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"Campionato di A, si allarga il fronte dei possibilisti, idea Centro-Sud per ridurre il rischio", le ultime sulla ripresaTUTTOmercatoWEB
© foto di Stefano Di Bella
martedì 5 maggio 2020, 10:22Le notizie
di Redazione Tuttoreggina
per Tuttoreggina.com

"Campionato di A, si allarga il fronte dei possibilisti, idea Centro-Sud per ridurre il rischio", le ultime sulla ripresa

"Campionato di A, si allarga il fronte dei possibilisti, idea Centro-Sud per ridurre il rischio", si legge oggi su Gazzetta dello Sport.

"Il partito della ripartenza del calcio si allarga. E diventa trasversale. Anche l’opposizione si ribella all’ipotesi di staccare la spina, mentre Matteo Renzi chiede di parlarne in Parlamento: «Spadafora come si permette di dire che non se ne parla? Può dire la sua opinione, ma non è il padrone del calcio!». L’altro Matteo, Salvini, apre invece all’ipotesi di partite solo nel centro-sud per poter limitare i rischi di contagio: «Non sarebbe un problema se Milan e Inter giocassero fuori dalla Lombardia - spiega a «La Politica nel pallone» su Gr Parlamento -. Poi non sono la proprietà delle società, ma se si gioca a Reggio Calabria invece che a Milano non sarebbe un problema». E auspica un riavvio entro giugno, «anche perché altrimenti lo Stato avrebbe un altro settore economico in crisi, un altro miliardo da reperire». Marco Marin, di Forza Italia, chiede di decidere: «Il Governo non tiri sempre la palla in tribuna».

Centro-sud

Dunque si torna a discutere dell’ipotesi di allenarsi e giocare solo nei territori dove il rischio dei contagi (si spera) possa essere molto limitato. Se ne parla peraltro anche in Premier League. Fino a qualche tempo fa, la prospettiva era stata scartata per la sua complessità logistica (le squadre del nord non dovrebbero solo giocare in altri stadi, ma anche trovare un nuovo centro di allenamento dove realizzare il «gruppo squadra»). Ma si pone sempre il tema di ridurre il più possibile il rischio, coscienti che una positività potrebbe stoppare tutta l’operazione ripartenza. Anche se la Lega di A resta scettica su questo scenario. In ogni caso, lo schieramento dei possibilisti è diventato più numeroso. Opposizione a parte, molto Pd, Italia Viva e anche una parte dei 5 Stelle consiglia a Spadafora di ragionare con più freddezza. Ieri il ministro dello sport ha voluto abbassare i toni. Lui insiste: non c’è nessun pregiudizio contro il calcio. E annuncia la pubblicazione delle linee guida per gli allenamenti individuali, ricordando di essere al lavoro con gli esperti «per il protocollo per gli sport di squadra e per quello sulla riapertura delle strutture per lo sport di base».

Confronto slitta

Il famoso protocollo ritenuto «insufficiente» dal Comitato tecnico-scientifico del governo. L’annunciato confronto non è imminente. Si terrà entro la fine della settimana. Per ora, gli allenamenti individuali dei calciatori saranno organizzati in base alle linee guida diffuse ieri e sul fronte dei controlli scritte dalla Federazione Medico-Sportiva (esami differenziati fra positivi-guariti e atleti con sintomi da una parte, «negativi» dall’altra, test sierologici, tamponi ogni 4 giorni).

I numeri e Conte

Quanto alla scelta del governo sul calcio, intanto si vuole capire se la Merkel dirà l’ultimo sì per ripartire con la Bundesliga: un eventuale no affosserebbe anche la ripartenza italiana. Poi c’è Conte. Nell’Italia che è entrata nella fase 2 i fronti aperti sono tanti. Non si può pensare che il premier possa di colpo intervenire bypassando peraltro Spadafora. Ma il fatto è che Conte vuole avere un’idea su tutta la situazione, in particolare sull’impatto per l’industria calcio di una fermata definitiva della stagione. È probabile che abbia potuto leggere la proiezione chiesta dalla Figc a Openeconomics sui danni in termini di occupazione (da 121.737 a 75.682 posti di lavoro) dello stop definitivo. Intanto ieri, 18 dei 20 club di serie A hanno fatturato ai broadcaster l’ultima rata: giovedì si parlerà in consiglio di Lega su come procedere.

Il punto chiave

Ma prima dei diritti tv, c’è la salute. E nel Comitato tecnico-scientifico, c’è poco da fare, la contrarietà (anche se non unanime) sulla ripartenza del calcio è chiara. Il rischio della positività in corsa, con conseguente messa in quarantena dell’intera squadra e inevitabile stop al campionato, è una montagna per ora impossibile da spostare. Ieri alla questione ha fatto riferimento anche il presidente del Coni, premettendo di non voler «mettere bocca in una questione politica» ma ricordando che se «queste cose dovessero succedere - dice Malagò - è indispensabile avere un’alternativa che consenta di evitare che tutto vada a carte quarantotto». Un piano B, nel caso fallisse l’operazione ripartenza, che Gravina dice di avere. Ma che il presidente della Figc continua a mettere da parte convinto di avere ancora delle chance per realizzare il piano A".