Conferenza stampa - Gasperini: "Il Cagliari attraversa un buon momento ed è una squadra difficile da superare, Zaragoza sarà disponibile. Angelino è un ottimo giocatore e noi abbiamo perso molto senza di lui"
Oggi alle ore 13:30 il tecnico della Roma Gian Piero Gasperini ha parlato ai media in conferenza stampa in vista della sfida di domani alle ore 20:45 contro il Cagliari. Come di consueto, Vocegiallorossa.it ha fornito ai propri lettori le parole del tecnico in tempo reale.
Le volevo chiedere su Zaragoza, che tipo di approccio ha avuto e come lo ha visto in questi primi allenamenti. inoltre, dopo l’intervista di Ranieri, le chiedo se le piacerebbe un giorno vedere Totti entrare in società.
«Io non lo faccio giocare subito, non c’è problema, però si deve allenare, si deve allenare. Gli togliamo quindici anni, venti anni, facciamo diventare un grande (ride ndr). Su Zaragoza lo stiamo conoscendo, ha fatto qualche allenamento con noi. Ha giocato sicuramente con buona frequenza nel Celta, ha una discreta condizione. È chiaro che quando si arriva in una società nuova bisogna inserirsi e trovare anche un po’ di conoscenza con i compagni e con la squadra. Comunque domani è disponibile, non ho ancora deciso se giocherà dal primo minuto o a partita in corso, però l’intenzione è sempre quella di inserire velocemente i giocatori, anche per dargli più possibilità e più velocità di inserimento con la squadra».
Da una bandiera all’altra, da Totti a De Rossi. che giudizio dà su quanto successo a Genova e sulle parole di De Rossi sul regolamento e su questo tipo di calcio?
«Non riguarda solo la Roma, riguarda tutte le squadre, quindi non è una questione di favori per una o per un’altra. Penso che noi allenatori, io forse il più vecchio e lui uno dei più giovani, probabilmente abbiamo bisogno di radunarci un attimo e far sentire anche un po’ la nostra voce nel mondo del calcio, perché la penso esattamente come Daniele e come tanti allenatori con cui parlo.
Non è possibile: questo tipo di calcio non piace a noi e probabilmente non piace neanche al pubblico. C’è una grande confusione, è bruttissimo vedere partite condizionate da cartellini strani, da rigori che il pubblico non vede. Si parla ormai di simulazioni evidenti, di giocatori che si mettono le mani in faccia quando magari vengono appena toccati, di panchine che saltano per aria e iniziano a provocare o a fare pressione sugli arbitri.
Probabilmente dobbiamo essere anche noi allenatori a cercare di fare qualcosa di utile. Ci sono squadre che cominciano ad avere persone che entrano nel mondo arbitrale e insegnano ai giocatori come rimanere a terra, come aspettare se vengono toccati, come restare giù finché finisce l’azione.
Il calcio è qualcosa di leale, è uno sport che si gioca, e tutto questo va lontano dallo sport. Cercare di fregare un cartellino, un rigore, un’ammonizione o un rosso è distante da tutti gli altri sport. Ieri ho visto il rugby, bellissimo, per spirito. Il calcio non è così, ci sono grandi interessi, la necessità di fare risultati e di vincere, ma Daniele ha ragione: forse deve partire qualcosa dagli allenatori per provare a cambiare questo sistema che è veramente penalizzante per il nostro sport, che abbiamo vissuto da sempre.
Lui ha detto una cosa molto precisa: “io non mi riconosco più in questo sport che ho giocato da sempre, che da bambino ho cercato di portare avanti”. Questo è grave e non capisco per quale motivo si debba ridurre questo sport al cercare di rubacchiare».
Vorrei tornare sull’aspetto della crescita del gruppo, soprattutto nella capacità di reagire e provare a rimontare le partite. che valutazione dà di questo percorso e della forza mentale della squadra?
«Su questo non ho mai avuto dubbi. Il gruppo ha sempre risposto forte. Qualche volta, come a Udine, c’è stata anche un po’ di sfortuna, in altri casi non ci siamo riusciti e abbiamo perso tante partite uno a zero senza riuscire a rimontare.
Forse abbiamo bisogno di crescere un po’ sul gioco aereo e questo è fondamentale, perché tante partite vengono risolte, recuperate o vinte nei minuti finali proprio in questo modo. È chiaro che c’è una parte tecnica sulla quale dobbiamo sicuramente migliorare, ma sotto il profilo motivazionale questo gruppo ha sempre dimostrato una grande reazione e sarà così anche nelle prossime gare».
La Roma ha mostrato solidità per tutta la stagione. si aspetta la stessa reazione anche ora che la squadra è uscita dalle prime quattro, con una possibile difficoltà psicologica in più?
