"Allenamenti collettivi, ma poi il calcio deve dire si", le ultime sulla ripartenza della A
"Allenamenti collettivi, ma poi il calcio deve dire si", scrive oggi Gazzetta dello Sport in merito alla tentata ripartenza del campionato di serie A.
"Accelerazione. Ieri, l’operazione ripartenza ha segnato un gol. Il via libera agli allenamenti collettivi dovrebbe arrivare già oggi, combinazione fra un prudente sì del Comitato tecnico-scientifico e la sua traduzione politica sull’asse ministero della Salute-ministero dello Sport. Non è un sì alle partite, però si tratta di un passo avanti. È stata Sandra Zampa, sottosegretaria alla Salute, che ha parlato con il Cts e il suo coordinatore, a dire che «si dovrebbe andare in quella direzione, quella auspicata da tutti i tifosi». La formula della «grande famiglia» – calciatori, tecnici, fisioterapisti, magazzinieri – isolata in ritiro, può consentire – a giudizio della Zampa – che i giocatori «siano testati sani e restino sani».
Data spartiacque
Il 18 maggio potrebbe dunque diventare la data spartiacque, il vero ritorno alla normalità con tanto di lavoro tecnico, schemi, partitelle, contatti. La Federcalcio ha riunito le sue componenti: prevale sempre una fiduciosa prudenza. Anche le preoccupazioni dei medici sociali sulla diversità dei protocolli (per ora sono in vigore le «raccomandazioni» della Federazione Medico-Sportiva, ma ci sono squadre che hanno ricominciato gli allenamenti individuali senza aver effettuato i test) potrebbero essere superate dall’accordo sul nuovo protocollo. Certo c’è un altro allarme, esplicitato da Damiano Tommasi: «Al di là dei nuovi casi - dice il leader dell’Aic - è la prolungata positività di alcuni calciatori, andati oltre le tre settimane di positività, ad aumentare il livello di preoccupazione». Intanto pure 11 delle 20 squadre di B hanno ricominciato gli allenamenti. Si aspetta il nuovo protocollo e la sua sostenibilità economica. La B chiede alla Federcalcio un contributo per sopportare tutti gli obblighi delle norme. Alcune squadre avrebbero però già identificato la struttura potenzialmente in grado di ospitare il ritiro. La sottosegretaria Zampa, però, dice un’altra cosa. Dice che il protocollo tedesco, che non prevede la messa in quarantena automatica di tutti i contatti ravvicinati di chi è stato trovato positivo, «si è rivelato fallimentare. Prima i positivi erano quattro, ora sono diventati 10». Ogni ripartenza deve fare i conti con quelle che sono le leggi dello Stato in Italia, che prevedono le due settimane di quarantena, la strettoia più sofferta dell’eventuale riavvio. Per la sottosegretaria, anche la possibilità di tamponi a ripetizione, sempreché ce ne sia la possibilità, può creare problemi. La chiave del successo è il ritiro permanente.
Autolockdown
Ora il pallone potrebbe passare al calcio. Che dovrà decidere dove farlo rimbalzare. Cioè: serve il sì definitivo dei club e dei calciatori. «Ci deve essere una grande prova di responsabilità», insiste la Zampa. Ormai è chiaro: il ritiro blindato durerà 15 giorni, non di più, impossibile allungare la clausura perché i calciatori (e non solo loro) non ce la farebbero. Quindi la fase delle partite dovrebbe svolgersi in una sorta di autolockdown di tutti i protagonisti. Puoi andare a casa, ma devi ridurre il più possibile le tue occasioni sociali perché altrimenti metteresti a rischio tutta l’operazione. Lo scenario più probabile a questo punto è: via libera del governo agli allenamenti collettivi in questo fine settimana con il protocollo di Spadafora pubblicato all’inizio della prossima; vertice con il mondo del calcio e dello sport convocato dal presidente del consiglio Conte (prima si dovrà approvare il decreto legge «rilancio», che prevede fra l’altro anche misure «sportive»); consiglio federale; via ai ritiri blindati. Naturalmente il calcio vorrebbe un segnale dal governo anche sulla ripresa delle partite (non solo sugli allenamenti collettivi). Ma ora la situazione potrebbe ribaltarsi: è il calcio che dovrà accettare alcune condizioni, soprattutto quella sui comportamenti di fronte a una positività. Lo farà?
Scontro con le tv
Se ne parlerà nell’assemblea di Lega di mercoledì. Dove la questione diritti tv avrà la priorità. Ieri sera Sky ha inviato una lettera a club e Lega per ribadire che non salderà la sesta rata e per lamentare il fatto di non aver ricevuto controproposte: 19 club su 20 hanno già emesso fatturazione e chiederanno che i contratti siano rispettati. Non sono state fatte proposte alternative perché l’obiettivo comune è tornare in campo. La via della mediazione ora sarà più difficile: lo scontro è dietro l’angolo".


