OPERAZIONE TRASPARENZA
L'ultimo deferimento che riguarda la Reggina, ci induce ad un intervento. Per l'ennesima volta la società dello Stretto è coinvolta in una storia poco limpida e che purtroppo mortifica i tifosi amaranto. Si, perché la questione non riguarda esclusivamente il massimo dirigente amaranto o qualche altro collaboratore dello stesso, ma coinvolge la Reggina tutta. Che l'opinione pubblica sportiva se lo metta bene in testa, senza voler vestire i panni degli untori o dei moralisti.
Proprio nel momento della ricostruzione, al termine di una stagione buia e nefasta, la credibilità societaria subisce un ennesimo colpo basso. Sarebbe sin troppo fuorviante e semplicistico addossare tutte le colpe a Palazzi, oppure rincorrere eventuali operazioni complottistiche, tanto utili quando bisogna giustificarsi o avere un appiglio per chi un appiglio non ce l'ha. Sarebbe fuoriviante richiamarsi a presunti poteri forti, che vogliono la cancellazione della Reggina. Affrontiamo i problemi a testa alta e discutiamone senza preconcetti o teoremi o favoritismi.
L'inchiesta che ha portato al deferimento della Reggina, è quanto mai seria e ben orchestrata da parte della Procura Federale e non parte da ieri pomeriggio, ma è un'inchesta ben più corposa e ancora in divenire, che ha già regalato alcuni deferimenti. La Gazzetta dello Sport l'ha chiamata "Agentopoli" e scopre un pentolone di rapporti non proprio limpidi tra agenti Fifa e dirigenti di club. Insomma, il potere dei cosidetti "procuratori" è sempre più invadente all'interno delle sedi societarie e le scelte delle stesse, sono spesso influenzate da questi agenti, che spesso "suggerivano" e parcheggiavano loro assistiti, nei vari club amici. E via con i vari conflitti d'interesse, con agenti che piazzavano loro calciatori, in club per i quali prestavano servizi di scouting, attraverso loro società (e questo, per le norme federali, non si può fare). Insomma, una gigantesca babele, che certamente avrà parecchie code.
Ma ciò che riguarda da vicino la Reggina e il suo presidente, è certamente la questione che sta più a cuore il tifoso amaranto. Magari, a livello di sanzioni sportive, la squadra non avrà ripercussioni, ma se i motivi che hanno portato al deferimento di Foti saranno confermate, bè allora c'è da mandare tutto a carte quarantotto.
"Pasquale Foti in concorso con il Sig. Tullio TINTI e con soggetti non appartenenti all’ordinamento federale, per essersi procurato, attraverso l’emissione di fatture, in modo non regolare la disponibilità PERSONALE di somme di denaro provenienti dalle risorse economiche della società REGGINA CALCIO, così minando l’equilibrio economicofinanziario di tale società sportiva e violando, fra l’altro, il principio della corretta gestione cui le società di calcio sono assoggettate e distogliendo le corrispondenti risorse dall’utilizzo nell’interesse della società medesima". Da far tremare le vene. La nostra testata giornalistica, è comunque garante dei diritti di ognuno, che presuppongono l'innocenza sino all'ultimo grado di giudizio, anche dal punto di vista della giustizia sportiva. Però, il problema morale resta. Palazzi, checchè se ne dica, non agisce perché mosso da livore personale verso la Reggina Calcio, la stessa giustizia sportiva non mette nel calderone una società o dei soggetti, senza avere delle prove o dei fatti. Eventualmente, spetterà ai legali della società, smontare l'impianto accusatorio.
Ciò che vogliamo dire in questa sede, è che sarebbe giunta l'ora di far partire una grande operazione trasparenza. Basta con i finti teatrini o con le corti spietate, dove si magnifica l'opera della dirigenza quando le cose vanno bene, oppure basta con i silenzi quando le cose vanno male. Il tifoso, può anche essere un soggetto fin troppo pretestuoso e a volte esagerato. A volte però, non sistematicamente, come si cerca di dipingerlo: se lo stadio è vuoto, non sempre è colpa della pay-tv, oppure dell'imborghesimento o altre strampalaggini simili. Le difficoltà di gestione di una società, sopratutto al Sud Italia, sopratutto a Reggio Calabria e in Calabria, ci sono davvero e altrettanto con grande abilità, il presidente Foti e la dirigenza stanno tenendo su un giocattolo a volte fin troppo impegnativo da sostentare: patti chiari amicizia lunga. Ma serve che la Reggina torni a comunicare con una faccia umana, con il suo humus naturale, la gente, il tifo, il Granillo. Una Reggina presuntuosa, una Reggina che sforna scandali, che viene coinvolta in situazioni border line, non se ne sente francamente l'esigenza: abbiamo già dato, Calciopoli docet. Presidente, forse è l'occasione giusta per dare la svolta e lasciare ad altri frasi del tipo "amarezza e sconcerto", o parole simili e ridar possesso alla piazza della sua squadra. Senza livore, senza presunzione (da parte nostra inclusa), senza preconcetti, senza convenienze. Ne gioverebbe tutto l'ambiente. Vogliamo una Reggina dal volto umano. I tifosi, per stare vicino alla squadra, chiedono solo questo: non è poco, ma non è neanche tanto.
La nostra linea editoriale presuppone la partecipazione di tutti i soggetti che vogliono avere tribuna e dare spazio al loro punto di vista. Dal presidente Foti, al più piccolo dei tifosi, può e deve dire la sua.


