SAMPDORIA ALE' CAMMINEREMO CON TE - Centrocampo, croce e delizia
Dopo diciannove partite ufficiali di campionato e due di Coppa Italia, l'assetto del centrocampo blucerchiato è uscito completamente stravolto rispetto a quelle che erano le aspettative al termine del mercato estivo. È rimasto un centrocampo a tre ma molto diverso negli uomini e nelle intenzioni.
Il perno centrale della squadra, colui che avrebbe dovuto dettare i tempi e dirigere il gioco, sarebbe dovuto essere Matteo Ricci, considerato all’unanimità o quasi uno degli innesti migliori che si potessero ottenere per il reparto. Ricci è arrivato con qualche problema fisico da smaltire e un ritmo gara, sia a livello atletico che mentale, completamente da ricostruire. Ancora oggi, quello che abbiamo visto in campo non è che l'ombra del giocatore che ci si aspettava. Al di là della forma, quello che sembra averlo limitato è la testa. Per la seconda parte di stagione, sarebbe importantissimo recuperarlo, perché se è vero che al suo posto si è imposto Gerard Yepes, avere cambi all’altezza sarebbe fondamentale. Riguardo lo spagnolo, arrivato in blucerchiato alla soglia dei sedici anni, è stata una vera soddisfazione vederlo conquistarsi la titolarità sul campo con prestazioni sempre più convincenti. Gerard sente il blucerchiato addosso e questa identità, alimentata negli anni frequentando lo stadio, la mette sul campo. Soprattutto negli ultimi due mesi si è dimostrato estremamente determinato, caratteristica che lo ha portato a fare tanta differenza soprattutto in fase di copertura. Combatte, ma soprattutto combatte da sampdoriano e questo a noi tifosi non può che farci impazzire. È cresciuto tanto in concretezza anche in fase di prima impostazione. Quello che gli manca è un po' di sfrontatezza nel proporsi sulla trequarti campo avversaria e tentare giocate più verticali. Non è il suo compito primario, ma sono qualità che lo renderebbero un centrocampista ancor più efficace e moderno. Speriamo tutti che nella seconda parte di stagione la sua crescita continui su questi binari.
Come mezzali, i titolari attesi erano Leonardo Benedetti e Valerio Verre. Il primo, dopo due partite ufficiali, è stato costretto a fermarsi per un problema al ginocchio. Rientrato per pochi minuti a Reggio Emilia, nelle ultime due partite ha dimostrato di poter essere un tassello importante per presenza fisica e inserimenti. Il suo posto è stato preso da Pajtim Kasami, giocatore esperto, con grande temperamento e buone doti tecniche. Arrivato svincolato a metà settembre, fermo da giugno, ci ha messo un buon mese e mezzo a riprendere condizione. In questo periodo di tempo, culminato con la sconfitta di Coppa Italia con la Salernitana, si sono visti esperimenti vari (centrocampo a 3, 4 o 5) senza che filtrasse un briciolo di luce. Una volta trovata la forma però, è diventato un anello importantissimo e titolare inamovibile del reparto. Lui più di chiunque altro è riuscito a portare equilibrio in un centrocampo che faticava sia a fare schermo sia a proporsi come raccordo con gli attaccanti. L’ingenuità commessa con la Feralpi Salò è stata pagata a caro prezzo e la sua assenza si è sentita pure nella sfida con il Bari. Altre due giornate senza lo svizzero, saranno un piccolo problema da gestire per Mister Pirlo.
Soprattutto il lavoro di raccordo ce lo si aspettava da Valerio Verre, che però ancora una volta, alla sua settima stagione da tesserato blucerchiato, ha deluso le aspettative. Per me, come credo per la quasi totalità dei tifosi blucerchiati, Verre rimane un mistero. Il giocatore tecnicamente non si discute, vede la profondità, controlla il pallone come pochi altri compagni sanno fare e ha un discreto tiro da fuori. Continua a mancargli del tutto la capacità di applicarsi per i novanta minuti, va ad intermittenza e le pause che si prende, soprattutto quando gli si chiede di coprire, sono veri e propri blackout che durano anche buone mezz'ore. Ad un passo dai trent’anni, sul campo ci si aspetterebbe da lui un’altra maturità. Con il passaggio dal 4-3-3 al 4-3-2-1 è stato avanzato il suo raggio di azione, proponendolo nei due a ridosso della punta centrale. Anche in questa posizione, seppur sgravato di parte dei compiti difensivi, ha fatto meno di quello che si sperava. Un girone di andata con quattro assist e zero gol per un giocatore con le sue doti è un bottino veramente magro. Personalmente mi dispiace molto che non sia riuscito a contribuire in maniera significativa al gioco e ai risultati, perché è uno di quei giocatori dai quali, quando inizia la partita, mi aspetto sempre una giocata importante, un numero, un palleggio, un passaggio decisivo che nello svolgimento dell’azione non mi sarei nemmeno immaginato. È un giocatore che può e sa inventare e spero davvero che nella seconda parte di stagione, ancora con la maglia blucerchiata, possa finalmente dimostrarsi decisivo. Il ruolo di seconda mezzala se lo è quindi conquistato Ronaldo Vieira. Anche lui da una vita alla Sampdoria, anche lui come Verre con varie parentesi in prestito e un’idea di incompiuto nella testa dei tifosi. A differenza del numero dieci, è però riuscito finalmente a fare vedere prestazioni convincenti fatte principalmente di muscoli prima ancora che di tocchi gentili. Si è sempre pensato a lui come ad un regista basso, ma liberato dei compiti di impostazione ha guadagnato in sicurezza. Il suo fisico di cristallo non lo aiuta e infatti ancora una volta dopo un mese e mezzo di prestazioni convincenti è stato costretto a fermarsi. Al suo posto sul centrosinistra nelle ultime tre uscite stagionali ha convinto Simone Giordano, schierato avanzato rispetto al suo ruolo originario di terzino sinistro.
Mister Pirlo ha concesso parecchi minuti anche a Stefano Girelli, sia come titolare in qualche situazione di emergenza sia come primo cambio delle mezzali. Al ragazzo, arrivato in estate dopo una convincente stagione in Lega Pro al Lecco, non manca sicuramente la voglia e la corsa, ma sia tecnicamente che tatticamente ha mostrato di dover crescere. Altro giocatore spesso entrato dalla panchina è Kristoffer Askildsen. Il norvegese, sempre giovane ma non più imberbe, continua a non convincere appieno. Soprattutto in serie B ci si attendeva da lui un contributo diverso e una crescita soprattutto dal punto di vista della personalità mostrata in campo che non c'è stata. Pochissimi minuti poi per Simone Panada e nessuno per Lorenzo Malagrida, quest'ultimo anche fermato da un infortunio, a testimonianza di scarsa considerazione agli occhi di Andrea Pirlo.
Nel complesso il centrocampo è un reparto numericamente ricco e che, con tutti gli effettivi disponibili, sulla carta può contare su un ottimo terzetto titolare (Kasami – Yepes – Vieira), cambi eccellenti (Benedetti e Ricci, quest’ultimo se recuperato nella testa ancora più che nelle gambe) e soluzioni affidabili per le emergenze (Giordano e Depaoli avanzati come mezzali, avendo disponibili Stojanovic e Murru come terzini). Sul mercato, a mio avviso, le priorità riguardano altri reparti. Ad opportunità per allungare la panchina con giocatori solidi e affidabili non direi però chiaramente di no.


