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Ho visto lei che sposta lui, che sostituisce lei, che cambia me

Ho visto lei che sposta lui, che sostituisce lei, che cambia me TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Antonello Gioia
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Antonello Gioia
giovedì 11 gennaio 2024, 07:30Serie A

Il noto ritornello della hit di Annalisa serve solo per dare ritmo e musicalità al commento a Milan-Atalanta: bisognerebbe leggere queste righe con la cadenza e con la velocità conferite alla canzone dalla cantante romana e dal relativo balletto social. "Ho visto lei che bacia lui, che bacia lei, che bacia me": sono certo che, leggendo, l'abbiate cantata tutti. Ora si trasporti lo stesso motivo sul Milan e sull'analisi tattica del ko (con conseguente eliminazione dalla Coppa Italia) contro Gasperini: "Ho visto lei che sposta lui, che sostituisce lei, che cambia me".

La differenza
È il ritornello ideale per descrivere in che cosa - mio debol parere, come direbbe Manzoni - si è segnata la differenza in maniera più sostanziale tra le due squadre in campo ieri a San Siro. L'Atalanta, dopo una prima mezzora molto complicata nella quale non è riuscita ad esprimere gioco senza, però, subire alcunché di pericoloso, ha mostrato per tutto l'arco del match la sua identità, comprendente ferocia agonistica e una efficace organizzazione tattica: tutti i giocatori sapevano cosa fare e come farlo; non è stato, nei fatti, difficile difendere l'1-2 regalato dall'arbitro Di Bello con un rigore inesistente davanti ad un Milan inerme. Ecco appunto, il Milan: dopo una prima mezzora di buone premesse ma di pochissime occasioni, i rossoneri si sono afflosciati dopo il gol di Leao e letteralmente spenti dopo il rigore per i bergamaschi, incapaci di creare alcun pericolo dalle parti di Carnesecchi e di riorganizzarsi mentalmente e tatticamente dopo la rimonta subita.

Perchè?
E la colpa non va al valore dei calciatori, ai tanti infortuni o a chissà che analisi. Va alla confusione. Lo ha ammesso anche Pioli nella conferenza stampa post partita: "È mancata lucidità, compattezza, ordine". E qui torna Annalisa: "Ho visto lei che sposta lui, che sostituisce lei, che cambia me".

Perché impostare una partita con un modulo diverso da quello con più certezze con una squadra in ripresa sì, ma ancora evidentemente convalescente?
Perché costringere quattro giocatori fuori ruolo (Calabria braccetto di destra, Theo braccetto di sinistra, Musah esterno altro, Jimenez terzino sinistro con Reijnders mediano e Loftus-Cheek ibrido in mezzo al campo, non i loro ruoli naturali) sin da inizio partita?
Perché, in un momento di sfiducia totale come quello intorno al 70esimo nel quale non si riusciva a creare nulla di nulla, non si è tornati ad una tattica più 'normale' invece che spostare Terracciano all'esordio esterno sinistro, Theo dietro di lui, Simic largo dall'altra parte con Musah mediano dopo aver pestato la linea tutta la partita e Jovic-Giroud a tirare una linea dritta davanti schiacciati sui difensori atalantini?
Il tutto, in sostanza, non ha fatto altro che snaturare per lunghi tratti della gara i rossoneri e le loro caratteristiche, non creando alcuna occasione da gol (se non il tiro da fuori di Pulisic e la solita combinazione Leao-Theo) e costringendo San Siro a guardare un possesso palla sterile in orizzontale ai 30 metri di campo.
Certamente, è facile parlare col senno di poi, ma per l'ennesima volta il campo ha parlato e ha parlato male del Milan che vuole fare le cose difficili ma che non riesce nemmeno più a fare quelle facili per più di due partite di fila.

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