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Picerno, il dg Greco: "In Italia costi e ricavi non tornano, servono regole drastiche”TUTTO mercato WEB
Oggi alle 12:34Serie C
di Daniel Uccellieri

Picerno, il dg Greco: "In Italia costi e ricavi non tornano, servono regole drastiche”

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Vincenzo Greco, direttore generale del Picerno, è intervenuto nel corso dell'appuntamento mattutino di A Tutta C, trasmissione in onda su TMW Radio e su Il 61, canale 61 del digitale terrestre. Direttore, prima di parlare della favola Picerno, vorrei sfruttare la sua competenza. Abbiamo discusso dei problemi che stanno vivendo alcune piazze storiche come Rimini e Triestina. In generale, secondo lei, è possibile evitare queste difficoltà che diventano ferite per tutto il movimento calcistico? "Sì, io credo che una cura ci sia sempre. Serve coraggio e determinazione nello scegliere la strada giusta. I problemi non riguardano solo la Serie C: anche società blasonate di categorie superiori sono andate in difficoltà. La verità è che in Italia c’è uno squilibrio tra costi e ricavi. Una società di calcio è a tutti gli effetti un’azienda: se i costi superano i ricavi, il fallimento diventa inevitabile. Bisognerebbe intervenire sui costi, obbligando le società a non superarli in base alle entrate reali, non a quelle ipotetiche preventivate a inizio stagione. Penso al caso del Taranto, che a causa dell’incendio allo Iacovone non ha più potuto contare sugli incassi da stadio. Se i ricavi previsti non si realizzano, il sistema va in crisi. Noi come Picerno abbiamo fissato parametri chiari: se raggiungiamo il limite di spesa, non andiamo oltre, anche se ci vengono proposti ottimi giocatori. Preferiamo rispettare i nostri impegni. Purtroppo in Italia questo accade di rado: ci sono club che spendono cifre enormi pur di inseguire un risultato sportivo, salvo poi ritrovarsi in difficoltà. Una squadra di Serie C non può permettersi di spendere 10-15 milioni di euro per allestire la rosa. Servirebbero regole più rigide per rendere il sistema equo e leale per tutti". Lo scorso anno l’esclusione di Taranto e Turris a poche giornate dal termine ridisegnò la classifica. Cerignola e anche il vostro Picerno furono penalizzati. "Esatto. Sono episodi che hanno inciso profondamente. Il Cerignola, che era stato primo per quasi tutto il campionato, non ha potuto giocarsi la promozione. Anche noi, con quei tre punti, avremmo potuto cambiare posizione in classifica, disputare i playoff in casa e magari superare il turno". Torniamo alle belle cose. È stata un’estate positiva per il Picerno: preparazione, mercato, prima giornata di campionato. Che bilancio fa? "Abbiamo iniziato il ritiro il 17 luglio con la squadra quasi completa al 90%. Questo ci ha permesso di lavorare bene sin da subito. Già dalla Coppa Italia contro il Trapani ho visto una squadra in crescita: peccato per il pareggio subito all’ultimo minuto e l’eliminazione ai rigori, ma la prestazione è stata ottima. La squadra è nuova, l’allenatore è alla prima esperienza nei professionisti, ma siamo soddisfatti. Anche contro il Cerignola, formazione di grande livello, ce la siamo giocata alla pari. Abbiamo costruito un organico che ci darà soddisfazioni e uno staff tecnico di valore". Direttore, racconti ai nostri ascoltatori la particolarità del mondo Picerno. Una favola che nasce dal grande amore di un presidente per la sua terra. "Picerno è davvero una favola del calcio italiano. Il nostro presidente, emigrato negli Stati Uniti 50 anni fa, ha fatto fortuna e oggi finanzia la società come segno di riconoscenza verso la sua comunità. Vive oltreoceano, ma investe con grande passione in questa realtà, dando visibilità alla Basilicata. Non è affatto facile, anzi. In un contesto come il nostro il nome, il blasone e il bacino d’utenza fanno la differenza. Quando trattiamo un giocatore con società più grandi, le difficoltà sono enormi. Ma grazie alla nostra serietà e credibilità, oggi siamo una società rispettata e apprezzata. Questo è motivo di orgoglio. Siamo piccoli ma ambiziosi, non presuntuosi: vogliamo consolidarci in Serie C, che considero una categoria fondamentale per il calcio italiano e una fucina di talenti". Direttore, sul mercato: lunedì chiude la sessione. Possiamo aspettarci sorprese? "No, non ci saranno fuochi d’artificio. La squadra è stata completata già da tempo. Le uniche novità riguardano l’uscita di Pagliai: stiamo trattando la sua cessione onerosa, ma solo se saranno soddisfatte tutte le condizioni per il giocatore e per la società". Uno sguardo al girone: chi vede come favorite e quali possibili sorprese? "È un girone durissimo, forse più degli anni scorsi. Benevento e Catania, per organico, hanno qualcosa in più. Poi ci sono realtà come Crotone e Casertana che possono sorprendere. In generale, vedo tante squadre competitive e faccio fatica a individuare quelle che lotteranno solo per salvars"i. Un giudizio sulle seconde squadre, quest’anno con l’Atalanta nel girone C. "Sono un po’ contrario. La Serie C deve essere il campionato delle 60 città, con il seguito dei tifosi e delle comunità. Le seconde squadre non hanno pubblico e spesso non valorizzano i giovani italiani, ma molti stranieri. Capisco la logica di serbatoio per le prime squadre, ma credo che al posto loro sarebbe più giusto vedere club blasonati oggi relegati in D, che porterebbero passione e visibilità".