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...con Patrick Bastianelli: "Mercato ragionato, non solo nomi ma programmazione. Corvino una scuola, addio scelta da rispettare. Milan, prossima settimana importante. Da Pobega a Pieragnolo, il punto"TUTTOmercatoWEB
© foto di FEDERICO SERRA
Oggi alle 00:26A tu per tu
di Alessio Alaimo

...con Patrick Bastianelli: "Mercato ragionato, non solo nomi ma programmazione. Corvino una scuola, addio scelta da rispettare. Milan, prossima settimana importante. Da Pobega a Pieragnolo, il punto"

“Mi aspetto un mercato fatto di idee, molto ragionato ed interessante”. Così a TuttoMercatoWeb.com Patrick Bastianelli analizza la sessione di calciomercato 2026/2027. 

 A che finestra di mercato, quindi, andiamo incontro? “Oggi il mercato non è più soltanto una questione di nomi, di colpi o di titoli. Il mercato è diventato programmazione, sostenibilità, capacità di costruire valore tecnico ed economico nel tempo. Credo che vedremo tre tipi di mercato. Il primo sarà quello delle società che hanno bisogno di sistemare i bilanci e quindi dovranno vendere bene prima ancora di comprare. Il secondo sarà quello delle società che proveranno ad inserire giocatori già pronti, magari esperti con formule sostenibili, per alzare subito il livello della squadra. Il terzo sarà quello più interessante: il mercato dei giovani, dei profili da anticipare, dei giocatori che magari oggi non sono ancora considerati grandi nomi, ma che possono diventare patrimonio tecnico e patrimoniale del club. Il calcio italiano ha bisogno di programmazione e di puntare anche sui giovani e sulla loro valorizzazione. Abbiamo ancora competenze enormi, abbiamo allenatori preparati, abbiamo direttori capaci, abbiamo settori giovanili che producono talento. Però dobbiamo avere più coraggio nel dare spazio a questo talento e più pazienza nel costruire e più lucidità nel creare i giusti percorsi. Il mondiale che si disputerà adesso, ha una valenza importante anche per il mercato, sia in termini temporali per i trasferimenti ed anche perché dal mondiale possono emergere delle opportunità interessanti”. 


Quest’estate Corvino ha detto addio al Lecce. Come lo vede? “L’addio di Pantaleo Corvino al Lecce è la chiusura di un ciclo importante. Corvino rappresenta una scuola. Una scuola fatta di occhio, esperienza, territorio, scouting, coraggio e capacità di vedere il talento prima degli altri. Ci sono dirigenti che sanno scoprire i giocatori. Corvino appartiene a questa categoria. Ha sempre avuto questa capacità: andare a cercare dove altri non guardano, prendersi responsabilità, rischiare, valorizzare, far crescere il talento. A Lecce insieme alla proprietà ha fatto un lavoro molto importante, perché in una realtà come quella non basta salvarsi. Devi salvarti mantenendo equilibrio economico, devi vendere bene, devi comprare meglio, devi costruire una rosa competitiva con risorse limitate, devi gestire una piazza passionale, devi mantenere identità. Quattro salvezze consecutive in Serie A, per un club come il Lecce, valgono tantissimo. Sono il risultato di una programmazione. Bisogna rispettare la sua scelta. Da fuori può sembrare tutto mercato, telefoni e trattative. In realtà è anche pressione continua, responsabilità, decisioni, viaggi, rapporti umani, scelte da fare prima degli altri”. 

Il Milan non ha ancora allenatore e direttore… “Il Milan ha fatto una scelta molto forte ed è in un momento delicato e molto importante perché quando una proprietà cambia contemporaneamente figure centrali come amministratore delegato, direttore sportivo e allenatore, non sta facendo un semplice aggiustamento ma deve costruire un nuovo progetto sportivo. Mi aspetto novità la prossima settimana anche perché poi avranno bisogno di tempo per programmare la nuova stagione sportiva. Credo che andranno su profili internazionali sia per quello che riguarda il direttore sportivo che l’allenatore. Il Milan comunque resta il Milan. Ha una proprietà forte, una storia enorme, un brand mondiale, un fascino che per un calciatore conta ancora tantissimo e sono convinto che nei prossimi anni raggiungerà traguardi importanti”.

 Vede più operazioni alla Vardy e Modric o investimenti sui giovani? “Secondo me vedremo entrambe le cose, ma bisogna distinguere bene. I colpi alla Vardy o alla Modrić possono avere senso, ma devono essere operazioni intelligenti, non solo operazioni di immagine fatte per accendere i sogni di una piazza. Un campione esperto può portare tantissimo. Può portare mentalità, cultura del lavoro, abitudine alla vittoria, personalità, capacità di alzare il livello dello spogliatoio. Modric è un esempio evidente: un giocatore con una carriera straordinaria, un Pallone d’Oro, un professionista abituato a vincere e a stare ad altissimo livello. Un profilo così può incidere anche fuori dal campo, nel quotidiano, nel modo in cui si allena, nel modo in cui parla, nel modo in cui gestisce la pressione. Vardy alla Cremonese è un altro esempio interessante. Non è solo un nome. È un giocatore che ha portato esperienza, entusiasmo, mentalità competitiva, in certi contesti un innesto così può dare energia a tutto l’ambiente. Però attenzione: questi colpi devono essere valore aggiunto, possono aiutare, possono essere decisivi in alcuni momenti, possono fare da guida ai giovani. Ma il patrimonio futuro lo costruisci con i giocatori giovani, con i profili che crescono, con i percorsi, con lo scouting. La soluzione migliore è l’equilibrio. Una squadra troppo giovane può avere talento ma mancare di guida. Una squadra troppo esperta può avere qualità ma poca prospettiva. Il club bravo è quello che sa unire le due cose: esperienza nei ruoli chiave e giovani con margine. Il campione esperto deve aiutare il giovane”.

