Serie D, Sacilese e la favola del pifferaio
“Il tempo svela tutto e lo porta alla luce”. Avevamo già citato Sofocle per commentare le vicende della Sacilese convinti che piano, piano, con il passar dei giorni le cose oscure del passaggio dalla vecchia alla nuova proprietà sarebbero venute a galla. La permanenza di Lugino Sandrin, tanto per citarne una, nella segreteria del XXV Aprile, era difficile da capire. Infatti il segretario si dimise successivamente, a inizio novembre. Questione di rimborsi? No. Radio XXV Aprile sosteneva che Sandrin non ne poteva più delle proteste dei genitori di quei ragazzi che, inconsapevolmente, avevamo firmato il vincolo sino a 25 anni dei loro figli, tesserati per la Sacilese. “Ci hanno sempre fatto firmare il vincolo annuale. Questa volta ci hanno messo sotto il naso quello “a vita” senza dirci nulla”. Il fatto era avvenuto prima del passaggio della società da Presotto-Nadal a Baù. Incauti i genitori? Certamente. Giustificati però dal quel patto di famigliare fiducia che legava proprietà a tesserati. Qualcuno sostenne che il vincolo a vita dei ragazzini del vivaio fosse un'esca per attirare potenziali acquirenti della società. Altri addirittura che facesse parte del patto allora “benedetto” dalle autorità comunali fra Presotto-Nadal e Baù. L'imgaggio di Denis Fiorin da parte del Pordenone apre nuove ipotesi. Quel vincolo a vita potrebbe essere una sorta di polizza antifurto. Quanti di quei ragazzi cresciuti in riva al Livenza potrebbero essere attratti da una nuova esperienza in riva al Noncello. Da Sofocle ai fratelli Grimm. Chissà perchè ci viene in mente la fiaba del Pifferaio Magico.
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