I 60 anni di Zola: "Oggi meno numeri 10? Il calcio è cambiato. Palestra un esempio"
Gianfranco Zola, che festeggia oggi 60 anni, ha rilasciato un’intervista a Sky Sport in cui ha parlato di un momento molto particolare per il calcio italiano, in cui l’abbondanza di numeri 10 dei suoi tempi è ormai solo un lontano ricordo: "Secondo me le ragioni sono diverse. Innanzitutto il calcio è cambiato: c'è molta più preparazione alle partite, i giocatori hanno molte più informazioni e c'è meno necessità di quel giocatore creativo che doveva leggere le situazioni in campo e trovare soluzioni. Oggi quella figura è meno richiesta perché tutti sanno giocare a calcio, tutti hanno un compito preciso e spesso si lascia poco spazio alla creatività. C'è anche una questione di momento. Altre nazioni continuano a produrre giocatori con queste qualità; forse noi stiamo attraversando una fase in cui facciamo più fatica a far emergere calciatori con queste caratteristiche. Speriamo di tornare presto a formarli, perché c'è bisogno di quella tipologia di giocatori, così come di tante altre"
Oggi Zola è vicepresidente della Lega Pro, e all’emittente satellitare ha parlato anche della Riforma Zola "Per ora siamo contenti. Ce la stiamo mettendo tutta. Soprattutto le società si stanno responsabilizzando sul tema. La Lega Pro ha tanti problemi, ma anche grandi punti di forza. Ci sono 60 squadre distribuite in tutta Italia che stanno cercando ogni giorno di produrre valore nel proprio territorio e nella propria realtà, investendo nei settori giovanili, nelle strutture e nelle persone che formano questi ragazzi. Questo aspetto va apprezzato perché rappresenta un vantaggio per tutto il sistema calcio. Bisognerebbe sostenere maggiormente queste società, perché la Lega Pro è una realtà in cui si spende tanto ma spesso si guadagna poco. Molti presidenti si fanno carico personalmente dei costi e dei debiti. Per questo andrebbero aiutati: stanno svolgendo un lavoro fondamentale per tutto il calcio italiano"
Infine, spazio al trasferimento di Marco Palestra, che di fatto è passato dal Cagliari al Chelsea, seppur ovviamente tramite l’Atalanta: “Noi siamo molto bravi a far crescere i nostri giovani fino a una certa età. Recentemente per esempio abbiamo vinto il Campionato Europeo Under 17, quindi questo lavoro lo sappiamo fare. Anche se possiamo sempre migliorarlo. Il problema è che un ragazzo di 17 o 18 anni non è ancora pronto. La differenza tra il calcio giovanile e quello professionistico di alto livello, come la Serie A o la Premier League, è enorme. Per questo un giovane di talento, come nel caso di Palestra, ha bisogno di un percorso che gli permetta di continuare a crescere. Questo percorso passa attraverso la prima squadra, gli allenamenti e il confronto quotidiano con grandi giocatori, proprio come è successo a me con Maradona. La vicinanza a campioni di quel livello ti cambia, ti porta ad alzare il tuo livello e a migliorare. Anche gli errori diventano occasioni di crescita. Noi dobbiamo migliorare soprattutto in questo passaggio. Lo step decisivo, quello che li trasforma in veri calciatori, richiede ancora qualcosa in più"
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