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Salernitana, i soliti vincoli di bilancio frenano l'ambizione
Oggi alle 00:01Editoriale
di Giovanni Santaniello
per Tuttosalernitana.com

Salernitana, i soliti vincoli di bilancio frenano l'ambizione

La promozione diretta sembra più un sogno dei tifosi che un reale obiettivo.

C’è un rituale che si ripete a Salerno con una puntualità stagionale, e non è quella delle luminarie della Villa Comunale: è il mercato granata che comincia sempre dalla stessa genuflessione, quella davanti al monte stipendi. Ogni estate, chiunque sieda sulla poltrona di direttore sportivo si trova a fare i conti non con il mercato che vorrebbe, ma con quello che il bilancio gli concede. E il bilancio, va detto senza troppi giri di parole, concede poco.

Il solito antipasto indigesto: due cessioni prima di ogni sogno

Paolo Ghiglione e Matteo Lovato tornano a Salerno dai rispettivi prestiti con l'aria di chi sa già di essere di passaggio. Entrambi portano in dote ingaggi tarati su categorie superiori, che la Salernitana ha lasciato da tempo e che non sembra vicina a tornarci nell'immediato. I loro contratti sono fossili di un'epoca in cui il club poteva permettersi certe cifre; oggi sono zavorra pura, incompatibile con qualunque disegno di sostenibilità.
La cessione di entrambi non è un'opzione tra le tante: è la precondizione. Fino a quando questi due dossier non saranno chiusi con vendita, risoluzione consensuale o qualunque escamotage contabile che liberi il monte ingaggi, la dirigenza granata resterà con le mani legate. Non ci sarà spazio per operazioni ambiziose, perché semplicemente non ci sono i margini economici per sostenerle in parallelo agli stipendi in essere. È un teorema, non un'opinione.

Maistro: un nome, non un'operazione

In questo contesto va letta la vicenda legata a Maistro. Il profilo piace, la suggestione è concreta perché il calciatore tornerebbe volentieri a Salerno, ma resta, allo stato attuale, un esercizio di fantamercato più che una trattativa reale. Un ingaggio come il suo presuppone liquidità che oggi la Salernitana non ha, e non avrà neppure dopo che Ghiglione e Lovato non saranno più a libro paga. Chi si aspetta annunci a breve rischia la delusione.

Faggiano e la filosofia del possibile

Non è un caso che Faggiano stia orientando il mercato verso la consueta direzione, quella degli svincolati e delle “occasioni” a costo contenuto. È una strategia obbligata più che una scelta di stile: quando il tesoretto a disposizione è quello che è, l'unico modo per costruire una rosa competitiva è pescare tra i parametri zero e le opportunità che il mercato, quello vero, fatto di esuberi altrui e situazioni contrattuali in scadenza, offrirà nelle prossime settimane. È un mercato "di rimessa", fatto di intuizioni e fiuto più che di investimenti, e la sua riuscita dipenderà interamente dalla capacità del ds di individuare i profili giusti tra gli scarti degli altri.

Il rischio di aspettare troppo

Detto questo, ed è bene dirlo senza sconti, perché la necessità di alleggerire il monte stipendi resta un dato oggettivo, non discutibile, subordinare in toto le entrate all'uscita di Ghiglione e Lovato è una strategia che scricchiola su almeno tre fronti, e non si tratta di dettagli marginali:
Primo: i profili di qualità non aspettano. Un calciatore che interessa davvero, quello capace di alzare il livello della rosa, ha altre opzioni sul tavolo e una finestra di mercato che si accorcia settimana dopo settimana. Se la Salernitana condiziona ogni trattativa in entrata alla chiusura delle cessioni, rischia semplicemente di arrivare seconda: il pezzo pregiato si stanca di aspettare una fumata bianca che non arriva e firma altrove, magari con un club meno prestigioso ma più rapido a decidere. La lentezza, in un mercato dove tutti sanno leggere le urgenze altrui, è già una sconfitta.
Secondo: c'è il tema, tutt'altro che teorico, dell'inizio della preparazione. Ogni estate la squadra si ritrova al raduno con un organico incompleto, costretta a lavorare per settimane su una rosa monca in attesa che il ds risolva i nodi di mercato. È un handicap che si paga in campo, non solo sulla carta: un gruppo che comincia la preparazione senza conoscere la propria fisionomia definitiva parte già in ritardo rispetto ad avversarie più organizzate.
Terzo elemento, forse il più insidioso: il mercato conosce benissimo la posizione assunta dalla Salernitana. I pochi club interessati a Ghiglione e Lovato sanno perfettamente che il club granata deve venderli, non che vorrebbe venderli, ed è una differenza che si traduce in offerte al ribasso, spesso pesantemente al ribasso. Chi compra da una posizione di forza negoziale non paga il prezzo di mercato: paga quello che vuole pagare, consapevole che dall'altra parte del tavolo non ci sono alternative. Il risultato è un doppio danno: si incassa meno di quanto i due calciatori varrebbero in condizioni normali, e con quella cifra ridotta si dovrà comunque costruire buona parte del mercato in entrata.

La solita morale

Non è la prima estate in cui la priorità assoluta è "prima liberiamo spazio salariale, poi vediamo cosa possiamo permetterci", ed è difficile non notare come questa sequenza, ripetuta identica anno dopo anno, dica più sulla gestione societaria che sulla competenza dei singoli direttori sportivi che si sono succeduti. Il problema non è mai stato trovare il ds giusto: è che qualunque ds, per quanto bravo, lavora con le mani legate dietro la schiena.
Chi sogna una promozione diretta dovrà quindi armarsi della solita pazienza granata: prima le uscite, poi, forse, e con budget ridotto, le entrate.
Del resto, un vecchio detto lo ripete da generazioni, ed è quasi un manuale di strategia negoziale in tre parole: chi tene tiempo nun aspetta tiempo. Perché il tempo, prima o poi, si prende gioco di chi lo spreca. La Salernitana dovrebbe saperlo: ogni giorno di attesa in più su Ghiglione e Lovato è un giorno in meno per costruire davvero la squadra, e un giorno in più regalato a chi, dall'altra parte del tavolo, aspetta solo che la disperazione faccia il suo lavoro sul prezzo.