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Baggio si racconta: "A Usa '94 percepii che Sacchi avrebbe preferito se non avessi giocato"

Baggio si racconta: "A Usa '94 percepii che Sacchi avrebbe preferito se non avessi giocato"TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Niccolò Righi
domenica 10 maggio 2026, 12:00Serie A
Niccolò Righi

A una settimana dall’uscita del suo libro ‘Luce nell’Oscurità’, Roberto Baggio si è raccontato in una lunga intervista concessa al Corriere della Sera. Tra vita privata e campo, il Divin Codino ha ripercorso la propria carriera, soffermandosi soprattutto sul rigore fallito nella finale Mondiale persa dall’Italia con il Brasile: “Mi sentii in colpa con tutti gli italiani. Volevo sparire. Provavo una vergogna infinita, una di quelle cose che ti restano addosso anche quando passano gli anni. Nemmeno oggi riesco a perdonarmi completamente. So che può sembrare strano, perché il calcio è fatto anche di errori, ma quel momento ha pesato tanto dentro di me”.

Nel libro ripercorre anche il pessimo rapporto avuto nella sua carriera con diversi allenatori, da Lippi, a Sacchi, fino a Trapattoni: “A volte ho avuto la sensazione che alcuni allenatori facessero fatica ad accettare che attorno a un calciatore ci fosse tanta attenzione. Forse non era gelosia in senso banale, ma il bisogno di affermare un’autorità”. Baggio parla in particolare di Sacchi e di quel Mondiale del ’94: “Il giorno prima della gara con la Norvegia mi disse che ero per l’Italia ciò che Maradona era per l’Argentina, però quando espulsero Pagliuca sostituì me anziché Casiraghi. Per quello dissi in mondovisione che era matto. Alla finale ci arrivai veramente provato, tanto che pensai che la mia presenza non fosse una priorità del Mister. Percepii una situazione ambigua. Forse si pensava che una vittoria senza di me avrebbe esaltato ancora di più il gruppo. E forse, in caso di sconfitta, la mia assenza avrebbe potuto diventare un alibi. Sono pensieri che mi attraversarono in quel momento”.

Alla fine, come detto, quel mondiale si concluse con il rigore alto di Baggio: da allora i brasiliani sono convinti che la palla sia stata deviata dal Cielo. “Pochi mesi prima era morto Ayrton Senna. So che in Brasile qualcuno ha pensato anche a questo, come se ci fosse stato un segno, qualcosa di più grande. Dicono che sia stato lui a deviare il pallone sopra la traversa. Sono cose che appartengono al mistero, alla sensibilità di ciascuno. Posso solo dire che quel pallone ancora oggi per me resta sospeso in un luogo difficile da raggiungere con le parole”.

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