Ancora gelo tra mister Favo e la stampa tarantina.
Cronaca di una conferenza-lampo. Parte seconda. Favo e la stampa sono invischiati in un rapporto ingarbugliato che oscilla tra la mancanza di rispetto e la confusione. Non basta la vittoria del Taranto per ristabilire l'armonia. Quando il tecnico arriva in sala, s'instaura un momento di tensione, un silenzio profondo, di tomba. I giornalisti diventano cantori della linea dura, della fermezza. Compatta. Nessuno ha intenzione di rivolgere domande dopo il "J'accuse" di sabato mattina. Nessuno ha intenzione di far calpestare ancora una volta la dignità professionale. Favo attende i quesiti, ma gli viene freddamente chiesta una disamina della partita. Pronuncia una fulminea risposta, di quelle che si sentono ogni domenica: "All'inizio eravamo un po' contratti, poi però abbiamo dimostrato di meritare la vittoria. Sono felice per il successo e per come ha reagito il gruppo". Stop. Cala il gelo. Gli viene comunicato che non ci saranno ulteriori domande e, quindi, a passo svelto e a testa bassa abbandona la sala. Dopo la sua uscita, giunge la notizia dell'arrivo di Cicerelli e Gabrielloni, ma improvvisamente - come nelle pièces - arriva il coup de théâtre, il colpo di scena che cambia la narrazione. "In conferenza non scenderanno altri tesserati", annuncia il responsabile della comunicazione del Taranto. La società di Campitiello ha deciso di schierarsi con il tecnico, nonostante il gioco approssimativo e i fischi dagli spalti, e forse per ripicca cuce le bocche ai calciatori. La quiete sembra ancora un miraggio.


