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Certi amori non finiscono mai. Mourinho, l'Inter, e un Triplete che resterà eternoTUTTOmercatoWEB
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Oggi alle 07:15Serie A
di Marco Conterio

Certi amori non finiscono mai. Mourinho, l'Inter, e un Triplete che resterà eterno

Oggi, al Santiago Bernabeu, José Mourinho siede di nuovo sulla panchina del Real Madrid. Dall'altra parte del campo c'è l'Inter. Non è stato un sorteggio qualsiasi: è un cortocircuito. Lo stadio in cui, il 22 maggio 2010, alzò la Champions nerazzurra torna a chiamarlo. Solo che in colori diversi da quelli che sedici anni fa gli regalarono un Triplete eterno. E che lo hanno reso molto più di un allenatore.

Non era un pirla

Arrivò il 3 giugno 2008 e non chiese permesso. Massimo Moratti lo voleva per un sogno rimasto appeso dal 1965: la Coppa dei Campioni. Mourinho, già campione d’Europa col Porto e già Special One a Londra, si presentò con un italiano imparato a tavolino e una parola rubata alla città. "Io non sono pirla". Il suo manifesto, di José il sornione. Aveva studiato il lessico tattico e, di scorcio, quello da bar: da quel giorno ogni conferenza stampa diventò un vero e proprio teatro. Non gli bastava vincere: doveva colorare la vittoria, graffiare i rivali, tenere svegli i nemici. Il rumore dei nemici, già. Nell'agosto 2008, ai rigori contro la Roma, arrivò la Supercoppa italiana. Nella primavera successiva, lo Scudetto, il quarto di fila per l’Inter, chiuso con dieci punti sulla Juve e sul Milan. L'Italia, intanto, imparò il suo dizionario: dalla prostituzione intellettuale agli zero tituli, dall'area di venticinque metri alle polemiche arbitrali. Noi, l'Inter, loro, gli altri. Tutti, chiunque. L'amore coi tifosi è viscerale e subitaneo.

Il mese più bello

Il maggio del 2010 è un mese da cinema: vince Coppa Italia, Scudetto e Champions League, tutto tra il 5 e il 22 dello stesso mese. Prima l'Olimpico: Roma battuta 1-0, gol di Milito. Poi Siena, ultimo atto di campionato: di nuovo Milito, di nuovo 1-0, e Mourinho che sparisce negli spogliatoi mentre San Siro già pregustava Madrid. In mezzo, la notte che gli interisti raccontano ancora come una guerra santa: il Camp Nou. La sua "squadra di eroi" che ribalta il Barcellona, poi il Bernabeu e il 2-0 contro il Bayern Monaco. Milito, Milito, Zanetti alza la Champions quarantacinque anni dopo Herrera.

La notte più dolce, la notte dell'addio

Quella notte è anche quella dell'addio. L'abbraccio con Marco Materazzi nel tunnel dello spogliatoio è un saluto a uno dei suoi simboli. In lacrime, quel che si son detti lo sapranno per sempre loro. Mourinho non andò neanche nello spogliatoio, "se fossi tornano a Milano, non sarei più partito per Madrid", svelò più tardi. Un amore mai finito, due stagioni e cinque titoli dopo. Ma che sono sembrati eterni, come il Triplete.

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