Delirio Milan al "Maradona", col Napoli finisce 1-1. E i rossoneri volano in semifinale dopo 16 anni
"Napoli è mille culure... Napoli è senza paura" recitava lo striscione. Non è bastato il coraggio ai partenopei, che si arrendono a un Diavolo che si mostra ancora una volta indigesto. E riesce nell'impresa di entrare tra le migliori 4 d'Europa.
LE SCELTE DEGLI ALLENATORI - Non c'è due senza tre per Stefano Pioli che conferma lo stesso undici visto lo scorso 2 aprile in campionato e nel quarto d'andata. Spalletti ritrova Osimhen al centro dell'attacco ma perde gli squalificati Kim e Anguissa: Juan Jesus e Ndombele sono i prescelti per l'undici iniziale. Rispetto all'andata novità Politano, preferito a Lozano.
SOLITO SPARTITO DELL'ANDATA - Il Napoli fa la partita e più che la profondità con Osimhen insiste sulle corsie laterali con un Politano ispirato che mette spesso in difficoltà Théo Hernandez. Dall'altra parte Kvaratshelia subisce sempre il raddoppio dei difensori rossoneri, con Calabria e Kjaer sempre sul pezzo e Krunic che lo si vede spesso dare una mano. Milan che resiste e riparte. E come a San Siro quando accelera fa malissimo. Al 21' Mario Rui entra in ritardo su Leao che è bravo a scaricare subito palla. Per Marciniak nessun dubbio: penalty, che però Giroud si fa parare da Meret. Lo stesso francese prova a farsi perdonare qualche minuto più tardi, ricevendo in area e scaricando il sinistro: anche qui Meret è prodigioso con una garellata.
DOPPIA TEGOLA AZZURRA. E LEAO FA IL FUORICLASSE - Napoli che perde attorno alla mezz'ora sia Politano che Mario Rui. L'eserno destro era stato il migliore dei suoi. Entrano Lozano e Olivera. Sommate alle assenze di Kim e Angiossa, la situazione per gli azzurri si fa sempre più complicata, eppure la squadra continua ad attaccare a testa bassa e avrebbe una grande occasione con Lozano (scivolata di Leao non giudicata fallosa dall'arbitro). Proprio il portoghese fa il fuoriclasse, in un'azione che ricorda quella famigerata di George Weah contro il Verona nel 1996: un coast to coast liberandosi degli avversari fino all'area di rigore. Cambia solo il finale, perché a differenza del liberiano, Leao decide di passarla a centro area a Giroud che deve solo appoggiare in rete.
FIAMMATE AZZURRE - Incoraggiato dal "Maradona", il Napoli prova a cambiare il suo destino. Kvaratskhelia a inizio ripresa riesce finalmente a liberarsi di Calabria ed entrare in area, ma spara alto. Osimhen ha finalmente un'occasione, spreca anche lui. Dietro il muro del Milan regge: con Kjaer non si passa, Tomori le prende tutte di testa, il centrocampo dà una mano e il peggior nemico del Napoli, il tempo, avanza inesorabilmente.
LA SVOLTA MANCATA - Tutto può cambiare all'80' quando Tomori nel tentativo di fermare Di Lorenzo entrato in area prende il pallone di mano: rigore netto, dal dischetto Kvaratskhelia che incrocia col destro ma trova l'incredibile intervento di Maignan che neutralizza deviando in corner. È la pietra tombale delle speranze del Napoli, che in questa Champions League aveva segnato in casa sempre almeno tre reti e che si arrende a una squadra che ha 22 punti in meno in campionato ma che quando parte la musichetta è altra cosa: serve a poco il gol nei minuti di recupero di Osimhen, che evitano almeno la sconfitta. Finisce 1-1, Milan in semifinale, 16 anni dopo. Allora terminò con Paolo Maldini che alzava la coppa dalle grandi orecchie sotto il cielo di Atene.






