SAMPDORIA GONFIA LA RETE - Attacco primo reparto da rinforzare, il bilancio al giro di boa
Fine anno, per tradizione, è tempo di bilanci. Calcisticamente parlando, è il momento in cui si apre la finestra del mercato di “riparazione”, per puntellare i reparti e colmare le carenze che, per motivi finanziari, errori in sede di calciomercato estivo e infortuni, si sono trasformate in grossi limiti strutturali. Per la Sampdoria, il reparto che necessita di nuova linfa con maggiore urgenza è senza dubbio l’attacco, che andremo ad analizzare nel consueto bilancio al giro di boa.
L’assenza di una prima punta di ruolo, capace di fare reparto, far salire la squadra, fare a sportellate e far valere fisico e centimetri in area di rigore si è fatta sentire in queste prime 19 giornate. Dopo gli esperimenti nel modulo, abbandonata l’idea del tridente – che, a conti fatti, non ha portato a un incremento delle occasioni da goal, quanto a una maggiore esposizione a pericoli per la retroguardia, rendendo l’assetto sbilanciato –, anche nel 4-3-1-2 che rappresenta il modulo più equilibrato per i blucerchiati di Pirlo, manca un finalizzatore con le caratteristiche di un bomber “concreto” di categoria. Il giocatore in rosa che più si avvicina per caratteristiche fisiche all’identikit. Manuel De Luca, purtroppo non ha convinto appieno. Trattenuto la scorsa stagione dopo un buon pre campionato, è rimasto fuori a lungo per via di infortuni reiterati e forse da questo dipende la perdita dello smalto che aveva mostrato in precedenza. De Luca è in crescita, ma non offre sufficienti garanzie in termini di cinismo e, talvolta, risulta poco fluido nei movimenti o nella lettura dell’azione.
Un goal all’attivo per lui in 15 presenze (in casa della Reggiana) e due assist. Non è una bocciatura totale, ma per ipotecare un campionato tranquillo – e magari sperare in qualcosa di più – non può essere l’unica opzione.
I numeri dell’attacco mostrano una media di 1,26 goal a partita (24 in totale, di cui 18 su azione incluse le reti di Borini col Cosenza e di Giordano col Brescia, scaturiti dagli sviluppi di un calcio d’angolo), ma il dato che salta agli occhi è quello relativo ai tiri nello specchio: solo il 44%. Più della metà delle conclusioni blucerchiate si spegne sul fondo (88 tiri in porta e 112 fuori). Segno che i blucerchiati costruiscono, ma manca la freddezza sotto porta e, talvolta, la personalità per andare al tiro. Chi di personalità ne ha da vendere è lo “scugnizzo” Sebastiano Esposito: classe 2002 inesauribile, dalla grinta incontenibile e con tutti i numeri per lasciare il segno. 5 goal nelle ultime 7 partite, tecnico, potente, ma anche bravo a sacrificarsi in copertura all’occorrenza, l’attaccante di proprietà dell’Inter è un gioiellino su cui puntare. Una luce in un reparto in cui sono prevalse le ombre. Di Esposito colpisce la personalità: non molla fino al fischio finale, mostra quell’agonismo che in un campionato come la serie B è oro colato ed è un pilastro inamovibile. Se manterrà concentrazione e umiltà potrà regalare ancora molte soddisfazioni ai tifosi.
Parlando di Estanis Pedrola e Fabio Borini, il denominatore comune è la sfortuna che ha colpito quest’anno la Samp in quanto a infortuni. Lo spagnolo si è presentato come talento cristallino (3 reti, colpi e movimenti da campioncino) e ha pagato soltanto l’assetto ancora traballante della Samp a inizio stagione, quando è stato impiegato talvolta non nella posizione che gli è più congeniale, altrimenti avrebbe potuto essere ancora più letale. Borini ha portato esperienza e mostrato spirito di sacrificio quando la squadra necessitava di punti fermi, ha segnato 5 reti e firmato due assist (seppur nel complesso ci si aspettasse qualcosa di più da un veterano con un curriculum come il suo); ma entrambi sono stati fermati da infortuni che necessitano di lunghi tempi di recupero (non li vedremo prima, nella migliore delle ipotesi, della prima metà di febbraio per quanto riguarda Pedrola e fine febbraio per Borini, operato al tendine dell’adduttore lo scorso 29 novembre).
Capitolo a parte è quello rappresentato dagli ultimi due elementi del reparto, quelli che – se pervenissero richieste – potrebbero partire in cerca di maggiore spazio e miglior fortuna: da un lato Marco Delle Monache, dall’altro Antonino La Gumina. Diverse le situazioni: il primo è un classe 2005 che potrebbe avere modo di esprimersi e crescere in prestito, visto sporadicamente finora (136 minuti giocati, 6 presenze); mentre il secondo non ha sfruttato le chance avute. Due le reti segnate, un’espulsione lampo, 11 presenze per un totale di 378’ disputati, mai del tutto convincenti. Pirlo lo ha riproposto facendolo subentrare col Bari, forse anche per dare il segnale che tutti possono e devono dare il proprio contributo, ma la sua partenza a gennaio libererebbe un posto per la prima punta di peso che occorre per rinforzare un reparto cruciale. Luci e ombre di un reparto che, come tutta la squadra e la società, vive un anno di transizione frutto di un’“eredità” finanziaria della gestione precedente che non consente nuovi ingressi finché non si movimenta in uscita. Vedremo gli sviluppi nelle prossime intense settimane di calciomercato, fermo restando che, rispetto a un anno fa, è già un bel sollievo per i tifosi poter parlare di calcio giocato e pedine di scambio anziché di due diligence e concordati grazie al cambio al vertice societario della scorsa estate.


