Messaggero - E' se fosse stato un fuoco di paglia?
E se le due grandi prestazioni contro Benevento, Empoli e Pisa avessero dato un’immagine distorta, non veritiera di questo Pescara? Se quelle due fiammate abbaglianti avessero fatto ritenere a tutti che il potenziale fosse maggiore di quello che è nella realtà? La domanda, a questo punto della stagione può starci, e forse trovare una risposta corretta aiuterebbe a valutaremeglio le prestazioni dei biancazzurri e le scelte di Zauri. Perché una cosa è certa. L’involuzione sul piano del gioco e dell’efficacia offensiva è stata evidente. Ed è lì che vogliamo puntare l’attenzione, più che su una solidità difensiva che non c’è mai stata. Nelle ultime tre partite all’Adriatico (contro Cremonese, Venezia e Trapani) sono arrivati altrettanti pareggi ma, soprattutto, pochissime occasioni da rete, pochissime conclusioni davvero pericolose. I motivi? Sicuramente hanno influito le assenze, soprattutto quella di Palmiero. Sicuramente qualche giocatore non è più almassimo della condizione e alcuni rimescolamenti tattici non si sono rivelati efficaci. Ma soprattutto il Pescara non ha trovato le giuste contromisure nel momento in cui è cambiato l’atteggiamento degli avversari. Già, perché quel momento di grande spolvero, in corrispondenza con il passaggio al 4-3-2-1 ha fatto paura agli avversari che, quasi tutti, hanno cominciato ad affrontare il Delfino con il rispetto col quale si affronta una grande squadra, badando soprattutto a chiudere (tranne il Venezia) e mettendo grande attenzione sugli inserimenti dei centrocampisti, pezzo forte del repertorio abruzzese. Qualcuno ha addirittura scelto di concedere il possesso palla per non rischiare. Ora il Pescara deve agire soprattutto i spazi stretti e tutto è diventato più difficile. Come ha confermato la gara contro il Trapani. Nel quale Galano e soci hanno provato a fare le cose giuste, ma l’hanno fatto senza muovere il pallone con la giusta velocità, con troppi errori in fase di rifinitura e, soprattutto, senza riuscire quasi mai ad allargare il gioco per fare aprire la difesa avversaria. Insomma, malgrado i risultati dell’ultimo mese, non tutto è da buttare, ma adesso serve un nuovo salto di qualità. Magari un piano B e magari pure ( forse soprattutto) scelte importanti sul mercato di gennaio. Ma sulla campagna acqiuisti invernale, viste le recenti esperienze, è meglio non riporre troppe speranze.


