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Altamura. Alastra: “Esordio in A con il Palermo indimenticabile. Lavoro per rientrare dall’infortunio”TUTTOmercatoWEB
Oggi alle 19:48Serie C
di Alessio Alaimo

Altamura. Alastra: “Esordio in A con il Palermo indimenticabile. Lavoro per rientrare dall’infortunio”

Dall’esordio in Serie A con la maglia del Palermo fino alle esperienze in giro per l’Italia tra Parma, Pescara, Foggia e Potenza. Ai microfoni di Sicilia Calcio Podcast è intervenuto Fabrizio Alastra, portiere cresciuto nel settore giovanile del Palermo, che ha ripercorso le tappe più significative della sua carriera, soffermandosi sui ricordi legati al capoluogo siciliano, sull’emozione dell’esordio in Serie A e sulle esperienze che lo hanno formato come uomo e calciatore. Alastra ha raccontato prima il suo passaggio dal Trapani al Palermo, una svolta arrivata quando aveva appena 14 anni. “È stata una chiamata a sorpresa. Venivo da Trapani e mi sono ritrovato in una società importante come il Palermo. È stata un’esperienza bellissima, soprattutto perché mi ha permesso di muovere i primi passi lontano da casa. Sono situazioni che ti formano sia come uomo che come calciatore e che consiglio a tutti i ragazzi che vogliono intraprendere questo percorso”. Approdo al Palermo che arrivò certamente in un modo non convenzionale. “Il direttore Perinetti non lo incontrai direttamente. Fu un collega di mio padre, grandissimo tifoso del Palermo, ad avvicinarlo in aeroporto e a parlargli di me. A quel tempo a Trapani c’era anche Daniele Faggiano, molto amico di Perinetti, e da lì nacque tutto. Devo dire che Perinetti è stato fondamentale per la mia carriera perché è stato lui a darmi l’opportunità di entrare nel mondo del Palermo”. Uno dei momenti più emozionanti del suo percorso resta senza dubbio l’esordio in Serie A con la maglia del Palermo contro il Torino, subentrando a Stefano Sorrentino. “È stata una giornata memorabile e completamente inaspettata. Quando sei un ragazzo che fa parte della rosa della prima squadra vivi il sogno ogni giorno, ma non pensi mai che possa arrivare davvero il tuo momento, soprattutto se fai il portiere. Deve accadere qualcosa di imprevedibile e quel giorno successe”. Il ricordo di quei minuti è ancora oggi vivido ma allo stesso tempo confuso. “Stefano si fece male durante uno scontro di gioco e all’improvviso mi chiamarono per entrare. Da quel momento non ho capito realmente nulla di quello che stava accadendo. Ero completamente travolto dall’emozione. Probabilmente la prima parata mi aiutò a sciogliermi e a vivere il resto della partita nel migliore dei modi”. Terminata la gara, il primo pensiero fu per la famiglia. “Allo stadio c’era soltanto mio padre, mentre mia madre era a casa. La prima persona che ho chiamato è stata proprio lei. Ancora oggi i ricordi di quella giornata sono confusi, ma le emozioni che ho provato sono indelebili”. Dopo l’esperienza in rosanero arrivano diversi prestiti, passaggi che Alastra considera fondamentali nel percorso di crescita di un giovane calciatore. “Per chi cresce in una società importante come il Palermo, i prestiti sono fondamentali. Ti permettono di fare esperienza e di confrontarti con il calcio vero. Però credo che a un certo punto una società debba anche scegliere se puntare realmente su un giocatore oppure no”. Nel suo caso il fallimento del Palermo cambiò inevitabilmente il percorso. “Sono stato un po’ sfortunato perché è arrivato il fallimento della società e ho dovuto prendere altre strade. Però quelle esperienze mi hanno aiutato tantissimo”. Non poteva mancare un passaggio sull’attualità rosanero. “Guardando il percorso della squadra credo che il Palermo abbia