Il rumore del calcio e il silenzio del destino: la triste storia di Walter Visentin
Che nel calcio, come nella vita, ci voglia fortuna è indubbio. Se viene, tanto meglio; se non arriva, pazienza, si vive lo stesso.
Quando però è la sfortuna a perseguitarci, allora la questione cambia, mettila come vuoi, ma qualcosa girerà sempre storto, tarpandoti le ali magari sul più bello.
Di sfortuna si potrebbe parlare per ore nella vicenda di Walter Visentin da Vicenza, classe 1968 — leva calcistica cara a Francesco De Gregori — e tecnica da vendere.
L'ascesa e il precoce stop al Padova
Il ragazzo ci sa fare, è un poco timido ma con la palla ai piedi passa tutto.
È talmente portato per il gioco del pallone che a soli 16 anni viene aggregato alla prima squadra del Padova, impegnata nel campionato di Serie B.
A volerlo in prima squadra sono prima Gianni Di Marzio e poi Adriano Buffoni, due tecnici che in cadetteria ne hanno viste di ogni, perciò c'è da fidarsi.
Walter entra educatamente nel mondo degli adulti e l'esordio tra i professionisti pare ormai dietro l'angolo, proprio sul più bello, però, cominciano i problemi muscolari.
All'inizio sono fastidi curati come una normale pubalgia, ma pian piano si trasformano in qualcosa di più grande.
Visentin è costretto a frenare la sua ascesa e si deve fermare.
Nel 1987 si sottopone a un'operazione agli adduttori che dovrebbe risolvere tutto; invece non cambia niente, i dolori lancinanti e insopportabili lo costringono ad abbandonare i sogni di gloria.
L'idolo Michel Platini, che pareva quasi raggiungibile, si allontana per sempre.
Dal forno di Correzzola alla chiamata di Di Marzio
Walter non è tipo da piangersi addosso, la botta è forte e ci vuole tempo, ma si mette subito sotto a lavorare nel forno di famiglia a Correzzola.
Tra pane e pizze cerca di dimenticare ciò che poteva essere, poi, una sera di novembre del 1989, ecco che dall'altro capo del telefono si sente una voce familiare: è quella di Gianni Di Marzio.
Il tecnico vuole provare a non disperdere il talento puro di Walter, si va insieme dal potente Antonio Caliendo, il top dei procuratori dell'epoca, e si stila un programma di recupero.
Il manager si prende direttamente cura del giocatore.
Quell'incedere in campo, misto tra la classe di Giuseppe Giannini e l'eleganza di Giancarlo Antognoni, convince Caliendo ad aiutare il ragazzo, Visentin vola a Montecatini, dove il professor Pagni ci mette quasi un anno a recuperarlo fisicamente.
Ora, però, tocca trovare una squadra disposta a farlo giocare e a scommettere su di lui.
La rinascita a Thiene e il verdetto finale
Spunta il Thiene, praticamente dietro casa, i rossoneri giocano in Interregionale e dispongono di un ottimo complesso: l'esperto Fochesato tra i pali, Totò Rondon a guidare l'attacco dopo i fasti di Vicenza, quel Riccardo Castagna che arriverà in alto tra Vicenza, Cremonese e Venezia, e poi i vari Cunico, Franchin, Ciscato e Scalabrin.
In panchina siede Walter Frandoli, che accoglie Visentin a braccia aperte.
Il ragazzo si mette sotto, i sogni di grandezza magari sono svaniti, anche se Caliendo si sbilancia asserendo di attenderlo comunque ai massimi livelli, Walter ci prova.
Il ritorno ufficiale su un campo da calcio avviene il 29 agosto 1990, in occasione della gara Rovereto-Thiene, dove il ragazzo entra al sessantesimo minuto.
La stagione si rivela più che positiva per i rossoneri, che chiudono al settimo posto, Walter contribuisce con 13 presenze, undici delle quali da titolare, confermato anche per la stagione seguente, che dovrebbe essere quella del rilancio definitivo, ecco che la sfortuna torna a bussare alla porta: tre presenze e un nuovo infortunio mette definitivamente fine alla sua carriera.
Non ci voleva proprio per un ragazzo che attorno ai sedici anni era seguito da colossi come Inter e Torino.
L'ultimo sorriso
Visentin, a nemmeno 24 anni, è obbligato ad abbandonare quel gioco che ama tanto, si dedica stabilmente al forno di famiglia, diventando un punto di riferimento insostituibile per l'intero paese.
Un ragazzo d'oro che alla vita ha sempre sorriso, anche quando nel 2014 si ammala e nulla può contro un maledetto linfoma, che se lo porta via a soli 45 anni.
La sua storia resta quella di un grande talento che ha affrontato il destino a testa alta, lasciando un ricordo indelebile in chiunque lo abbia conosciuto.
Gli ex compagni di squadra del Padova e del Thiene, i vecchi dirigenti e gli sportivi che avevano fatto in tempo ad ammirare le sue doti tecniche cristalline espressero grandissimo cordoglio.
Fu ricordato non solo come un calciatore dal talento sprecato e perseguitato dalla sfortuna, ma prima di tutto come un "ragazzo d'oro" che non si era mai pianto addosso, affrontando le ingiustizie del destino con una dignità d'altri tempi.
Un addio colmo di affetto: Ai suoi funerali, celebrati nella chiesa parrocchiale di Corte di Piove di Sacco, partecipò una folla immensa, amici, concittadini ed ex compagni di squadra si ritrovarono insieme per tributargli l'ultimo commosso saluto, a testimonianza del segno indelebile che Walter era riuscito a lasciare nel cuore di chiunque lo avesse incrociato, sul campo da calcio o nella vita di tutti i giorni






