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tmw / roma / Primo piano
Koné: "Vogliamo arrivare in Champions, sarei anche io un po' nella storia della Roma". VIDEO!
Oggi alle 17:05Primo piano
di Marco Campanella
per Vocegiallorossa.it

Koné: "Vogliamo arrivare in Champions, sarei anche io un po' nella storia della Roma". VIDEO!

Manu Koné si è raccontato ai canali ufficiale della Serie A, in un lungo video dove mostra la sua vita quotidiana. Di seguito, le parole del centrocampista della Roma: 

Le tue origini? Come hai iniziato a giocare a calcio?
"Sono nato a Parigi. I miei genitori sono ivoriani. Ho iniziato a giocae a calcio perchè già mio padre le praticava anche se non era professionista. Anche i miei amici lo praticavano quindi per me era la logica conseguenza. Quando sei piccolo giochi nei piccoli quartieri e cresci con questo, questo mi ha forgiato. Ora sono un professionista ed ho lavorato per questo, e per me è tutta la mia vita". 

Il tuo primo ricordo legato al calcio italiano?
"Il calcio italiano si guardava molto. Mio fratello maggiore alla playstation sceglieva sempre squadre italiane. Tutti guardavano l'Italia e la Serie A".

Che gruppo siete dentro Trigoria?
"Sappiamo dove siamo e soprattutto dove si sta andando con lo stesso obiettivo comune, perchè siamo una squadra. In campo siamo 11 ma ci sono anche gli altri, lo staff, gli allenatori, i fisioterapisti, i preparatori. Penso che sia questo a fare una squadre ed è questo che fa la Roma"

Koné entra nella palestra di Trigoria.
"È qui che ci alleniamo tutti i giorni. Qui di solito facciamo il riscaldamento con i preparatori. C'è tutto il necessario per essere in forma e farsi trovare pronti la domenica per vincere le partite".

Come si vivono le partite?
"Ogni partita è come una finale. La domenica c'è più atmosfera, c'è più stress. Devi vincere la partita. Ci sono più cose che la rendono divertente, sia per noi che per il pubblico. Ci piace che ci sia tanta gente, regalare emozioni ai tifosi con le vittorie è ancora meglio".

L'adattamento in Italia?
"Penso di essermi adattato bene, per me era un paese nuovo. In città sono tutti appassionati di calcio, e questo mi piace. È un po' come in Francia. L'Italia è un paese che ama anche gli stranieri, ti fa sentire a tuo agio. Mi piacciono le persone anche al di fuori del campo. Passeggiare a Roma è come sfogliare un libro di storia".

Su Roma. 
"Quando si parla di Roma, si parla di Colosseo, Vaticano, di tante cose. Oggi siamo a Garbatella, un quartiere importante per i romani. Sono contento di rappresentare questo e di venire qui. È simile, ma allo stesso tempo diverso, da dove abitavo da piccolo. C'erano più edifici, qui invece si vede più storia, le case antiche. Ma mi ricorda anche la mia gioventù, quando giocavamo per strada. Credo sia proprio questo a rendere bello questo posto".

Sulla famiglia.
"La mia famiglia viene a trovarmi ogni tanto. Mio padre a volte viene, anche mio fratello. Mio padre mi chiama dopo ogni partita, mi parla della partita. A volte non gli rispondo perchè sennò mi parla per 30 minuti. È molto attento ai piccoli dettagli. Mia madre a volte guarda le partite e mi dice che in campo non mi riconosce. Sul campo sei un po' pazzo, capita di litigare. Il campo e la vita fuori sono due cose diverse. In campo vuoi vincere ma in fondo sono una persona timida. Quando ero piccolo ero nel mio angolo, anche a scuola. Quando sei un po' più popolare la gente ti guarda diversamente, hai più fiducia e quindi sei più aperto. Qualche tempo fa ne parlavo con mia sorella,mi chiedeva che vita avessi fatto se non fossi diventato un calciatore. Penso che avrei lavorato in ospedale con mia madre. Sarei stata una persona semplice".

Sul valore dello sport.
"Lo sport può unire molte culture senza parlare la stessa lingua. Puoi prendere un francese, un giapponese, un italiano, un africano e si capiranno tutti senza necessariamente comunicare. Penso sia questo che permette di riunire anche altre culture, altre persone".

Il derby?
"È stato perfetto, una sensazione incredibile. L'esultanza con la bandierina? Mi ero già preparato in caso di vittoria ma è una cosa che faccio da molto tempo, già in Germania. Ma nel derby è ancora più importante. Non lo faccio per irritare l'avversario, lo faccio per me e per i tifosi, lo ribadisco".

Cosa hai provato quando hai firmato il tuo primo contratto?
"È stata una sensazione gioiosa perchè ho fatto tanta strada. Io e la mia famiglia eravamo felici, un momento che non ho mai dimenticato. Spero che a livello umano mi ricordino come una persona allegra, molto tranquillo, che ama accogliere le persone e che è un ottimo compagno. Per quanto riguarda il calcio, è importante qualificarci in Champions e disputarla. Se ne avremo l'opportunità di farlo so che si ricorderanno di me ed entrerò un po' nella storia, so che è passato molto tempo dall'ultima volta".