«Ancora di più, perché quello che cerchiamo di fare va al di là dell’immediato. Cerchiamo sempre di affrontare ogni partita e risolvere quelle che sono le problematiche che ogni gara presenta. Devo dire che in questo mese di gennaio abbiamo fatto dieci partite, praticamente dal 29 dicembre con il Genoa al 2 febbraio con l’Udinese. Sono state dieci partite di grandissima difficoltà, molte anche dal punto di vista numerico, perché abbiamo perso parecchi giocatori e spesso ci siamo trovati in emergenza. Ricordo Lecce, ricordo Atene, ma anche tutte le altre, giocate in situazioni complicate.
Hanno esordito ragazzi come Romano, come Arena, come Della Rocca. Ha giocato sempre Vaz quando è stato disponibile, appena arrivato, così come Venturino. Nonostante questo abbiamo affrontato un percorso difficile, con tante defezioni, ma sempre con grande spirito e grande voglia di fare.
Adesso ci siamo conquistati la possibilità di giocare a marzo in Europa League, abbiamo un mese di maggiore normalità per quanto riguarda le partite. Cerchiamo di recuperare il più possibile alcuni giocatori per noi fondamentali, ma l’intenzione, al di là di una partita andata male o meno, è sempre quella di presentarci nel modo in cui ci siamo presentati fino adesso».
Tornando sulle parole di Ranieri sul tema dei rinnovi, quanto sarà importante anche la sua parola nelle eventuali trattative con i giocatori in scadenza?
«Le trattative sono dovute essenzialmente a una diversa posizione economica, quindi io non posso stare in mezzo. Ci sono esigenze della società ed esigenze dei giocatori. Non è una questione di valore dei calciatori, ma esclusivamente della parte economica. Quella sarà una difficoltà, però io conto molto sui giocatori. Non è facile arrivare a fine stagione con quattro giocatori in scadenza e con due giocatori in prestito: sei giocatori su una rosa sono veramente tanti. Credo comunque, conoscendo questi ragazzi, che riusciremo sempre ad avere motivazioni forti per poter fare il percorso che abbiamo fatto fino adesso. Sono giocatori legati alla Roma e, man mano che si va avanti nella stagione, questa è una situazione che, per certi versi, non mi fa anche piacere essermi trovato ad affrontare».
A che punto è Ferguson, visto che sembra faticare a trovare continuità anche per i problemi alla caviglia?
«Ferguson ha un problema alla caviglia, è la quarta distorsione che subisce. L’anno scorso è stato fermo un anno per un’operazione alla caviglia, quindi le difficoltà più grandi di questo ragazzo sono di questa natura. Cerchiamo di rimetterlo in piedi, ma ogni volta che cambia direzione rischia una piccola distorsione. Ne ha una da una parte e una dall’altra, ma quella operata è quella che non ha risolto del tutto il problema. Ci si adopera tutti per cercare di recuperarlo, ma non è facile neanche per lui vivere questa situazione: passa da momenti di felicità a momenti in cui è molto scontento e depresso. Ogni volta servono settimane. L’ultima volta, se non sbaglio, si è fatto male con una stoccata per evitare un fotografo. Quando è stato disponibile è sempre stato utilizzato, ma questa è la sua problematica. Anzi, quest’anno è andata meglio rispetto all’anno scorso, quando praticamente non giocava mai».
Sugli altri infortunati, qual è la situazione?
«Hermoso ha preso una bruttissima contusione sul collo del piede, è un ematoma. Fa fatica a mettere il piede a terra e a indossare la scarpa, ma speriamo che la prossima settimana sia disponibile, come Dybala. Dybala ha avuto una forte contusione al ginocchio, non sono interessati i legamenti e non c’è nulla di grave. Venturino ha avuto l’influenza ed è recuperato. Soulé da settimane soffre di pubalgia, ma con grande spirito riesce sempre a recuperare per giocare. È chiaro che non è al meglio, sta vivendo una fase nuova perché sta giocando tantissimo, cosa che prima non gli era mai successa. Succede spesso ai giocatori giovani quando aumentano così tanto il minutaggio. Non è una forma grave, ci convive: a volte sta meglio, a volte peggio, ma la supererà.
Vaz ha avuto una distorsione e una contusione forte, ma non penso sia un grande problema. Credo che tra martedì e mercoledì si aggregherà alla squadra».
A proposito di Koné, a udine il centrocampo è sembrato restare un po’ più basso. sta pensando a qualcosa di diverso per domani o la coppia Cristante-El Aynoui la soddisfa? e con l’arrivo di Zaragoza si può rivedere pellegrini anche in quel ruolo?
«In questo momento c’è anche Pisilli che sta facendo molto bene. Sono tre giocatori affidabili. Non c’è Koné, però sono tutti e tre molto affidabili: possono giocare tutti e tre, possono giocare in due e poi uno può subentrare. Da questo punto di vista mi sento abbastanza coperto. Pellegrini è duttile e in certe partite potrebbe essere impiegato anche in quel ruolo».
Le chiedo sulla lista UEFA e sul ragionamento che ha portato all’esclusione di Angelino, e se ora possiamo tornare a considerarlo un giocatore a tutti gli effetti a sua disposizione.
