ESCLUSIVA PARMALIVE - Marani: "Ghirardi, dovevi dire la verità. B non impossibile, Tardini un lusso in caso di D"
Intervistato in esclusiva ai microfoni di ParmaLive.com, l'assessore allo sport del Comune di Parma Giovanni Marani ha parlato della delicata situazione societaria del Parma e di quello che potrebbe essere il futuro del club ducale: "Non mi sarei mai immaginato un crac di queste dimensioni, ma credo di essere in buona compagnia. Era inimmaginabile pensare che ci fossero 218 milioni di debiti”.
Solamente qualche mese fa, Ghirardi e Leonardi sostenevano che il Parma fosse un club virtuoso, sano, quasi un modello da seguire. Si sente tradito dai due?
“Più che altro mi domando perché non ci sia stata una presa di coscienza più tempestiva. Nessuno avrebbe condannato il presidente se avesse detto: ‘Non ce la facciamo, abbiamo dei problemi, non riusciamo a fare una squadra di un certo tipo’. Viene da chiedersi a cosa abbia giovato investire, spendere, o non spendere, per arrivare a questo punto. Questa è, secondo me, la domanda che sta alla base di tutto. Probabilmente c’è stato un momento in cui tutto questo sarebbe potuto essere gestito: andava cercata una soluzione in quel momento lì, con trasparenza”.
Com'è stato il primo approccio con Taçi e Manenti? Aveva già intuito qualcosa di strano attorno al loro arrivo a Parma?
“Io Taçi non l’ho mai incontrato: non ho dunque avuto modo di fare alcun tipo di valutazione su di lui. Manenti l’ho incontrato quando noi Amministrazione gli abbiamo chiesto un colloquio. Non c’era modo di parlarci, di capire cosa volesse fare, quale fosse il proprio piano industriale. E di fatto poi ci ha pensato qualcun altro (la Guardia di Finanza, ndr) a chiarire i nostri dubbi. E’ stato strano, da spettatore, assistere a tutta una serie di passaggi di proprietà, repentini e non giustificati da un’effettiva immissione di denaro. Che l’operazione fosse strana era abbastanza evidente, noi avevamo detto in tempi non sospetti che l’interlocutore Manenti non era credibile. C’è da dire che Taçi, nonostante la sua breve parabola, si era mosso sul mercato. Noi non abbiamo la possibilità di sapere se uno ha dei soldi nascosti sotto il materasso, quindi, in un primo momento, il passaggio Ghirardi-Taçi poteva anche essere verosimile, proprio perché l’allora presidente si era mosso. Tutto quello che è avvenuto dopo è stato un po’ una discesa verso il surreale”.
E’ fiducioso sul fatto che, dopo il marchio, anche il centro sportivo possa tornare ad essere di proprietà del Parma? Ciò renderebbe molto più appetibile il club agli occhi di eventuali compratori:
“In realtà il centro sportivo è solo un debito, non c’è molto di appetibile: chi volesse il centro sportivo dovrebbe pagare il mutuo, questo sarebbe un ulteriore debito".
Negli ultimi giorni, si sono fatti un po' di nomi di imprenditori interessati al club ducale: in quanti si sono fatti avanti, contattando le istituzioni comunali?
“C’è stato un periodo in cui si sono rivolti a noi, ma abbiamo semplicemente annotato le referenze, le volontà, e poi abbiamo consegnato tutto ai curatori, che adesso stanno seguendo la questione. Ovviamente noi non abbiamo un ruolo nella trattativa”.
A suo parere, tra coloro che si sono presentati, c’è qualcuno di credibile per una eventuale B?
“Diciamo che, chi ha dato un po’ più l’idea di solidità parlava conto terzi: rappresentava interessi esteri di fondi o cose di questo tipo. Noi però non abbiamo avuto modo di approfondire, siamo stati solo degli interlocutori pro-tempore, nel momento in cui la figura di Manenti era effettivamente sparita e si stava aspettando l’arrivo dei curatori. Non saprei dire se dietro questi nomi c’è qualcosa di concreto: alcuni avevano anche studi importanti, di dimensioni internazionali, però mi fermo lì, nel senso che poi non siamo andati a vedere se c’era la volontà concreta di acquisire il club”.