 A proposito di giovani, qual è il percorso di crescita corretto? Lei ne assiste tanti. Da De Paoli a Casagrande fino a Gasparello. “Il percorso di crescita di un giovane è una delle cose più delicate del nostro lavoro. Oggi c’è una tendenza pericolosa: si vuole tutto subito. A 16 anni un ragazzo è già raccontato come fenomeno, a 17 anni deve essere pronto, a 18 anni deve giocare in prima squadra, a 19 anni se non esplode sembra già in ritardo. Questa fretta può fare danni enormi. Il talento va accompagnato. Non basta riconoscerlo. Bisogna proteggerlo, allenarlo, metterlo nel contesto giusto, dargli minuti per crescere, correggerlo, fargli vivere difficoltà vere. Un giovane non cresce solo quando gioca bene. Cresce quando sbaglia e capisce perché ha sbagliato. Cresce quando va in panchina e poi si fa trovare pronto quando ha nuovamente l’opportunità di giocare. Cresce quando trova un allenatore che pretende. Cresce quando entra in uno spogliatoio di adulti e capisce che il calcio professionistico non è il settore giovanile. Per me le parole chiave sono minutaggio, contesto, pazienza. Il minutaggio è fondamentale, perché a una certa età non puoi vivere solo di allenamenti e convocazioni. Devi giocare. Il contesto è fondamentale. L’allenatore è fondamentale così come la pazienza è fondamentale, perché ogni giocatore ha tempi diversi di crescita. Non tutti i giocatori sono pronti per giocare in Serie A a 18 anni. Anzi, per molti ragazzi la strada migliore è passare dalla lega pro (o dalle seconde squadre) dalla Serie B, da un prestito intelligente, da esperienze anche in club esteri che possono rappresentare una crescita anche a livello caratteriale, da una squadra in cui possano prendersi responsabilità. La gavetta è formazione, crescita ed opportunità di miglioramento”: 

La Nazionale ha vinto l’Europeo Under 17. Che significa questo successo? “È un successo bellissimo ed importante. L’Italia Under 17 che vince l’Europeo è una notizia che va celebrata, perché dimostra una cosa: il talento in Italia c’è. Le nazionali giovanili italiane stanno lavorando bene da anni. Abbiamo ragazzi di qualità, abbiamo settori giovanili che lavorano, abbiamo tecnici preparati ed abbiamo una cultura calcistica ancora molto forte. Sono felice per due ragazzi che seguo e che hanno avuto la gioia di poter vincere questo Europeo, Francesco Gasparello centrocampista (Atalanta) e Tommaso Casagrande attaccante (Verona) due ragazzi che al di là delle qualità importanti hanno la giusta mentalità, alto livello di professionalità e grande predisposizione al lavoro. Francesco tra le altre cose è figlio di uno dei miei primi calciatori (Guerrino) a cui mi lega anche un rapporto di amicizia, consolidato negli anni e significa da un lato che il tempo passa e dall’altra che la bellezza della mia attività è che si costruiscono nella maggior parte dei casi dei rapporti bellissimi anche dal punto di vista umano oltre che professionale. Il tema del calcio italiano non è tanto produrre talento a 16 o 17 anni. Il problema è trasformare quel talento in professionisti veri tra i 18 e i 22 anni. È lì che spesso perdiamo giocatori. È lì che tanti ragazzi si fermano, non trovano spazio, non trovano il percorso giusto, non entrano nella competizione degli adulti. Vincere a 17 anni è importante, ma non significa essere arrivati. Anzi, da quel momento inizia la parte più difficile. Un ragazzo che vince un Europeo giovanile riceve attenzioni, aspettative, pressioni. Tutti iniziano a parlarne. Magari arrivano offerte, consigli, promesse. E lì bisogna essere molto lucidi. Il rischio è pensare che il percorso sia già fatto, quando invece è appena iniziato. Non esiste una strada unica. Esiste la strada giusta per ciascuno. Io spero che questo successo dia coraggio ai club italiani. Coraggio non significa buttare dentro un ragazzo a caso. Significa costruire un percorso vero. Significa non avere paura di farlo giocare se è pronto. Significa non giudicarlo definitivamente dopo un errore. Significa avere allenatori che sappiano lavorare sui giovani e società che sappiano proteggerli. La Nazionale Under 17 ci dice che giovani bravi ci sono e fondamentale è creare per loro il giusto percorso di crescita. La vera sfida è gestire al meglio il passaggio dal settore giovanile al calcio dei grandi”.

 Quale futuro per Pobega? “Il riscatto del Bologna è un passaggio importante. Bologna è una bellissima piazza. È una società seria, con una struttura tecnica forte, con ambizione, con un ambiente che sa valorizzare. Per Tommaso può essere il contesto ideale per dare continuità, crescere ancora”. 

Okereke? “Tanti interessamenti per luii anche da società estere. Valuteremo bene nelle prossime settimane quello che può essere il giusto progetto sportivo per lui”. 

Martin Palumbo? “Martin ha avuto una crescita molto importante nelle ultime stagioni, con prestazioni, goal e assist di alto livello”.

 Pieragnolo? “Sono convinto che la prossima sarà la sua stagione”.