Salernitana, il bivio del Cavalluccio: tra l'orgoglio del campo e i misteri del futuro
Il tramonto sul Golfo di Salerno illumina i resti di una stagione intensa, vissuta a fari spenti ma con il cuore in gola. Il verdetto del campo è emesso, i riflettori dei playoff si sono spenti e, per la Salernitana, è già tempo di smontare il presente per provare a decifrare un domani mai così avvolto dal mistero in virtù dei repentini dietrofront di Iervolino. Tra scadenze contrattuali, nodi societari e poltrone da assegnare, la torcida granata si interroga: che ne sarà del Cavalluccio? Il campionato appena concluso ha ridato dignità e un pizzico di serenità nel rapporto tra la squadra e la tifoseria dell'Arechi. La Salernitana ha chiuso la stagione regolare con un solidissimo 3° posto a quota 69 punti, alle spalle delle corazzate Benevento e Catania che, però, alla lunga hanno dimostrato di non essere così inarrivabili come sembrava. Con qualche investimento maggiore in estate e a gennaio la rimonta sarebbe stata possibile, purtroppo però ha prevalso la linea del risparmio e l’organico è rimasto incompleto in quasi tutti i reparti. Nulla cancella, però, una post season che quantomeno ci ha fatto battere il cuore dopo due anni e mezzo che sarebbe eufemistico definire fallimentari e disastrosi. Roba da far allontanare dagli spalti anche chi, come il sottoscritto, fa della Salernitana una passione smisurata. Almeno, però, il finale è stato degno e si è andati anche oltre le effettive potenzialità.
Una cavalcata fatta di sacrificio e attaccamento alla maglia che ha permesso ai granata di presentarsi ai playoff con lo status di testa di serie e i favori del fattore campo nei primi due turni eliminatori. Tuttavia gli spareggi-promozione si sono rivelati la solita, spietata roulette russa: il campo ha premiato altri, lasciando a Salerno l'applauso convinto della propria gente per l'impegno profuso, ma anche il retrogusto amaro dell'occasione perduta. Assuefatti alla sconfitta da 36 mesi, però, corriamo il rischio di farci prendere da facili esaltazioni dimenticando quanto di negativo si era visto fino a metà aprile, con prestazioni a tratti imbarazzanti e squadre semisconosciute che venivano a dettare legge all’Arechi. E dunque in medio stat virtus, come dicevano i latini. Resta la base tecnica, ma la sensazione è che il giocattolo stesse per smontarsi prima che Iervolino, spinto dal ritrovato calore del pubblico, quantomeno si fermasse a riflettere. Il vero grande punto interrogativo risiede dunque nelle stanze del potere. Da mesi si rincorrono le voci su un addio definitivo del patron. Se da un lato l'accordo preliminare firmato a marzo con Cristiano Rufini sembrava aver tracciato la strada per il passaggio di consegna, la realtà di inizio giugno racconta una storia più complessa. Iervolino è diviso tra due tentazioni: cedere il passo a un nuovo gruppo di imprenditori o tentare un ultimo, clamoroso rilancio dopo aver blindato i conti con l'ultima ricapitalizzazione. La piazza, scottata dai ritardi gestionali degli scorsi anni, chiede solo una cosa: chiarezza immediata. Ritardare la programmazione per la quarta estate consecutiva sarebbe un autogol imperdonabile, anche inspiegabile visto che in C si perdono solo soldi e gli introiti sono quasi pari a zero. Il calciomercato granata sarà inevitabilmente condizionato dalle scelte di chi siederà alla scrivania, ma la struttura dei contratti traccia già i primi binari. I contrattualizzati (la base da cui ripartire): chi ha accordi pluriennali rappresenta lo scheletro della squadra. Villa, De Boer, Ferrari, Lescano, Achik. Non male per la C. E, con Cosmi, abbiamo positivamente rivalutato anche Matino, Berra e un altro paio di elementi che, tutto sommato, in Lega Pro ci possono stare. Su di loro si cercherà di fare plusvalenza o di costruire il nuovo instant-team, a patto che le sirene delle categorie superiori non diventino irresistibili. Poi ci sono i prestiti e le scadenze: elementi chiave della stagione come Inglese, Ferraris, Cabianca e Golemic tornano alla base o vedono il proprio vincolo esaurirsi. Anche quel Brancolini che forse qualche chance l’avrebbe meritata quando il collega Donnarumma – encomiabile per il ruolo da leader all’interno dello spogliatoio – viveva un periodo particolarmente complesso. La rosa potrà comunque contare su un’ossatura di una decina di elementi, ma andrà rinforzata seriamente in tutti i reparti. Possibilmente con gente di categoria superiore.
È sul fronte dei quadri tecnici che si preannunciano però le ufficialità più immediate. Serse Cosmi attende alla finestra un cenno dalla società, forte di aver ricompattato l'ambiente in extremis. Il destino del direttore sportivo sembra invece cambiato rispetto all’orientamento palesato dal club fino a qualche settimana fa. Il lavoro di Daniele Faggiano, infatti, non ha convinto appieno la proprietà. Al netto delle attenuanti e delle difficoltà oggettive della stagione, alcune scelte di mercato e la gestione di determinati momenti chiave non hanno lasciato il segno sperato. Tuttavia la volontà di non trascorrere settimane a caccia di un ds che accetti un progetto già avviato sarà prevalente e si rispetterà il contratto in essere: all’ex DG del Trapani il compito di smentirci e di assumere atteggiamenti diversi per riconquistare la piazza. Inutile girarci intorno: le prospettive per il prossimo campionato dipendono al 100% dalle prossime due settimane. Se la situazione societaria si sbloccherà rapidamente — con un Iervolino motivato o con una nuova proprietà solida che azzeccherà subito la scelta del nuovo DS — la Salernitana non potrà che partire per recitare un ruolo da protagonista, puntando senza mezzi termini al salto di categoria. Se invece si dovesse andare incontro a un'estate di transizione, fatta di ridimensionamento dei costi, poltrone vacanti e trattative infinite, ai tifosi granata toccherà armarsi di pazienza e prepararsi a un torneo di assestamento. La certezza, come sempre, è l'Arechi: il pubblico ha risposto presente, ora tocca a chi comanda dimostrare di essere all'altezza di questa passione.






