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FOTI - «I calciatori ci aiutino, stiamo affondando»TUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
mercoledì 12 settembre 2012, 12:57Rassegna Stampa
di Redazione Tuttoreggina
per Tuttoreggina.com

FOTI - «I calciatori ci aiutino, stiamo affondando»

Il presidente della Reggina, Lillo Foti, si è affidato al Corriere dello Sport per lanciare un vero e proprio allarme sulla situazione economica della società amaranto. In questa sede vogliamo solo riportavi le parole del massimo dirigente, senza commentare.

«I calciatori ci aiutino, stiamo affondando».

Presidente, quei contratti che oggi faticate a rescindere, li avete firmati voi.

«Non nego le nostre, le mie responsabilità. Sono contratti figli di un periodo di vacche grasse, ma ora le vacche sono magrissime e nessuno un anno fa lo avrebbe potuto prevedere. La crisi è tale che nessuno può voltarsi dall'altra parte. Il calcio è l'unico settore lavorativo dove i contratti sembrano scolpiti nella roccia. Nel mondo normale, la Legge Fornero ha introdotto novità. Noi siamo fermi all'accordo di novembre, superato dalla gravità della crisi».

Teme il tracollo?

«Non è un mistero: la Reggina si è sempre retta sulle plusvalenze. I numeri sono chiari: il mio club incassa per un anno 6 milioni di euro, per far fronte ai costi ordinari ne servono 8-9. I contratti dei calciatori che non rientrano nei piani tecnici, costano 2,7 milioni. Le mie colpe sono evidenti, ma il mobbing non lo pratichiamo noi nei confronti dei calciatori, ma i calciatori nei nostri confronti rifiutando i trasferimenti».

Il tema rende incandescente il rapporto Leghe-Aic...

«Lo so. Lo scorso anno proposi di definire una via d'uscita. Con i nuovi contratti il problema l'ho risolto, ma i vecchi pesano: Bonazzoli costa 750 mila euro».

Quegli emolumenti li ha riconosciuti di suaspontanea volontà, non crede?

«Si, ma il mondo è cambiato e ci sta cadendo addosso. Ho parlato con Abodi e ho trovato in lui grande sensibilità. Apriamo un confronto con l'Aic, con Tommasi, invitiamo il presidente Abete a farsi parte diligente. In Europa le cose stanno cambiando».

In quale maniera?

«In Spagna, un tribunale ha riconosciuto all'Alicante di risolvere i contratti per eccesso di onerosità. Ripeto, il Paese è in difficoltà: siamo tutti in discussione, non solo i calciatori, ma anche noi imprenditori. Con la stretta creditizia, prima le banche ti garantivano un fido di un  milione ora te lo riducono a trecentomila. Credo che in presenza di difficoltà aziendali dimostrabili, bisogna trovare la strada per evitare che rapporti troppo onerosi trascinino a fondo il club».

La proposta?

«Una risoluzione con penale che poi è la strada seguita in altri settori. Parliamoci chiaro: sin quando il sistema ha retto, tutti abbiamo tratto dei vantaggi, ma ora non regge più. OI problemi sono enormi e si risolvono collaborando. Al contrario, se il problema resta solo il mio, la morte dell'azienda è certa. E a pagare sarebbe i calciatori più giovani, non quelli anziani che dal sistema hanno ottenuto tanto». 

E la Federazione cosa può fare?

«Deve darci una mano. Qui se non rispetti alcune scadenze, ti tolgono la licenza. In Spagna aiutano i club in difficoltà. Credo che qualche regola vada cambiata, prendendo atto di duecose: la crisi è durissima, i nuovi che sono entrati nel calcio non hanno dimostrato di essere migliori dei vecchi».

E' finita la diversità nel pallone...

«Ma lei vede in giro imprenditori disposti ad investire nel calcio? Parliamoci chiaro: la crisi del debito ha messo in ginocchio piccole e medie aziende. Cioè noi».