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Cagliari, Chicago, Pescara, il viaggio picaresco di Raffaello Ciocca

Cagliari, Chicago, Pescara, il viaggio picaresco di Raffaello Ciocca
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Redazione TMW
Oggi alle 07:10Storie di Calcio
Tre domeniche con l’11 di Riva: la favola di Raffaello Ciocca, l’uomo che osò sostituire Rombo di Tuono prima di diventare grande a Pescara.

Ci sono maglie che pesano come armature medievali, tessuti capaci di schiacciare i polmoni e far tremare le ginocchia al solo sguardo.
Pensate alla numero 11 del Cagliari alla fine degli anni Sessanta, non era una maglia, era un paramento sacro, la seconda pelle di un dio pagano chiamato Gigi Riva.
Eppure, nella primavera del 1967, ci fu un ragazzo di ventun anni, romano di nascita ma con il destino tra i piedi, che quella maglia dovette infilarsela, si chiamava Raffaello Ciocca (nato a Roma il 26 aprile 1945).
Romano, cresciuto tra i campi polverosi della capitale, a diciott’anni sfiora la Lazio in qualche amichevole. Non basta per convincere, e allora la strada si apre dalla porta più stretta: la Tevere Roma, Serie C, il terzo club della città. Due anni lì, abbastanza per far capire al Palermo che quel ragazzo aveva qualcosa. Ma in Sicilia non arriva l’esordio in serie B, resta un’attesa in sospeso.
La sua storia è un romanzo romantico, scritto in sole tre partite di Serie A, prima di trovare la sua terra promessa sulle rive dell’Adriatico, a Pescara, fino al 1971.

Il silenzio di Lisbona e la chiamata del "Filosofo"

Per capire l'inizio di questa favola bisogna tornare al 27 marzo 1967, Lisbona, Portogallo-Italia, il portiere Américo esce a valanga e spezza la tibia di Riva.
L’Italia intera si scopre fragile, la Sardegna piomba nel lutto sportivo, a Cagliari, l'allenatore Manlio Scopigno, il "Filosofo" del sigaro e dell'ironia sottile, si guarda intorno nello spogliatoio del vecchio stadio Amsicora.
Cerca un uomo da mandare al fronte. Lo sguardo si ferma su Ciocca, arrivato in estate dall'Almas Roma, un'ala rapida, un ragazzo che sa stare al suo posto. “Tocca a te, Raffaello”.
Nelle tre domeniche successive, il tabellino della Serie A registra una presenza che sa di utopia, Ciocca corre, lotta, stringe i denti, sostituire l’insostituibile è un compito ingrato, forse impossibile, non arrivano gol, ma il ragazzo sputa sangue per onorare il mito.
Tre partite che valgono una vita intera contro Vicenza, Spal e Brescia, prima di volare in estate oltreoceano per quella bizzarra tournée nei Chicago Mustangs, dove il Cagliari si travestì da squadra americana per esportare il "soccer".
Un'avventura picaresca che chiude, di fatto, il suo conto con la terra sarda.

L'Adriatico nel destino: la rinascita col Delfino

Il calcio, però, toglie in palcoscenico ma restituisce in amore.
Nell'autunno del 1967, per Ciocca si aprono le porte del Pescara, in Serie C, lontano dai riflettori della sfarzosa Serie A, ma finalmente padrone del proprio destino.
In Abruzzo, sotto la guida di Antonio Giammarinaro, il ragazzo di Roma ritrova il sorriso e il feeling con la porta.
La stagione 1967/68 è un capolavoro di provincia: 28 presenze e 9 gol, abbastanza per laurearsi capocannoniere del Delfino e far innamorare lo stadio Rampigna.
Ciocca non è più "il vice-Riva", è semplicemente Raffaello, l'idolo dei tifosi biancazzurri. Rimarrà a Pescara fino al 1971, mettendo insieme una quarantina di presenze complessive prima di salutare il calcio professionistico ad appena 26 anni.
Una parabola breve, fulminea, ma intensissima. Perché se è vero che a Pescara Ciocca ha trovato la sua casa e la sua continuità, a Cagliari ha toccato il cielo con un dito.
E quando oggi si sfogliano gli almanacchi di quel calcio in bianco e nero, accanto al nome leggendario di Gigi Riva, compare per tre volte quello di Raffaello Ciocca. Il supplente che, per tre domeniche, osò indossare il mantello di Rombo di Tuono.

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