È un presidente Caiata imbufalito nel post match con il Catania: "O ci viene garantito che si può giocare il campionato oppure smettiamo di giocarlo!"
Il presidente del Potenza Salvatore Caiata si è presentato in sala stampa nel dopo partita con delle dichiarazioni al fulmicotone e questa volta difficilmente si può dare torto al patron rossoblu... Le parole raccolte dall'ufficio stampa del Potenza Calcio.
"Le dichiarazioni sono semplici: o ci viene garantito che si può giocare il campionato oppure smettiamo di giocarlo! Allora smettiamo di giocarlo. Non è possibile, dalla prima giornata che questa società subisce di tutto di più. Io vorrei sapere come mai oggi viene un arbitro siciliano ad arbitrare una gara così delicata e la fa giocare a oltranza fino a quando non arriva il pareggio, la partita era finita al 94 esimo perché si deve giocare altri due minuti, non c’è nessun motivo, una partita a conduzione unica unica... Sono stato zitto tutto il campionato è una lunga serie, infinita di episodi. Noi non vogliamo piangere ma se non possiamo giocarcela alla pari cosa ci giochiamo, cosa ci giochiamo? Basta, adesso basta, proprio basta! Siamo esausti, esausti, esausti, esausti, offesi, maltrattati, umiliati, trattati male, con arroganza dal primo minuto. Noi portiamo educazione rispetto a tutti, perché dobbiamo subire questo? Perché? Io vorrei che qualcuno me lo dicesse, me lo potesse dire. Non è possibile proprio una conduzione a senso unico dal primo minuto, dal primo minuto e della lunga serie, una serie infinita, infinita. Siamo stati sempre zitti perché abbiamo detto bisogna tenere un basso profilo, non ne possiamo più non ne possiamo più. Ammonizioni, espulsioni, rigori, di tutto di più e quando vinciamo si gioca fino a quando l’altra squadra non pareggia! Non è possibile, non è possibile. Ci dicano se possiamo giocare ancora se no smettiamo, se è già tutto deciso smettiamola, se non si può giocare smettiamo però ce lo facessero sapere... Siamo gente dignitosa, siamo gente che merita rispetto, siamo gente che merita di essere rispettata, non io, ma una società, una piazza, una città, una regione. Non è possibile subire queste cose".


