Pordenone Calcio: Mauro Lovisa patteggia sei mesi per l’Iva
Si chiude con un patteggiamento uno dei due procedimenti penali che vedono l’imprenditore Mauro Lovisa, 61 anni, di Rauscedo, imputato in qualità di presidente del Pordenone calcio, la società fallita il 31 ottobre 2023. Lovisa era chiamato a rispondere per il mancato versamento dell’Iva in merito all’annualità 2019, reato accertato nel 2021. L’importo contestato era di 338.624 euro. Il patteggiamento è stato perfezionato ieri davanti al giudice monocratico Alberto Rossi, che ritenuto congrua la pena di sei mesi, senza sospensione condizionale, concordata dall’avvocato Stefano Buonocore con la Procura. Il giudice ha disposto la confisca di 251mila euro, pari all’importo dovuto all’Agenzia delle Entrate. In precedenza Lovisa aveva versato 50mila euro al Fisco.
A novembre Lovisa affronterà il procedimento più importante, quello relativo alla bancarotta, incardinato davanti al gup Beatrice Arnosti. Una data - come spiega Buonocore, che difende l’imprenditore insieme all’avvocato Francesco Santini - in cui è prevista la definizione di un altro patteggiamento che sarà concordato con il pubblico ministero Monica Carraturo. Lo scorso maggio il processo era stato rinviato per per consentire a Lovisa di risarcire il danno alla curatela. La procedura di liquidazione giudiziale è stata infatti sospesa dopo la valutazione favorevole del piano di soluzione della crisi presentato dalla difesa, attraverso il quale si intende soddisfare i creditori, con previsione di indennizzo a favore del Pordenone Calcio. Si tratta di un’operazione tesa al salvataggio dell’azienda agricola di Lovisa e dei posti di lavoro (con una previsione di indennizzo per il Pordenone calcio). Entro novembre dovrebbero essere definite anche le ultime trattative, consentendo così a Lovisa di chiudere anche la parte penale più importante.
La Procura ipotizza una bancarotta fraudolenta aggravata dall’entità del danno, reati tributari e un presunto impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, reato che si perfeziona quando vengono reinvestiti in attività economiche o finanziarie capitali illeciti per trarne profitto. In questo caso la Procura contesta un indennizzo assicurativo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il fallimento sarebbe stato causato da alcune operazioni dolose riconducibili al mancato versamento dei tributi. Nella procedura fallimentare l’Agenzia delle Entrate si è insinuata nel passivo per 10,5 milioni di euro.


