Bjelanovic: "Pronto per portavi alla salvezza"
Sasa Bjelanovic, 36 anni, il gigante dai garreti di cristallo, ha finalmente lasciato una traccia neroverde. L'attendevamo da quasi 4 mesi. Da quando anticipammo il suo arrivo a Pordenone, notizia prima accolta con scetticismo, poi confermata dalla società.
SASA STORY - Quando arrivò a fine dicembre dal clima mite di Messina nel freddo Nordest si beccò subito l'influenza e non nascondiamo di aver pensato: ecco che l'elefante croato ha trovato il suo cimitero agonistico qui da noi. Cento minuti a gennaio e poi il nuovo lungo stop per l'infortunio a uno dei due polpacci che sin da giovane l'hanno tormentato. Due mesi curato, coccolato e mantenuto, durante i quali ha trovato modo e tempo per sposarsi, in Comune a Pordenone, con la bella Martina. Poi finalmente mezzora (l'ultima della gara) senza lode nè infamia con il Como il 21 marzo. Domenica l'impiego dal 1' minuto. Non una grande prestazione, valorizzata però da un gol tutto esperienza e furbizia: la palla calciata alla perfezione da Bertolucci che spiove in area, Maracchi che salta, ma la manca, Bjelanovic che dietro di lui in mischia appoggia la manona sulla schiena di Todisco e lo spinge via, il tocco di testa che la devia alle spalle di Zima. E' il gol del 2-0, quello che renderà vano il tentativo di rimonta risucito a metà dei manovani nella ripresa.
SONO PRONTO - "Sì - sorride Bjela con l'aria del bambinone che sa di aver fatto la furbata -. Era l'unico modo far farmi spazio". Poi è corso verso la panchina ad abbracciare Rossitto. "Con il mister - spiega - siamo amici. Ha avuto tanta pazienza con me. Ringrazio lui e anche la società per avermi aspettato. Adesso sono qui, pronto per dare il mio contributo-salvezza. Garantisco - il suo è quasi un giuramento -: ce la faremo".
UNO DI VOI - Bjelanovic ha visto la guerra a Zara con occhi da bambino. Aveva 10 anni quando i Serbi assediarono la città dalmata -. Poi è partito in giro per l'Europa a farsi pagare per dar calci a un pallone. Zagabria, Pola, Varazdin, Como, Verona (Chievo), Perugia, Genova, Lecce, Ascoli, Torino, Vicenza, Cluj (Romania), Bergamo, ancora Verona (Hellas), Varese, Messina e infine Pordenone. Un nomade del pallone. "Vero - annuisce -. Qui però mi sento quasi a casa. Ho una nonna "triestina" di Dolina (per le carte italiane San Dorligo della Valle). Sono uno di voi - sorride - uno di questa terra". L'elefante barrisce ancora.


