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Pordenone Calcio - Lovisa: "E' il presidente onorario Zuzzi la vera anima del Pordenone”
giovedì 30 agosto 2018, 10:10In Copertina
di Redazione TuttoPordenone
per Tuttopordenone.com
fonte Gazzettino di Pordenone - Dario Perosa

Pordenone Calcio - Lovisa: "E' il presidente onorario Zuzzi la vera anima del Pordenone”

“Il mio amore per il Pordenone? Sbocciò il giorno dello spareggio al Bottecchia per la promozione in D con il Rovigo”.

Mauro Lovisa fa nascere la sua passione per il neroverde in quel ormai lontano 23 giugno del 1996. Non bastarono ai ramarri i tempi regolamentari, né i supplementari per aggiudicarsi la promozione. Ci vollero i calci di rigore che, contrariamente alle ultime esperienze, quella volta regalarono il successo ai naoniani. Erano anni d’oro per Lovisa bomber. Nacque lì l’appellativo di re Mauro che si porta dietro ancora adesso.

“Il campionato precedente – racconta – avevo fatto 27 gol, quello della promozione solo 20, ma da Tita (Da Pieve, tecnico di allora, ndr) mi tenne a riposo – ci tiene a ricordare - nelle partite più facili con le ultime”.

Una carriera partita da Rauscedo (Vivai) con l’esordio in Promozione a 16 anni voluto da Vittorio Sacher e vissuta poi fra i dilettanti, ma che avrebbe meritato abbondantemente l’approdo fra i professionisti.

“Avrei potuto andare in C, a Viareggio, quando avevo 21 anni. Per motivi di famiglia e di azienda – racconta –, dopo l’esperienza a Torre con Bongiorno presidente (che poi sarebbe diventato anche presidente del Pordenone, ndr) preferii andare a Sacile, in serie D. Due anni splendidi con Marin in panca, con un grande presidente come Angiolino Cauz e il dottor Boser (quello che ora cura i grandi campioni) medico sociale”.

Dopo la Sacilese Lovisa tornò fra i regionali a Spilimbergo, in Eccellenza, avversario del Pordenone.

“In due stagioni – racconta ancora con orgoglio – feci 70 gol. E’ lì che mi vide Gastone Espanoli e mi volle al Pordenone a tutti i costi insieme a Luca Cleva per riportare i ramarri in serie D”.

Non finì al Bottecchia la storia di re Mauro bomber. Giocò ancora a Tamai, a Sacile e a Gorizia per chiudere la carriera ad Azzano Decimo, a 36 anni, dove lo volle ancora con sé Tita da Pieve. Con il neroverde nel cuore Lovisa avrebbe avuto una seconda storia al Pordenone, come presidente.

“Storia – sorride re Mauro – che non è finita; il meglio deve ancora arrivare”.

Dopo l’infelice esperienza con Lino Mungari al timone della società il Pordenone era giunto alla fine. Risorse grazie al Don Bosco che Tita Da Pieve (ancora lui!) e Vittorio Anzovino avevano portato in Promozione.

“Il mio ritorno a Pordenone da presidente? La “colpa” – scherza Lovisa – fu di Sergio Bolzonello che mi “ordinò”: tu farai il presidente. Il merito di Giampaolo Zuzzi (già presidente del Don Bosco, ndr). Devono saperlo tutti: senza Zuzzi il nuovo Pordenone non sarebbe nato e senza Zuzzi non esisterebbe nemmeno oggi. Il nostro presidente onorario è l’anima vera della società”.

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