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I. Bonetti: "È sul piano della credibilità che la Sampdoria sta consumando la sua crisi più grave"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 10:02News Doria
di Lidia Vivaldi
per Sampdorianews.net

I. Bonetti: "È sul piano della credibilità che la Sampdoria sta consumando la sua crisi più grave"

L'ex blucerchiato Ivano Bonetti, attraverso un post sui social, ha voluto indirizzare una lettera aperta alla dirigenza della Sampdoria, dopo gli indizi sulla probabile non riconferma di Lombardo alla guida della squadra. 

"Ma sapete chi siamo?? Non vi vergognate neanche un pó???lettera aperta alla dirigenza della Samp:

Esistono momenti, nella vita di una società calcistica, in cui i risultati non bastano più a nascondere i limiti di una gestione.

Perché oltre la classifica esiste qualcosa di ancora più importante: la credibilità.

Ed è proprio sul piano della credibilità che oggi la Sampdoria sta consumando la sua crisi più grave.

Negli ultimi anni si è ripetuto uno schema ormai impossibile da ignorare.

Ogni volta che il club precipita nella confusione tecnica, emotiva e ambientale, la dirigenza si affida a uomini che incarnano realmente la cultura sampdoriana. Figure che conoscono il peso della maglia, la sensibilità dell’ambiente e la responsabilità di rappresentare una storia calcistica che va ben oltre il semplice risultato sportivo.

Tra queste figure, Attilio Lombardo ha dimostrato ancora una volta — con i fatti e non con le dichiarazioni — di possedere competenza, equilibrio e autorevolezza nei momenti di massima emergenza.

Ed è qui che emerge la contraddizione più evidente dell’attuale gestione societaria.

Se una figura viene ritenuta adeguata per salvare la Sampdoria nel momento più delicato della sua storia recente, risulta difficile comprendere per quale ragione quella stessa figura non venga considerata adeguata per partecipare alla ricostruzione tecnica e progettuale del club.

Questa incoerenza, ormai reiterata, non può più essere liquidata come semplice scelta tecnica.

Perché le scelte tecniche seguono una linea strategica riconoscibile.

Qui, invece, la percezione esterna è quella di una governance priva di continuità, di identità e soprattutto di una visione calcistica chiara.

Ed è esattamente questo il nodo centrale.

Una società può attraversare difficoltà economiche, errori sportivi o stagioni complicate. Fa parte della storia di qualsiasi club.

Ciò che preoccupa realmente è quando manca la capacità di trasformare le esperienze vissute in cultura gestionale.

Alla Sampdoria, invece, sembra accadere il contrario: gli errori si ripetono, le dinamiche si riproducono identiche e le decisioni appaiono spesso scollegate tanto dal merito quanto dalla realtà emotiva e tecnica del club.

Questo genera una progressiva frattura con l’ambiente.

Perché il tifoso può accettare la sofferenza sportiva.

Può accettare una stagione difficile.

Può persino accettare la sconfitta.

Quello che non può accettare è la sensazione di assistere a una gestione che non riesce a trasmettere né stabilità né direzione.

La Sampdoria non può diventare un luogo dove le figure storiche vengono richiamate esclusivamente per tamponare le emergenze e poi sistematicamente escluse nel momento in cui si pianifica il futuro.

Questo meccanismo, oltre a essere incomprensibile sul piano sportivo, finisce inevitabilmente per indebolire la credibilità dell’intera struttura societaria.

Perché una dirigenza forte si riconosce dalla capacità di dare continuità alle proprie scelte.

Non dall’utilizzo occasionale delle persone nei momenti di crisi.

Oggi il punto non è più discutere il nome di un allenatore o di un collaboratore.

Il punto è chiedersi quale idea di Sampdoria esista realmente dietro questa gestione.

Quale identità.

Quale cultura sportiva.

Quale progetto.

Perché senza risposte chiare a queste domande, il rischio è che il club continui a vivere in una perenne emergenza, affidandosi ciclicamente agli uomini della propria storia senza mai avere il coraggio — o la lucidità — di costruire davvero con loro.

Ed è forse questa la riflessione più amara.

Perché una società perde davvero il proprio equilibrio non quando sbaglia una decisione, ma quando smette di riconoscere il valore delle persone che nei momenti più difficili le hanno restituito dignità. Ivano Bonetti "