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Galliani: "Triste per l'Italia ma è un ciclo, quando vinceva il calcio gli altri sport perdevano"TUTTO mercato WEB
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Oggi alle 13:42Serie A
di Dimitri Conti

Galliani: "Triste per l'Italia ma è un ciclo, quando vinceva il calcio gli altri sport perdevano"

Il dirigente e politico Adriano Galliani, ex Amministratore Delegato sia del Monza che del Milan con Berlusconi, ha parlato a Sky Sport il giorno dopo l'uscita al playoff Mondiale dell'Italia e dell'80° compleanno di Arrigo Sacchi: "Non cominciamo con i de profundis. Un po' di tristezza c'è, certo, come tutti gli italiani. Ieri sera ero in un ristorante pieno di bandiere, pensi che io la prima partita che ho visto di una Nazionale è stata Svizzera-Italia 4-1 nel Mondiale del '54. In questi settanta e più anni ho avuto tante gioie, abbiamo comunque vinto altri due Mondiali dopo quelli dei Trenta, e fatto tante finali. Il calcio e lo sport sono così, fatti di up and down. Purtroppo è stato un martedì tristissimo, dopo la domenica meravigliosa di Sinner, Bezzecchi e Antonelli". Come giudicare questa discrepanza tra l'Italia nel calcio e quella degli altri sport? "Credo sia tutto ciclico, quando vinceva il calcio perdevano gli altri sport. Pensiamo al tennis italiano, non aveva nessuno ora ci sono quattro giocatori nei primi 20 posti del ranking. È così, una ruota che gira. E penso che Sinner è italianissimo, ma nato a 8 chilometri dal confine. E pensate cosa sarebbe il ciclismo con Pogacar se la Slovenia fosse ancora italiana. Non ho cose più intelligenti da dire. Sennò si può fare il giro delle sette chiese, ma lo trovo inutile e noioso". Come spiegarsi il livello attuale del nostro calcio? "Certamente è cambiato tutto. Pensate alle vittorie dei club e della Nazionale, che è figlia del campionato, negli anni Novanta. In questo momento solo il 30% dei giocatori di Serie A sono selezionabili. Ormai il nostro non è più un campionato d'arrivo ma di transito, l'ultimo Pallone d'Oro che giocava in Italia risale a vent'anni fa, era il nostro Kakà nel 2007. Per tre volte il Milan ha avuto i primi tre, una volta addirittura tutti i primi sei. È cambiato tanto, tutto. E l'analisi deve essere più approfondita di quanto sto leggendo e vedendo. Ricordiamoci che nel 1990 l'Italia vinceva la Coppa dei Campioni, la UEFA e la Coppa delle Coppe. Anni meravigliosi, con finali giocate da squadre italiane. Il fenomeno calcistico si è abbassato. A me piacciono molto le statistiche e i numeri, in Serie A la velocità del giro palla è tra le più basse in Europa, così come gli sprint. E poi in Nazionale non c'è un allenatore ma un selezionatore: cosa doveva fare Rino, avendo avuto i giocatori alla domenica sera per il giovedì? E poi dico che il fallo di Bastoni era da rosso, ma non mi sembrava così diverso da quello di Muharemovic, che ha preso solo giallo. E poi ci sono mille altre cose, tanti ragionamenti da fare per i quali serve uno sguardo più a 360 gradi rispetto a individuare un colpevole, che sia il presidente federale, il ct o le componenti". Ci descrive l'intuizione che aveste con Arrigo Sacchi? "Direi soprattutto di Berlusconi, io ne ho avute poi successive. Ha avuto una fortuna nella vita, Arrigo, che giochiamo un'amichevole Parma-Milan un anno prima del suo arrivo e poi anche in Coppa Italia sempre contro di loro. Lì allora Berlusconi mi chiede se i giocatori del Parma fossero più forti di quelli del Milan, io rispondo no e domanda perché giochino meglio di noi. Allora dico che forse avevano un bravo allenatore e Berlusconi dice di prenderlo. Al tempo le big prendevano solo allenatori di rango, quando mi chiede il curriculum lui disse che non importava, bastava che il Parma giocasse bene. Arriva Sacchi e cambia la vita, all'intero calcio italiano. Ricordiamoci che la UEFA ha stabilito che le migliori tre squadre per innovazione in Europa sono state l'Ajax di Michels, il Milan di Sacchi e il Barcellona di Guardiola. Cose irripetibili, sono felice di aver avuto la fortuna di viverle".