogliatoio che sono qui da tanto e sanno che quello che chiedo è nel Dna del Cagliari, è la nostra storia. Il mio vantaggio da allenatore è sapere esattamente dove mi trovo, ciò che i nostri tifosi – il cuore pulsante della squadra – si aspettano. Da quando sono arrivato qui da calciatore ho sempre sentito parlare del 4-3-1-2, me ne parlavano anche alcuni calciatori che hanno vissuto il Cagliari di Allegri. È un modulo che piace molto anche a me, quando ho fatto il percorso di formazione a Salisburgo anche loro lo applicavano. Poi può essere anche un 4-3-2-1, dipende dalla fase di non possesso, ma intanto liberare un uomo tra le linee ti permette di avere quell’idea di modulo”.

Amore a prima vista.Quando è scattato l’amore per Cagliari? Potrei dire subito. Appena arrivato a Cagliari dissi a mia moglie: “È la prima volta che mi capita, arrivo in una città per lavoro ma mi sento come in vacanza”. Poi ricordo un 25 dicembre, ero a manica corte, mangiavo in riva al mare. E lì, sempre a mia moglie confidai: “Non so se magari già a giugno dovremmo andar via, ma qui a Cagliari compreremo casa. E così è stato. Quando – dopo molte partite in realtà – sono andato via da Cagliari, la mia famiglia è rimasta qui. Di certo non mi immaginavo di poterci ritornare – professionalmente parlando – così in fretta”.

Responsabilità e orgolio. Chi scelgo tra i giocatori del passato del mio Cagliari? Olsen, Ceppitelli, Nainggolan, Barella, Sau e Farias. Tra gli allenatori che ho avuto? Dico intanto Lopez, scontato dire Rastelli, per lui ho grande riconoscenza, fu il Mister a portarmi qui, è grazie a lui che è iniziato tutto. Ci siamo visti proprio di recente. Lopez mi ha scritto quando ho preso la guida della squadra. Lo stesso ha fatto mister Ranieri. Prima dell’esordio mi è arrivato un altro suo bellissimo messaggio, per me è stata una grande guida al centro sportivo. Allenare il Cagliari è una responsabilità, ma la vivo con grande orgoglio, dando tu me stesso. Cagliari sarà sempre e comunque la mia base, i miei figli sono cresciuti qui. Io e la mia famiglia abbiamo ricevuto da subito tanto affetto dalla gente, cerco di ricambiarlo ogni giorno”.

Sulla sfida di Napoli.In settimana abbiamo lavorato per correggere alcune cose negative, cercheremo l’assetto giusto per fare la nostra gara. Di certo non andremo a Napoli per fare le barricate, cercheremo di coprire bene il campo, ma usando le nostre armi. Sorprese di formazione? Vedremo”.