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Cuesta: "Il Parma mi ha chiesto di salvarci e valorizzare i giovani, era questo l'obiettivo"TUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 18:16Serie A
di Dimitri Conti

Cuesta: "Il Parma mi ha chiesto di salvarci e valorizzare i giovani, era questo l'obiettivo"

Carlos Cuesta, allenatore del Parma, si è raccontato nel corso di una lunga intervista con la giornalista Alessia Tarquinio, nel suo format 'TarquiTalks' su YouTube: "La gente parla sempre di esperienza, esperienza, esperienza, ma per me quello che è al primo posto è la competenza. L'esperienza è utile, molto utile, ma per essere più competente". Aiuta parlare sette lingue? "Parlo italiano, spagnolo, catalano perché sono cresciuto a Maiorca. Poi per necessità inglese e un po' di francese e portoghese e qualche parola di altre lingue. Per me è la possibilità di aprire porte per creare rapporti, ho sentito che aiuta per arrivare di più nei cuori dei giocatori. Poi apriva porte di lavoro per realizzare il mio sogno che era lavorare nel calcio". Quando arrabbia, come lo fa? "Dipende con chi mi arrabbio (ride, ndr). A volte in inglese, ma spesso è in spagnolo". Nel suo curriculum si trovano anche esperienze internazionali, come all'Atletico Madrid e all'Arsenal. Cosa significano per lei? "Due realtà molto importanti nella mia vita, dove sono stato tanti anni. Una grandissima parte della mia vita sportiva e della mia vita in generale. E' stato un piacere vedere la sfida di Champions, mi sono divertito perché hanno dato tanti spunti da allenatore. E poi c'era tanto talento e qualità individuale nei calciatori". Nell'altra semifinale di Champions League, si sono visti 9 gol nella sfida d'andata tra PSG e Bayern Monaco. Si è divertito? "Si, hanno fatto vedere tante cose a livello tattico, con tanti duelli individuali e tanta qualità dei giocatori. Hanno capacità e mentalità di andare avanti per la loro strada entrambe le squadre. Cambiare una mentalità è la cosa più difficile nel calcio, è un modo di vivere e di sentire, loro hanno quell'approccio perché gli permette di essere competitivi e vincenti. Se tra Bayern Monaco e una squadra di bassa classifica ci sono nove gol, in una partita che non hai potuto vedere, chi ha vinto? Mi risponderai quasi sicuramente il Bayern. E se c'è stato solo un gol? Forse può aver vinto anche l'altra. I giocatori hanno bisogno di una linea e di svilupparsi lì dentro, poi una settimana può essere grigio chiaro e la settimana dopo grigio scuro, ma non posso fare una settimana bianca e una nera, crei caos nei giocatori, non sono più a loro agio". Come nasce l'idea di fare l'allenatore, così giovane? "Non ho scelto subito di fare l'allenatore, a quindici anni sia giocavo che allenavo. Ho fatto il mio percorso, avevo una vita normale. Ma il calcio era già quasi un'ossessione. Da calciatore non sarei arrivato a livelli alti, da allenatore ho visto qualche possibilità di arrivare da qualche parte. Ho fatto Scienze Motorie, magari pensavo di fare il professore o il giornalismo e pensavo a diverse possibilità. Poi ho deciso, voglio allenare. E mi sono chiesto cosa posso fare, così mi sono focalizzato sull'essere il più competente possibile e migliorare ogni giorno, poi imparare le lingue per aprirmi porte e poi non volevo crearmi alibi, volevo una rete di persone per crescere e che vedessero in me una persona con voglia di fare e migliorare". Come giudica questa sua stagione a Parma? "L'obiettivo principale della società, quello che mi è stato chiesto dal primo minuto, era la salvezza e la valorizzazione dei giocatori. Aiutarli al massimo possibile per migliorare. Uno stile può favorire di più certi giocatori che altri, inizi con una filosofia e uno stile, ma il modo di giocare è in continua evoluzione. Il nostro stile di gioco cambierà e si evolverà. Il modo di vivere invece non è negoziabile, ci sono piccole cose che cambiano, ma altre no". Se pensa al Parma del futuro, cosa vede? Cosa vorrebbe lasciare? "Che siamo una squadra, e non è scontato. Perché essere undici che hanno spirito di sacrificio, unione di intenti, che difendono in undici e attaccano in undici, che favoriscono il noi davanti all'io, non è scontato. Poi posso dire che vorrei fare molti più gol e prenderne molti meno, assolutamente, ma la base è quella: sapere che undici contro undici, se siamo tutti uniti come uno unico, non ci mette limiti". A padel gioca difensivista? "Come nel calcio, se posso attacco, se non posso difendo. Dipende sempre da chi hai davanti e chi c'è di là dalla rete".