Ecco chi è Gladestony il calciatore del Giugliano che oggi ha fatto piangere il Potenza in pieno recupero
Uno dei giocatori più forti del Giugliano è il brasiliano Gladestony, un centrocampista classe ’93 dalla lunghissima carriera accompagnata da ottimi risultati. Lui è uno degli artefici del miracolo gialloblù di quest’annata e anche della scorsa tornata agonistica quando il ragazzo prese per mano il clun napoletano portandolo dalla D alla C insieme ad un gruppo ed una squadra veramente bella che univa la qualità a tanta quantità che serve sempre soprattutto nelle leghe minori.
Nato a Bebedouro, San Paolo, Gladestony dopo essere cresciuto nelle giovanili del Santos si è trasferito in Italia, precisamente al Catania nel 2017 diventando un punto fermo in ogni squadra si sia esibito.Prima di approdare al Giugliano ha indossato le maglie di Messina, Pro Vercelli, Siena e Seregno.
Le sue qualità lo rendono un brasiliano atipico, perchè è molto arrosto e poco fumo in mezzo al campo, pochi fronzoli e tanta sostanza al servizio della squadra, anche se in alcune azioni la sua natura brasiliana esce fuori e ne sa qualcosa il Potenza che oggi in pieno recupero ha subito una sua giocata vincente su calcio da piazzato.
Muscoli, corsa, visione di gioco, nulla manca a Gladestony che è una delle colonne portanti del centrocampo dei tigrotti di mister Di Napoli.
“Questa è la sua settima stagione italiana – riporta La Gazzetta dello Sport –, dopo Catania ha giocato in C anche con Messina (in entrambe le esperienze allenato da Cristiano Lucarelli), Pro Vercelli e Siena prima di scendere in D e vincere due volte il campionato” con Seregno e Giugliano.
“Centrocampista a propensione verticale, calcia bene con entrambi i piedi pur essendo destro naturale e si esalta quando annusa la porta: tre i gol già segnati in questa stagione, ben 15 totali (insieme a 7 assist) per firmare le ultime due promozioni”, si legge all’interno del quotidiano.
Nel suo modo di giocare, Gladestony ha aggiunto alla qualità di tocco brasiliana concetti molto europei: «Davanti alla difesa o sulla trequarti mi sento limitato – si descrive – ho bisogno di guardare la porta e di spazio per gli inserimenti con e senza palla. Se penso a un modello a cui ispirarmi, dico De Bruyne. Seguo tanto la Premier, è il campionato che mi piace di più». Se oggi il calcio inglese lo guarda in tv, “da giovane ha invece avuto modo di assaporarlo da vicino. Dai 14 ai 18 anni ha vissuto infatti a Manchester, inserito prima nell’Academy dello United e poi fino alla squadra B”.
«Adesso non ci sentiamo da un bel po’ – racconta –, ma in quegli anni avevo legato molto con Paul Pogba. Che fosse fortissimo già si vedeva da ragazzino, ma ciò che ricordo con maggiore piacere è l’accoglienza che ha avuto nei miei confronti. Scherzavamo tanto, a un certo punto iniziò a chiamarmi ‘Robinho’ quando tentavo qualche doppio passo di troppo. Peccati di gioventù. Avevo, anche in Brasile, l’opportunità di diventare giocatore di alto livello ma non ho avuto la testa. Sono però contento così, perché senza quegli errori non avrei conosciuto la fede che invece mi ha reso un uomo migliore».


