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tmw / sampdoria / News Doria
Chiesa: "Un mio erede? Aspettiamo ancora qualche anno e vedremo"TUTTOmercatoWEB
© foto di Diego Fornero/TorinoGranata.it
domenica 15 giugno 2014, 23:14News Doria
di Rudy Maccherozzi
per Sampdorianews.net

Chiesa: "Un mio erede? Aspettiamo ancora qualche anno e vedremo"

Nel corso di un’intervista a 360 gradi rilasciata al Giornale di Puglia, il tecnico della primavera blucerchiata Enrico Chiesa ha toccato diversi temi: dal suo passato da calciatore, all'attuale carriera da allenatore.

Mister, dopo anni sui campi di calcio, ora quegli stessi campi li vede da una panchina... com’è la visuale? "Sicuramente è una cosa completamente diversa. Ora ho una responsabilità importante, visto che ho a che fare con ragazzi che vanno dai 16 ai 18 anni, che sono adulti ma non ancora. Ho una responsabilità diversa rispetto a quando indossavo la maglia da calciatore”.

Era più forte la coppia Chiesa-Crespo, Chiesa-Batistuta o Chiesa-Mancini? "Con Crespo e Batistuta mi mettevo a loro disposizione poiché erano centravanti e avevano bisogno dell’area di rigore mentre io giravo attorno. Con Mancini le cose erano diverse poiché lui era un centravanti finto, portava via parecchi difensori lasciando a me più libertà di manovra e più libertà in area di rigore. Insomma, un conto è dare la palla e quindi fare gli assist, un conto riceverla e metterla dentro”.

Di te si disse che eri un mix tra Gigi Riva e Paolo Rossi, con “Rombo di tuono” che addirittura ti definì tuo erede. Chi è oggi invece l’erede di Enrico Chiesa? "Aspettiamo ancora qualche anno e vedremo. Mi auguro che ci sia un mio erede, poiché vorrebbe dire che Enrico Chiesa ha lasciato un buon segno nel calcio italiano”.

Ci pensa ad una panchina di prestigio? Magari a quella della Sampdoria in prima squadra? "Ma no. Ti dico una cosa, quando si inizia a giocare, lo si fa per passione, per voler cercare di arrivare più in alto possibile. Lavorando giorno per giorno e con le mie possibilità sono arrivato fin in nazionale. Quando ho iniziato ad allenare, l’ho fatto con la consapevolezza di dover fare il meglio possibile, con la consapevolezza che si indossa una veste diversa da quella del calciatore e che la strada da intraprendere è fondamentalmente diversa”.