Non ci siamo
Da scrittore per la rubrica “non ci siamo mai persi” ad autore di un articolo dal titolo “non ci siamo”, punto: direi che questo mio percorso personale è degna immagine della parabola negativa compiuta dalla Sampdoria in questo funesto 2011. Ora, scrivere di Sampdoria in questo momento è difficile, anzi, fin troppo facile: quel che davvero è difficile è riuscire a scrivere una critica decente e costruttiva, senza trasformare una così attenta testata di notizie blucerchiate online in un muro del pianto o “pollaio” di critiche contro Atzori, società, giocatori etc.-che peraltro le meriterebbero.
Quello su cui continuo a rompermi la testa da mesi è la motivazione che avrebbe portato all’attuale scempio cui stiamo assistendo, indipendentemente dagli attori presenti sul palcoscenico, che, peraltro, si sono avvicendati, alternati, riproposti o scomparsi, senza costrutto. Sono tuttora convinto che non serva una corazzata per risalire in serie A, e questo lo possiamo osservare ogni settimana, leggendo la distinta delle formazioni che affrontiamo, né che serva urgentemente la difesa a tre o un nuovo terzino, trequartista, punta, allenatore o giardiniere.
Serve personalità, serve motivazione e, ancor più a monte, la serenità nel lavorare che solo una società seria e capace di programmare riesce a dare e che da oltre un anno non riusciamo più a ritrovare nell'ambiente blucerchiato. Altrimenti ogni nuovo componente della rosa, dallo staff tecnico ai giocatori, indipendentemente dal suo valore individuale, si inserirà nel solco delle disastrose prestazioni a noi fin troppo ben note. D’altra parte basta guardare i volti dei nostri, le loro facce tristi, per capire, ogni volta, che sarà l’ennesima giornata di patimenti per i colori blucerchiati.
Non mi sentivo soddisfatto dopo la goleada col Gubbio (ingiudicabile), né dopo le mediocri prestazioni di Empoli e Bergamo (brutte ma vincenti): alla prima prova di compattezza, un mini-tour de force contro Torino, Verona e Sassuolo in successione, la squadra si è sciolta come una pallina di neve sotto il sole di agosto, dimostrando quanto fosse precaria e pericolante la sua condizione. Ma la cosa che forse più mi fa paura è l’incapacità di reagire rabbiosamente ai risultati negativi, magari anche con tanta foga e poca testa, ma con l’orgoglio che compete a una squadra come la nostra. Niente. Siamo alla depressione totale.
Ci viene chiesta pazienza e noi la concediamo, ci mancherebbe, le cose serie nella vita sono altre. Ma davvero risulta ogni volta più difficile sopportare di vedere un gruppo di giocatori scendere in campo senza costrutto.. Eppure basterebbe poco, dei piccoli segnali di progresso, per rinfocolare la motivazione di noi sostenitori blucerchiati e del nostro proverbiale amore (mi sono quasi stufato di sentire ripetere questo refrain, ultimamente abusato, a parziale risarcimento dei risultati disastrosi). Dicono che il campionato sia lungo: a noi spetta il compito di trasformarlo in un’entusiasmante rincorsa o in una ulteriore annata di agonia.


