ESCLUSIVA PARMALIVE - Ag. Mauri: "Addio Parma, a malincuore. Lo vogliono tutti i top club"
"C'è una partita lunedì, per festeggiare faremo una cena tranquilla e basta: ha 40 anni di testa anche se il calendario dice solo 19". Dino Zampacorta, agente di Josè Mauri, parla ai nostri microfoni nel giorno del compleanno del centrocampista italo-argentino, diventato in brevissimo un punto fermo per Donadoni e per il Parma. Ma Zampacorta si sarebbe aspettato una tale crescita prima dei 19 anni? "Sì, altrimenti non ci avrei puntato da giovanissimo. Ha cambiato continente, è venuto a Pescara, dove io abito, mio ospite con la mamma e la sorellina più piccola, senza parlare una parola di italiano. Poi è stato una settimana a Brescia, per un provino, e infine Parma. Ha avuto coraggio e superato tante difficoltà, io che l'ho seguito per cinque anni e gli ho fatto da tutor, lo posso dire. Certo, 30 presenze in Serie A a 18 anni non me le aspettavo, e lì l'ha aiutato la crisi del Parma, ma 15-16 presenze le avrebbe fatte senza dubbio anche in condizioni normali".
E un Parma in questo stato se lo sarebbe aspettato?
"Sì, me lo aspettavo, sono 25 anni che sto dentro al calcio come assicuratore e certe cose le capisco un po' prima. Mi dispiace dire che come il Parma ce ne sono tante in Italia".
Ci aiuti a tracciare un quadro di Josè Mauri fuori dal campo:
"Una persona matura, conosco dei trentenni molto meno lucidi ed esperti di lui: a volte mi sembra il contrario anzi. Parliamo di un ragazzo posato, che ha mangiato l'erba vara ed è arrivato dove voleva arrivare e che non intende fermarsi di certo".
E sul campo invece? Un po' Mascherano un po' Simeone, quale crede sarà il suo avvenire dal punto di vista tattico?
"Josè Mauri è sempre stato un playmaker, ma quest'anno ha fatto la mezzala destra. All'inizio ero sconcentrato e invece ha avuto ragione Donadoni, oggi Josè ha dimostrato di poter giocare in qualsiasi ruolo del centrocampo. E' stato provato anche a fare il difensore centrale, al fianco di uno più alto e fisico naturalmente. Il suo idolo è Mascherano, da sempre, ma a questo punto penso possa giocare un po' dovunque".
Donadoni ha avuto un forte impatto sulla sua crescita, così come Lucarelli.
"L'ha saputo gestire alla grandissima, mettendolo dentro quando era in grande forma, in tribuna o in panchina quando era meno brillante. Lucarelli è stato anche lui molto importante, con gli Allievi ha vissuto un anno fantastico, trovando la sua giusta dimensione. Vorrei spendere una parola anche per Palmieri, che conosco da oltre 20 anni, altra persona molto importante per Josè. Ricordiamo che è stato anche un anno fermo senza poter fare neanche una partita, solo qualche torneo non ufficiale".
Ha vestito per un breve periodo anche la maglia azzurra: ci sono stati contatti per l'Under 19 o l'Under 21?
"Bisogna aspettare i tempi giusti: ci sono delle regole, che non condivido, ma che vanno rispettate. Già la prossima settimana spero di avere delle novità per lui. Sarei felice che l'Under 21 lo convocasse e che magari già Conte gli dia una occhiata mentre si allena con Di Biagio, anche per non trascinare una eventuale disputa Argentina-Italia: lo vedo come un potenziale punto fermo della Nazionale maggiore".
Passando al mercato, ultimamente si è fatto il nome della Roma: ci sono stati dei contatti concreti?
"Negli ultimi tre mesi ho ricevuto chiamate da quasi tutti i top club italiani ed europei. E per top club intendo squadre che fanno la Champions League regolarmente e una tantum l'Europa League: non parlo del Malaga in Spagna o del Wolfsburg in Germania. Credo peraltro di tenere solo io i contatti per il suo futuro, visto che praticamente una società vera al Parma non c'è".
E' possibile fare una valutazione del suo cartellino, in caso di Serie B per il Parma?
"Se il Parma dovesse salvare il titolo sportivo, lui ha ancora un contratto di un anno. Nel passato il Parma chiedeva cifre nell'ordine della decina di milioni di euro, nessuno gliel'ha portati e lui è rimasto. Io stesso, a tre ore dalla fine del mercato invernale ho portato offerte importanti da due società, una italiana e una estera, ma sono state rifiutate. Non do la colpa a nessuno però, la situazione era poco chiara e il Parma non se l'è sentita di privarsene".
Realisticamente, è possibile pensare ad una sua permanenza in caso di Serie B?
"Avrebbe fatto volentieri altri anni, ma non credo sia possibile, a malincuore andrà via da Parma. Io ritengo che sia la città ideale per farlo crescere, lui come gli altri giovani del club, ma non si può mandare un giocatore del genere a giocare in Serie B".
Potendo scegliere, sarebbe meglio una permanenza in Italia o un avventura all'estero?
"In cima alla lista di gradimento c'è l'aspetto tecnico: può andare in club importanti ma vuole giocarsela, non gli interessa andare al Chelsea e fare il dodicesimo centrocampista che non vede mai il campo. Vuole continuare la propria crescita e sceglierà il club che gli offrirà questa possibilità".


