Messaggero - Pescara ko, il problema tattico
Il colpo è stato forte, pesante da assorbire anche se la classifica consente di attenuare l’urto. La “manita” incassata all’Adriatico dal Brescia non esclude i biancazzurri dalla lotta al vertice né cancella ciò che di buono hanno fatto. Di certo, però, pone delle domande. La prima riguarda la maturità tattica della squadra che, dopo un buon inizio, si è sfaldata dopo il primo gol subìto, interpretando la gara alla rovescia. Invece di far passare la buriana e riorganizzarsi, ha continuato a giocare come il Brescia voleva: aprendosi, allungando, senza mai riuscire a trovare le contromisure per la regia di Tonali, lasciando spazi enormi tra centrocampisti e difensori. Spazi nei quali gli attaccanti lombardi hanno fatto stragi. Fino alla fine del primo tempo non c’è stata più partita ed è grave. Soprattutto quando si incontra una squadra della quale si conosce la forza e davanti alla quale non si può perdere la testa. Pillon alla fine si è assunto le responsabilità, ha fatto da scudo alla squadra ipotizzando che forse sarebbe stato meglio mettersi a specchio, replicando il 4-3-1-2 degli avversari, affidando tutto a duelli individuali.


