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Tra la candidatura di Malagò e la spaccatura sul segretario generale: oggi la Serie A in assemblea

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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
Oggi alle 07:10Serie A
16.10.2026 07:10Serie A
I club tornano a riunirsi mentre in Federcalcio si cerca una soluzione per il dopo Brunelli senza forzare i passaggi statutari
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Dov’eravamo rimasti? Ah, sì, la Serie A e Giovanni Malagò. La scorsa primavera, con la Nazionale reduce dal ko di Zenica e la Federcalcio dalle dimissioni di Gabriele Gravina, il massimo campionato aveva scelto - e qualche emissario si era mosso già prima del terremoto - di puntare sull’ex presidente del CONI come nuovo numero uno della FIGC. Tutto è filato liscio, fino al più incredibile inciampo burocratico: la Federcalcio, per la nona volta nella sua storia, è oggi commissariata per il mancato tesseramento dello stesso Malagò. Che, un po’ come Pierfrancesco Favino, sa interpretare tutti i ruoli e, smessi i panni di presidente, ha momentaneamente indossato quelli da commissario per prepararsi - le elezioni sono il 14 dicembre - a essere nuovamente eletto presidente.

La Serie A ricandida Malagò?

In questa commedia con meno attori del previsto, la risposta alla domanda è sì: il tema non è se la A rifarà il nome dell’imprenditore romano, ma quando. Oggi, a partire dalle 11.30, in via Rosellini le società si rivedranno in assemblea. La raccolta firme - ne bastano 11 su 20 e non impegnano al voto - non è all’ordine del giorno, ma del resto non è necessario che lo sia: in primavera era avvenuta prima dell’assemblea, diciamo nei corridoi. Malagò si aspetta che già oggi il suo nome possa essere (ri)fatto pubblicamente: non è però così scontato, potrebbe volerci qualche giorno in più.

E il segretario generale?

Nel frattempo, la discussione resta tutta burocratica. Nella delibera di commissariamento, il CONI ha rivolto numerose e dure critiche all’operato della struttura federale. Non c’è alcun riferimento diretto all’attuale segretario generale, Marco Brunelli, né come nome né come carica. Anzi, tra le righe ci si potrebbe leggere un’accusa ancora più diretta alla procura federale. Ma in via Allegri ritengono che l’avvicendamento in quel ruolo, per evitare che a validare la candidatura di Malagò sia lo stesso titolare dell’ufficio che - almeno formalmente - l’aveva fatto in prima battuta, sia indispensabile.

La soluzione ponte

Le parti sono in trattativa da qualche tempo, perché nessuno vuole fare di Brunelli - a cui è già stato detto che non sarà più segretario generale, ma potrebbe rivestire un altro ruolo in seno alla Federazione - un capro espiatorio. Con la sua fuoriuscita, si aprirebbe il tema del successore, e la Serie A è spettatrice interessata: non tutti i club sono convinti della “promozione” di Giancarlo Viglione, attuale responsabile del settore legislativo della FIGC, protagonista di un accordo blindato tra Malagò, l’Assocalciatori e l’Assoallenatori. Peraltro, si pone un problema normativo: in base allo Statuto della FIGC, il presidente nomina il segretario generale “previa consultazione con il CONI e sentito il Consiglio Federale”. Il primo passaggio è anche possibile - detto che il CONI va consultato per la nomina, non per altro -, il secondo no, a meno di non ritenere che, avendone assommato i poteri da commissario, Malagò possa consultare… se stesso. Il Consiglio Federale è infatti attualmente decaduto e ne fa le veci lo stesso Malagò. Per evitare forzature, la soluzione potrebbe anche essere quella di affrontare il percorso elettorale con un facente funzione - una figura già interna alla struttura federale - e rimandare l’eventuale nomina di Viglione a un momento successivo.

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