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Matteo Santucci: il cuore granata diventato leggenda nel Pescara dei miracoli
Oggi alle 18:21Copertina
di Stefano Barbati
per Tuttopescaracalcio.com

Matteo Santucci: il cuore granata diventato leggenda nel Pescara dei miracoli

Facciamo un tuffo negli anni '70 per ricordare il Matteo Santucci del rettangolo verde: un calciatore d'altri tempi, nato a Salerno nel 1948 e diventato poi un pilastro del calcio del Centro-Sud tra la Campania e l'Abruzzo.

Gli Esordi e l'Amore a Salerno (1967-1974)

Il viaggio comincia a casa sua. Santucci, un difensore/mediano grintoso ma ordinato (173 centimetri di pura tenacia), veste la maglia granata della US Salernitana per ben sette stagioni.

Colleziona 166 presenze e 7 gol.

Diventa un punto di riferimento per la tifoseria in anni di battaglie accese in Serie C. 

Il "Pescara dei Miracoli" (1974-1981)

Nel 1974 avviene il passaggio che segnerà il resto della sua vita, non solo calcistica. Santucci si trasferisce al Delfino Pescara 1936.

È tra i protagonisti della storica e prima promozione in Serie A del club adriatico al termine della stagione 1976-1977.

L'anno successivo corona il sogno di ogni calciatore: calcare i campi della massima serie, collezionando 9 presenze in Serie A sfidando i campioni dell'epoca d'oro del calcio italiano.

Chiude l'esperienza in biancazzurro dopo 7 anni con 122 presenze e 5 gol

Gli Ultimi Calci e il Legame con l'Abruzzo

Nel 1981 si sposta di pochissimi chilometri per l'ultima avventura professionistica con la maglia del Chieti Calcio in Serie C2 (31 presenze e 1 gol), prima di appendere gli scarpini al chiodo.

Il calcio degli anni Settanta era una questione di zolle pesanti, maglie di lana che si impregnavano di sudore e tacchetti che affondavano nel fango. Non c'erano i riflettori dei social, ma c’era la radio, e c’erano uomini come Matteo Santucci. Un calciatore concreto, silenzioso, capace di ringhiare sulle caviglie degli attaccanti avversari con la lealtà dei gregari di una volta. Salernitano di nascita, Santucci ha incarnato per sette anni lo spirito battagliero della US Salernitana in Serie C, prima che il destino lo portasse in Abruzzo, sponda Delfino Pescara 1936. Lì, sulla costa adriatica, quel mediano/difensore tutto grinta si è trasformato in uno degli eroi immortali della prima, storica promozione in Serie A del club nel 1977. La sua scomparsa prematura nel 2006 ha lasciato un vuoto profondo, ma il suo nome evoca ancora l'odore romantico di quel calcio fatto di appartenenza e autentica passione.

La partita più memorabile: 3 luglio 1977, la notte magica di Bologna

Se si dovesse racchiudere l'intera epopea calcistica di Matteo Santucci in novanta minuti, la scelta ricadrebbe inevitabilmente sulla calda giornata del 3 luglio 1977 allo stadio Renato Dall'Ara di Bologna.

Il Pescara di mister Giancarlo Cadè si giocava l'accesso alla massima serie negli storici spareggi promozione contro Monza e Atalanta. Dopo il pareggio a Terni contro i sardi, la sfida decisiva contro i bergamaschi a Bologna rappresentava il bivio della storia. Santucci e i suoi compagni — guidati dall'indimenticato capitano Vincenzo Zucchini — scesero in campo davanti a un muro di quarantamila tifosi arrivati dall'Abruzzo.

Fu una battaglia tattica e di nervi tesi. Santucci eresse una vera e propria diga a protezione della propria area, lottando su ogni pallone per disinnescare le folate dell'Atalanta. Al triplice fischio, lo 0-0 finale sancì la matematica e prima storica promozione del Pescara in Serie A. Quella notte, Matteo Santucci non vinse solo una partita: entrò per sempre nella leggenda del calcio abruzzese.

Il legame con la terra abruzzese divenne così forte che, terminata la carriera, decise di stabilirsi definitivamente a Pescara, dove è purtroppo scomparso prematuramente nel 2006 a soli 57 anni. Un calciatore d'altri tempi, simbolo di un calcio romantico fatto di appartenenza e sudore.