«Angelino negli ultimi dieci giorni ha avuto un’ottima crescita. Ha recuperato oltre quattro chili di peso e anche i valori delle analisi sono molto migliorati. Siamo tutti convinti e speranzosi che lui, prima di tutto come persona, possa recuperare pienamente anche come giocatore.
Non avendo certezze sui tempi è stata fatta questa scelta per la lista UEFA, perché dovevamo inserire tre giocatori nuovi. L’importante però è che lui recuperi bene e poi, se non sarà possibile utilizzarlo in Europa, potrà iniziare a giocare in campionato.
Quando valuterò che è tornato il giocatore di prima, Angelino è un ottimo giocatore e noi abbiamo perso molto senza di lui. Non vediamo l’ora che possa tornare ad essere il giocatore che conosciamo».
Guardando all’avversario di domani e alle difficoltà offensive emerse in alcune partite, come spiega le gare in cui la squadra fatica a creare occasioni e quali correttivi si possono adottare?
«Condivido che a Cagliari non sia stata una buona partita, soprattutto nel primo tempo. Poi siamo rimasti in dieci e abbiamo perso nel finale su un calcio d’angolo, anche se c’erano le condizioni per portare via almeno un pareggio. Sul fatto che ultimamente abbiamo iniziato a realizzare dei gol, a Udine venivamo comunque da una buona media nell’ultimo periodo. A Udine le situazioni pericolose ci sono state, soprattutto nel secondo tempo, anche parecchie. Non sempre queste coincidono con parate del portiere, ma siamo arrivati spesso dentro l’area di rigore senza riuscire a trovare le deviazioni giuste. Qualcosa in più abbiamo creato. Abbiamo faticato nel primo tempo per il valore dell’avversario. Abbiamo preso un brutto gol su autorete e l’Udinese è stata pericolosa quasi esclusivamente con tiri da fuori. Le partite durano 90 minuti e nei 90 minuti non credo che abbiamo fatto meno dell’Udinese. Dobbiamo accettare il risultato e migliorare. Domani torniamo a giocare contro il Cagliari, dove all’andata non è stata una buona partita, e abbiamo l’occasione di rifarci. Giochiamo in casa, abbiamo molte motivazioni. Non sarà facile perché il Cagliari attraversa un buon momento ed è una squadra difficile da superare, ma è chiaro che noi abbiamo motivazioni molto forti».
Quando ha parlato di giocatori non certi della permanenza a fine stagione, si riferiva a rinnovi da fare prima, a cessioni non andate in porto o alla formula del prestito?
«Anche Malen è in prestito, anche Venturino è in prestito, anche Zaragoza è in prestito. Ferguson ha un prestito con un riscatto altissimo, quindi o ridiscuti o fai altre valutazioni. Sono situazioni molto diverse che voi conoscete, non è che ve le debba spiegare io.
La formula del prestito con riscatto è comunque una buona formula. Non è l’ideale trovarsi con dei giocatori che magari l’anno dopo potrebbero non far parte della squadra per esigenze contrattuali o per altri motivi. Per me è la prima volta che mi trovo in una situazione del genere, però conto molto sulla fiducia: conoscendo questi ragazzi, sono convinto che fino alla fine daranno il massimo».
Perché, secondo lei, Cristante riesce difficilmente a uscire dal campo con tanti allenatori diversi? e su NDicka, ha notato qualche difficoltà anche fisica nelle ultime partite?
«Su Ndicka dico che secondo me ha fatto comunque delle buone partite. Non è facile rientrare dopo l’Europa e soprattutto dopo la Coppa d’Africa, che è una competizione che ti prosciuga molto, sia a livello fisico sia mentale. Lui però si è ricalato nel campionato e nella squadra. È chiaro che anche lui ha bisogno magari di recuperare le migliori energie, ma resta assolutamente un giocatore affidabile.
Per quanto riguarda Cristante, credo che le sue prestazioni parlino da sole. In questo momento ti garantisce fisicità nel gioco aereo, capacità di tiro e grande intelligenza tattica. Lo stesso discorso che vale per Ndicka può valere anche per El Aynaoui, che ha fatto una Coppa d’Africa con un numero di partite notevole, chiudendo anche con un infortunio abbastanza pesante, e poi c’è Pisilli. Sono questi i giocatori".
Palestra è uno dei giocatori più pericolosi del Cagliari e all’andata ha creato diverse difficoltà. ha pensato a qualche accorgimento per limitarlo, magari tenendo Wesley più alto?
«All’andata non c’era Wesley. In generale però i nostri esterni, Wesley e Celik, sono in grado di affrontare questo tipo di situazioni. Palestra è un giocatore che sta facendo benissimo, è sempre stato un ragazzo di grande valore, ma quest’anno è cresciuto in modo strepitoso.
Lo conosco, so anche che se riusciamo ad attaccarlo possiamo metterlo in difficoltà, come vale per tutti i giocatori. Condivido che sia un calciatore molto forte sotto tutti gli aspetti, fisici e tecnici, ed è destinato a fare un grande percorso, arrivando in club molto importanti».