Tra gli altri, si è fatto avanti pubblicamente l'ex patron del Frosinone Alfredo Scaccia, che nelle ultime ore ha dichiarato di non aver ricevuto dal sindaco Pizzarotti la giusta attenzione:
“Semplicemente noi non rispondiamo più. Chi pensa di parlare con noi per comprare il Parma, ha sbagliato indirizzo. Non siamo noi che vendiamo il Parma: noi siamo un’Amministrazione pubblica, e il Parma è una società di diritto privato, in questo momento in stato di fallimento. Se lui o altri mandano delle comunicazioni, sperando di parlare dell’acquisto del Parma col sindaco o con l’assessore, stanno parlando con le persone sbagliate. Tutto qui”.
Dopo anni di immobilismo, l’imprenditoria locale pare seriamente intenzionata a prendere per mano il club. Lei ha avvertito un certo fermento da parte di alcune importanti forze economiche parmigiane?
“Sì. C’è stato un momento di transizione in cui abbiamo avuto modo di chiacchierare con tutte le persone interessate al Parma. Ognuno alla sua maniera: sappiamo che ci sono diverse cordate cittadine, più o meno palesate, che sono interessate ad un progetto sulla squadra di calcio con diverse prospettive. Non è dato sapere se la dimensione dell’interesse potrebbe garantire la B oppure se è più orientata verso una ripartenza da zero, a bocce ferme, con un contesto totalmente nuovo. Queste sono valutazioni che deve fare chi ci mette i soldi. Noi abbiamo dato la nostra opinione, abbiamo parlato di quello che secondo noi sarebbe auspicabile succedesse nel Parma, ma anche nello sport di fascia alta cittadino. L’Amministrazione può dare una mano riguardo le questioni burocratiche-amministrative, però i soldi sono di chi ce li mette, quindi è giusto che investa per come crede”.
Tavecchio, intanto, parla di un fondo canadese che potrebbe rilevare il Parma. Ci può dire qualcosa in più riguardo questo gruppo americano?
“Tavecchio non è venuto a parlare con noi del fondo canadese. Ne ha parlato con i giocatori e i curatori. Noi abbiamo parlato con Tavecchio solo in un paio di occasioni, più che altro per questioni legate alla possibilità o meno di disputare le partite del Parma. Non è venuto a dirci né il nome del fondo canadese né quanti soldi vuole metterci, ma è giusto così. So che i curatori sono andati a Roma la settimana scorsa, immagino abbiano parlato di questo”.
Chiaramente è difficile fare previsioni a circa un mese dalla possibile asta. Tuttavia, le sue sensazioni sono positive o meno circa il mantenimento del titolo sportivo?
“Io credo che i curatori stiano facendo quello che devono fare. Faranno tutto il possibile per tentare di vendere il titolo e trovare qualcuno che riesca a sostenere la Serie B: è il loro mestiere. Secondo me la B non è impossibile. Si sta lavorando per abbattere il più possibile il debito sportivo e cercare di rendere appetibile l’acquisto. Più che altro bisogna capire chi c’è dall’altra parte. La B è un campionato difficile, in cui bisogna comunque rimanerci: comprare una squadra in B per poi andare in Lega Pro non credo sia l’obiettivo di un eventuale acquirente. Chi è interessato credo debba fare bene i suoi conti, perché non vorrei ci trovassimo punto e a capo tra due anni. Bisogna essere ottimisti, più che altro per rispetto verso tutti i creditori: noi ci auguriamo che si trovi un modo per riuscire a mantenere la squadra in un campionato nazionale importante. Tuttavia devo anche dire che, effettivamente, i numeri spaventano molto, mi sembra chiaro che pregiudicano un po’ le speranze”.
Se la squadra dovesse malauguratamente sprofondare in D, giocherebbe ancora al Tardini o sarebbe costretta a "trasferirsi" in un impianto più piccolo?
“Nessuno manda via la squadra, lo stadio Tardini è lì perché venga usato. D’altro canto, però, lo stadio Tardini ha dei costi, e quindi bisogna verificare se una società di D ha le carte in regola per poter stare dentro al Tardini. Parliamo di un impianto da 28.000 posti circa: una simile dimensione implica una serie di accortezze logistiche. Uno stadio di questo tipo, per una squadra di D, è un lusso. Questo ce lo dobbiamo dire. Io però spero che, se dovesse succedere, ci siano la volontà e le risorse da parte di chi prende in mano il club per potersi concedere questo lusso. Sarebbe importante per la città”.
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