Atalanta, Sarri: "Stare a casa in Europa mi aveva stancato. Scamacca-Krstovic anche insieme"
L'Atalanta supera 1-0 l'Hapoel Tel Aviv e conquista l'accesso alla fase campionato di Conference League. Dopo lo 0-0 dell'andata a Bergamo, a Miskolc decide Gianluca Scamacca, entrato nella ripresa e subito decisivo. Al termine della sfida, Maurizio Sarri è tornato sui temi affrontati alla vigilia, partendo proprio dalle difficoltà presentate dalla formazione israeliana: "Se avessi pensato a qualcosa e fossi stato sicuro che con quello avremmo superato la difesa dell'Hapoel, non l'avrei detto. Abbiamo preparato la partita in base a quello che avevamo visto principalmente nella gara d'andata, guardando anche altre partite dell'Hapoel, ed eravamo consapevoli delle difficoltà: squadra di buon livello, in buona condizione fisica, molto determinata. Sapevamo che avremmo affrontato una partita dura. Ma non dovevamo avere nessun timore: dovevamo avere la testa per volercela fare, la convinzione di potercela fare, senza presunzione, assolutamente, e sapendo che sarebbe stata dura".
Il tecnico ha quindi affrontato il tema della condizione atletica: "Siamo ancora in un periodo della stagione abbastanza ondivago a livello di condizione. È chiaro che a noi giocare partite ufficiali fa bene, ed è altrettanto chiaro che giocarne troppe così spesso può essere anche un problema. In questo momento la squadra mi sembra che, partita dopo partita, metta dei mattoncini anche a livello di condizione fisica: vediamo se ci siamo avvicinati rispetto alla gara d'andata".
Sarri: "Conference? Ci teniamo molto, stare a casa in Europa mi aveva stancato"
Spazio poi a Charles De Ketelaere, utilizzato nella ripresa: "Purtroppo ha fatto, giustamente, delle vacanze dopo il Mondiale e ha avuto un problema all'adduttore una volta rientrato con noi: non è che abbia fatto molto allenamento insieme a noi e non è che in questo momento abbia un minutaggio elevato nelle gambe. Ci può dare qualcosa, perché i giocatori di qualità possono sempre darti qualcosa in più. Il dilemma era, visto che giocavamo una partita dal minutaggio incerto, se farlo partire o utilizzarlo dopo. Questa era la difficoltà".
Sarri ha quindi chiarito il peso che potrà avere la Conference League nella stagione nerazzurra: "Questo non lo so. Io so che devo fare tre competizioni, e poi, quando la stagione andrà avanti, sarà più chiaro. Se dicessi che è l'obiettivo principale in questo momento non sarebbe certo, anche perché io penso che la stagione di una squadra si debba valutare essenzialmente sul torneo più lungo, quindi sul campionato. Però è una manifestazione a cui teniamo, e ci teniamo molto. Io per primo: l'anno scorso non ho fatto competizioni europee e la cosa mi ha pesato un po'. Stare a casa il mercoledì e il giovedì mi sono un po' rotto, non è che mi piacesse molto. Poi è chiaro, siamo in una fase in cui avere più tempo per allenarci ci può anche far bene. Però l'obiettivo era entrare nella Conference: adesso che siamo dentro valuteremo se possiamo giocarcela o meno, anche se il livello della Conference mi sembra si stia elevando quest'anno, vedendo l'elenco delle possibili partecipanti".
L'allenatore ha poi spiegato quale Atalanta intende costruire: "Sto cercando di costruire una squadra che imponga la partita. Poi a volte ci riusciremo, a volte non ci riusciremo. E se devo trovare un difetto nella partita del Sassuolo, è che abbiamo fatto trenta minuti di grande livello, ma dopo non eravamo più in controllo della gara: era diventata una partita in cui poteva succedere di tutto, e non è che questo mi piaccia molto. Quindi noi cercheremo di fare la nostra partita. Se poi non ce la facciamo, non è una scelta tattica: sono loro che ci costringono a fare altre cose. Ma noi partiamo per farla noi, la partita".
"Non dobbiamo snaturarci. Scamacca e Krstovic? In certe situazioni anche insieme"
Sarri ha approfondito anche il concetto di gestione: "Nel calcio c'è una parola molto usata, e che io non so cosa voglia dire: dobbiamo gestire. E glielo dici tu, agli avversari, che noi si deve gestire... È qualcosa di estremamente difficile. Se poi intendi che mancano due minuti alla fine, siamo sopra e non si rischia un'ostruzione da dietro, va benissimo, ma quello fa parte della concretezza della situazione. Come mentalità, invece, io penso che se andiamo sopra o sotto e ci snaturiamo, la partita ce la complichiamo da soli. Quindi, escluse le situazioni contingenti, la scelta sarebbe no; poi magari il campo ci dice di sì, perché entrano in ballo altri fattori".
Da qui il richiamo alla pazienza necessaria per accompagnare la crescita della squadra: "È il motivo per cui tutti noi da un mese stiamo dicendo che avremo delle difficoltà, che ci vuole pazienza, che soffriremo e sbaglieremo, con la grande speranza di crescere piano piano e costruire qualcosa di importante. Questo è il macropiano. Poi c'è il micropiano: noi volevamo andare dentro e volevamo andare in Europa, non è che ci potevamo fermare di fronte alle difficoltà. Ce la dovevamo giocare a tutti i costi, poi avremmo accettato tutto, ma dopo esserci giocati al cento per cento delle nostre possibilità attuali. Se si parla di un periodo, ci diamo tutte le giustificazioni del mondo; se si parla della singola partita, non ci diamo giustificazioni. Siamo entrati dentro per andare avanti, perché volevamo entrare in Europa: se non ci fossimo riusciti, avrebbe dovuto essere solo perché loro erano stati più forti di noi, non per demerito nostro".
Chiusura sul dualismo tra Scamacca e Nikola Krstovic: "Se la difficoltà del mio lavoro fosse scegliere fra due giocatori che secondo me sono in crescita tutti e due, sarebbero difficoltà benvenute. Stanno facendo bene, soprattutto nell'ultima partita: una gara molto pulita, senza perdere mai un pallone, da parte di Scamacca; una gara vigorosa da parte di Krstovic. Quindi questo è un finto problema. Sono due giocatori in crescita, e nell'arco della stagione sarà il momentaneo stato di condizione fisica dei due ragazzi a decidere chi giocherà qualche minuto in più e qualche minuto in meno. Dobbiamo avere anche la forza di preparare uno special team, perché ogni tanto, in certe situazioni, potrebbero giocare anche insieme".






