Sarri in conferenza: "Una partita eccezionale, particolarissima. Malen? Sarà una problematica per tutta la partita"
Il primo vero esame stagionale è alle porte: sabato sera, all'Olimpico, l'Atalanta affronta la Roma di Gian Piero Gasperini, partita fortissimo in questo avvio di campionato. Nella conferenza stampa della vigilia, andata in scena a Zingonia, Maurizio Sarri ha affrontato tutti i temi caldi: i pericoli portati dall'attacco giallorosso, un calendario che ha compresso quattro partite in undici giorni rallentando la crescita del gruppo, la chiusura del mercato e la battaglia — ora condivisa da tutti i colleghi europei — sulle sovrapposizioni tra trattative e campo, la condizione dei nuovi arrivati, il confronto tra la sua idea di calcio e quella dell'ex tecnico nerazzurro e il ritorno in uno stadio che conosce benissimo. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Mister, lei prepara le partite studiando molto gli avversari: che cosa ha visto in questa Roma e come si fermano giocatori come Malen?
«Se ci fosse un modo sicuro di fermare i giocatori forti, i giocatori forti non esisterebbero. Malen è in stato di grazia e quindi sarà una problematica per tutta la partita, come è normale che sia quando trovi questo tipo di giocatori. Poi la partita l'abbiamo preparata normalmente. Purtroppo siamo l'unica squadra in Italia che ha fatto quattro partite in undici giorni e che domani gioca la quinta in sedici: questo, insieme ad altre situazioni contingenti, ci sta creando qualche problemino. Abbiamo dovuto ripartire da zero tante volte, quindi la crescita è rallentata».
Questa è comunque la prima settimana in cui potete lavorare, anche se i giorni a disposizione sono stati pochi.
«Almeno giochiamo dopo cinque giorni, quindi è un'altra settimana atipica: poi fai un più uno, un più due, un meno due, un meno uno, e così fare degli allenamenti veri, seri, importanti, come servirebbero a noi in questo momento, diventa complicato».
È anche la prima settimana senza mercato: quanto è contento che sia finito?
«Che sia finito sono contentissimo. E come ormai la quasi totalità degli allenatori europei, penso che sia una situazione da mettere a posto: noi allenatori non possiamo fare cinquanta giorni con la squadra mentre il mercato è aperto. Ormai lo stanno dicendo tutti, e il bello è che quando lo dicevo io, qualche anno fa, ero uno che si lamentava, ed eravate voi giornalisti a scriverlo. Se lo dice Klopp o Guardiola, dite: "Ha ragione". Però è così, ormai è un qualcosa che dicono tutti gli allenatori».
E quanto è soddisfatto del mercato che è stato fatto?
«Sono soddisfatto. Come tutti gli allenatori vorrei sempre qualcosa di più, però sono soddisfatto. Poi i mercati, a valutarli ora, sono stati tutti bravi sulla carta: valutiamoli sul campo, dai».
Con le tante partite ravvicinate, ci sono le possibilità di inserire subito Kristensen e Rowe? Come stanno i nuovi?
«Le possibilità ci sono. Ma guarda, Kristensen oggi ha fatto il terzo allenamento con noi da quando è arrivato, Rowe ha svolto oggi il suo allenamento e Kessié ne ha fatti due o tre con noi: quindi la situazione non è semplice. Poi c'è differenza tra i vari singoli, perché Rowe è un giocatore più condizionato, più allenato, mentre Kessié dopo il Mondiale si è allenato solo individualmente e quindi deve crescere di condizione. Kristensen, invece, si deve inserire in una linea che lavora in maniera completamente diversa rispetto a quello che stava facendo l'Udinese. Sono tre situazioni differenti, ma comunque sono tre giocatori da lavorare».
Gasperini poco fa ha parlato di una prova di forza: è d'accordo?
«È una partita difficile, tra una squadra che ha già tredici o quattordici mesi di lavoro addosso e una squadra che ne ha quarantacinque giorni ed è stata costruita in questo momento, quindi è una squadra da lavorare. Per noi è una partita bella, importante e, in questo momento, difficile».
Dal punto di vista tattico, Kessié per lei è una mezzala, uno che può giocare al posto di Gaetano, oppure uno da schierare davanti alla difesa nel 4-2-3-1?
«Per me è un giocatore forte, e anche un giocatore intelligente: per come stiamo giocando ora può fare sia la mezzala sia il vertice basso. Non penso che abbia grandi difficoltà tattiche in entrambi i ruoli».
Quali sono, nel dettaglio, le difficoltà che state incontrando in questo avvio?
«Per motivi contingenti c'è stato un Mondiale che ci ha fatto arrivare i giocatori a singhiozzo. Abbiamo avuto due o tre infortuni che non hanno permesso a giocatori per noi importanti di allenarsi con noi, e quindi hanno pochissimo allenamento con la squadra. Le contingenze di mercato ci hanno portato a inserimenti negli ultimi giorni: è stato tutto un ripartire da zero. La squadra è a un livello basso rispetto a quello che potrà esprimere fra qualche tempo».
Lei e Gasperini avete due filosofie diverse: si sente più San Tommaso d'Aquino o Sartre?
«Mi fai una domanda di santi e non è che me ne intenda molto, non so che dirti. Abbiamo due filosofie diverse, però il fatto che lui abbia una filosofia diversa dalla mia non mi fa cambiare idea. È un allenatore che stimola, è un allenatore che io considero fortissimo, e sappiamo tutti, soprattutto quelli della nostra età, che nel calcio si è visto vincere di tutto: si è visto vincere allenatori contropiedisti, allenatori che hanno giocato a uomo, allenatori che hanno voluto giocare il calcio spettacolo. Poi la società ha deciso di andare su un'altra strada: è un percorso che io devo accompagnare, ma che deve accompagnare soprattutto la società».
All'Olimpico lei ha vissuto momenti importanti: lo considera un fattore in più?
«È chiaro che io ho fatto quattro anni di Lazio. È una partita eccezionale, particolarissima, soprattutto a Roma. Noi non abbiamo un giocatore con quelle caratteristiche ed è un giocatore difficile da controllare, ma abbiamo tante soluzioni, tutte di ottimo livello: speriamo che una di queste possa risultare determinante all'interno della partita».
Sul piano del lavoro quotidiano, quanto pesa il passaggio dalla difesa a tre a quella a quattro?
«La linea di massima è che molto spesso il lavoro più difficile è proprio passare da tre a quattro. Sono cose che a livello di esercitazione cominciano a essere assimilate, poi in partita, sotto pressione, vengono fuori: individualmente stanno facendo bene».
Nessun alibi, ma una fotografia lucida e a tratti pungente del momento nerazzurro: Sarri va all'Olimpico consapevole del divario di lavoro rispetto ai giallorossi e con un gruppo che ha dovuto ripartire da zero tante volte. Rispetto e stima per l'avversario, ma anche la consapevolezza che la sua Atalanta è soltanto all'inizio del percorso.
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