Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenafrosinonelatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / roma / Primo piano
Una nuova prospettivaTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
ieri alle 23:05Primo piano
di Gabriele Chiocchio
per Vocegiallorossa.it
fonte L'editoriale di Gabriele Chiocchio

Una nuova prospettiva

12 maggio 2018-24 maggio 2026: 2934 giorni dopo, la Roma torna a conquistare un accesso in Champions League. Un tempo che sembrava non finire mai e mai così lungo nella storia di una società che prima non era mai rimasta fuori dalla più importante competizione europea - dopo esserci entrata per la prima volta con lo scudetto sul petto nel 2001 - per più di tre stagioni consecutive. I giallorossi torneranno a giocare l’Europa del martedì e mercoledì otto anni dopo l’ultima volta, otto anni in cui ci si è provato in ogni modo: con i giovani e con i vecchi, con i conservatori e i progressisti, con i cartellini e con gli ingaggi, con direttori sportivi e allenatori che non si ha più voglia di contare, con mille ostacoli, sempre più grandi all’allontanarsi dell’ultima notte di Champions, quella di Porto del 6 marzo 2019. Una vita fa.

C’è riuscita questa Roma qui, la Roma di Gian Piero Gasperini, che non avrà certamente brillato per gran parte della stagione e che ha avuto problemi forse solo poco inferiori a quelle precedenti, ma che in una cosa non è praticamente mai mancata. La Roma 2025/2026 ha quasi sempre stretto la morsa in ognuna delle quarantanove partite di questa stagione, pagando altrettanto quasi sempre nei momenti in cui quella morsa si è allentata, come a imperitura memoria del fatto di non potersi permettere la minima sbavatura per centrare l’obiettivo del quarto posto in campionato. Non l’ha allentata nemmeno questa sera, quando era razionalmente più facile portare a casa la posta rispetto ad altri appuntamenti di uguale e maggiore importanza, ma anche quando la così piccola distanza dall’obiettivo può far pensare al così grande tempo e al così grande sforzo che ci è voluto per raggiungerlo, finendo per creare fantasmi dove non ci sono.

Settantatré punti, viste le premesse, sono un bottino notevole, che a un certo punto rischiava addirittura di non bastare, vista la folla che riempie quel settore della classifica, in un campionato, la Serie A, in cui la ristrettezza generale fa sì che i ricavi europei diventino colonna portante dei bilanci di tutti e non orpello con cui concedersi degli sfizi o fare investimenti che portino a un ritorno più a lungo termine. Proprio per questo, il traguardo raggiunto oggi deve rappresentare una nuova base da cui ripartire: mancare la Champions League, in un’era in cui, oltre alle grandi storiche, si sono qualificate Lazio, Atalanta e Bologna, da adesso dovrà essere eventualmente un inciampo da cui rialzarsi immediatamente dopo e non, di nuovo, un’amara consuetudine da ribaltare chissà come e chissà quando.

I milioni che entreranno nel bilancio nella prossima stagione dovranno servire a riavviare quel motore virtuoso spento da quasi un decennio, le partite di Champions League - dure, alcune durissime - che si giocheranno da settembre a far crescere qualità e consapevolezza in una squadra che, prima di questa prolungata assenza, si era arrampicata fino alle semifinali. Ci sono cose molto difficili nel calcio e non solo, ma in questi otto anni ci si era quasi convinti che entrare nelle prime quattro della Serie A più finanziariamente povera e tecnicamente modesta storia fosse addirittura impossibile, al punto di preferire inconsciamente (e non solo) l’ormai sgualcita coperta del giovedì sera. Da oggi le prospettive devono cambiare, dentro e fuori, altrimenti qualsiasi tempo, che sia di un anno o che sia di altri otto, diventerà sprecato.