sbagliato soltanto una partita, probabilmente la più importante. Però penso che siano state gettate basi importanti per arrivare finalmente a questa promozione in Serie A”. Pur riconoscendo che il mancato raggiungimento dell’obiettivo abbia lasciato amarezza, Alastra invita a guardare al lavoro svolto. “Quando una piazza come Palermo non vince si parla sempre di fallimento, perché le aspettative sono enormi. Però vedendo la continuità che la società sta cercando di dare al progetto, credo che si possa davvero arrivare a quella Serie A che tutti aspettano”. Tra i ricordi più importanti della sua carriera ci sono anche le convocazioni con le nazionali giovanili. “Vestire la maglia azzurra è un’emozione indescrivibile. Da ragazzino è un sogno che coltivi e che poi diventa un obiettivo concreto. Ho avuto la fortuna di fare tutta la trafila e di essere stabilmente nel giro dell’Under 20. Cantare l’inno nazionale prima di una partita è qualcosa che non si dimentica”. Sul momento del calcio italiano, Alastra auspica un cambiamento importante. “Gli ultimi risultati della Nazionale maggiore hanno portato tutti a riflettere. Spero che si possa intraprendere un percorso di rinnovamento importante e che i risultati arrivino”. Le tappe successive della carriera gli hanno lasciato insegnamenti differenti. “Parma e Pescara sono state esperienze molto formative. In quegli anni ho giocato poco, ma allenarmi con portieri di altissimo livello mi ha aiutato tantissimo. Se devo pensare ai periodi in cui sono cresciuto maggiormente come professionista, probabilmente sono stati proprio quelli”. Indimenticabile anche il passaggio a Foggia. “Foggia è una piazza straordinaria, una città che vive di calcio. Scendere in campo allo Zaccheria è qualcosa che consiglio a qualsiasi giocatore. Il calore che si percepisce è davvero incredibile”. L’Olimpico e Potenza, i ricordi più forti. Tra gli stadi che lo hanno maggiormente impressionato c’è l’Olimpico di Roma. “Per esperienza personale non posso che dire l’Olimpico. Fu la mia prima partita da titolare in Serie A e l’atmosfera che si respirava era incredibile. È uno stadio che ti lascia qualcosa dentro”. Se invece si parla di piazze che hanno segnato la sua carriera, Potenza occupa un posto speciale. “Potenza, insieme a Palermo, è la piazza più significativa della mia carriera. Sono stati quattro anni intensi. Quando arrivai stavo attraversando un momento particolare e avevo persino pensato di smettere. Poi ho avuto l’opportunità di giocare e sono riuscito a diventare un punto di riferimento per la società e per i tifosi. È una città che porterò sempre nel cuore”. Poi l’infortunio e la voglia di ripartire. Nell’ultima stagione, vissuta con la maglia dell’Altamura, è arrivato però un duro colpo. “L’infortunio è stato difficile da accettare soprattutto perché è arrivato all’ultima giornata di campionato. A gennaio avevo cambiato squadra e avevo sentito subito la fiducia della società e dell’allenatore. Sono stati mesi molto belli sia dal punto di vista personale che di squadra”. Nonostante tutto, lo sguardo resta rivolto al futuro. “Ci sono situazioni che nessuno vorrebbe vivere, ma quando accadono bisogna affrontarle con il giusto spirito. Adesso penso soltanto a lavorare e a farmi trovare pronto per il rientro”. In chiusura, Alastra ha raccontato un episodio curioso che conserva tra i ricordi più belli. “Sono sempre stato una persona molto riservata e non ho mai avuto l’abitudine di chiedere maglie ai colleghi, nemmeno quando ero giovane. Dopo una partita contro la Roma fui chiamato all’antidoping insieme a Szczesny. La cosa divertente è che fu lui a chiedere la maglia a me. È un episodio che ancora oggi ricordo con grande piacere”.