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Parma, Cherubini: "Avevamo accordo col PSG per Suzuki. Poi lui ha scelto altro"

Parma, Cherubini: "Avevamo accordo col PSG per Suzuki. Poi lui ha scelto altro" TUTTOmercatoWEB
Simone Bernabei
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Simone Bernabei
Oggi alle 22:22Serie A

Intervenuto nel corso della trasmissione ‘Bar Sport’ in onda su 12TvParma, l’amministratore delegato crociato Federico Cherubini ha parlato della gara di sabato sera contro il Cagliari: "C’è dispiacere perché iniziare in casa con una sconfitta contro una squadra che lotterà per la salvezza, ci è dispiaciuto. Abbiamo fatto un primo tempo accettabile, anche con cose diverse sulla linea che il mister sta cercando di percorrere. Nella ripresa abbiamo fatto un po’ poco, il risultato è giusto, anche se il pareggio non sarebbe stato uno scandalo. Anche se le occasioni a favore del Cagliari gli danno merito. Dispiace perché in queste occasioni si creano le occasioni ambientali in cui si affrontano in maniera diversa queste situazione”.

A che punto è la preparazione della squadra?
“Credo che la squadra sia ancora quasi un cantiere, anche se stiamo lavorando da tempo. Ma le dinamiche del mercato sono queste adesso, al primo di settembre trovi in ogni club dei grandi cambiamenti. A volte riesci a fare le cose prima, mentre nel nostro caso stiamo completando ora l’organico. Per il primo di settembre sono convinto che avremo la rosa pronta”.

Le ambizioni per questa stagione?
“L’obiettivo non lo diamo di stagione in stagione ma ha un respiro più ampio. Vogliamo consolidare la presenza del Parma in Serie A e avere le legittime ambizioni della proprietà, ma anche dei tifosi. Qualche mese fa dissi che il sogno era tornare in Europa, come in altre generazioni, ma è evidente che è un obiettivo ambizioso ma ci vorrà del tempo, perché noi stiamo cercando di creare una nostra idea e strategia, ma valutiamo realtà che negli anni hanno fatto questo percorso e tutte hanno avuto bisogno di un processo abbastanza lungo. Esempi come il Como non possono essere un modello, con tutto il rispetto, guardiamo a qualcosa che va sul lungo periodo. Serve consolidare la Serie A, non è banale giocarla stabilmente. Quando sei in quel gruppo devi sperare di poter fare un percorso diverso. Questo processo dura diversi anni. Non bisogna mai abbassare la guardia. Diamo a volte per scontato il giocare in Serie A, ma ci sono tante squadre che oggi non sono vicine alla Serie A e che nella storia l’hanno sempre fa. Tieniamoci stretto il piacere di gustarci partite di Serie A al Tardini. Sappiamo però che l’ambizione muove tutto”.

Quanto è stato difficile confermare l’allenatore?
“Secondo me il calcio è un po’ lo spazio dei luoghi comuni. Sicuramente la scelta di Cuesta è stata di rottura, ma credo che non possiamo prescindere dal valore delle persone. L’età è importante, non poteva essere esperto. Ma credo che Cuesta possa avere tutte le qualità per crescere nel tempo. Una delle cose più belle è stato rimanere compatti nei momenti di difficoltà. Mi ha fatto piacere vedere l’unità tra tutte le componenti”.

Il cambio modulo?
“Credo si sia fatta confusione sul fatto che si sta parlando molto del cambio modulo, ma questo non significa cambiare atteggiamento. Credo che l’evoluzione a cui ha fatto riferimento Cuesta è un aspetto. L’anno scorso siamo stati caratterizzati da grande compattezza difensiva e queste sono caratteristiche che non vogliamo perdere. Su quella base dobbiamo inserire delle idee e evolvere questo progetto verso la possibilità di fare una fase offensiva che abbia sviluppi diversi. L’anno scorso siamo stati legati al nostro terminale offensivo e alle sue caratteristiche. Quest’anno vogliamo tenere di più la palla e affrontare lo spazio in maniera diversa. Per questo stiamo cercando di cambiare le caratteristiche dei giocatori”.

La filosofia del player trading non rischia di allungare troppo il processo?
“Io prendo come riferimento due progetti. L’Atalanta a cavallo degli anni duemila aveva tanti anni di Serie A alle spalle. Dal 2010 sono rimasti stabilmente in Serie A e prima del salto hanno avuto diversi anni di stallo. Lo hanno fatto anche con la leva dell’ottimo settore giovanile. Il progetto dell’Udinese è diverso, più orientato al player trading. In 30 anni di Serie A lo hanno alimentato con uno zoccolo duro di giocatori italiani sul quale ruotavano. Ci piacerebbe di prendere il meglio da entrambi, sia player trading sia risorse del territorio. Credo che l’esordio di Konaté, che è cresciuto qui in diversi anni, oltre alla presenza di Corvi ci porta in quella direzione. L’Udinese invece ha lavorato meno sul settore giovanile. Vogliamo trovare un mix tra questi modelli”.

Cosa vi ha stoppato nella trattativa Strefezza?
“A volte non si tiene conto delle esigenze dei ragazzi. Strefezza aveva dato apertura a rimanere a Parma e noi abbiamo fatto un’offerta. Ma c’erano delle aspettative che avremmo potuto soddisfare, ma bisognava rimanere in una logioca di equilibrio nello spogliatoio. Abbiamo preferito aspettare. Magari non fosse arrivato il Palermo saremmo arrivati noi. A volte si prendono dei rischi. Quando ci si danno delle linee guida non credo che sia giusto uscirne”.

A che punto siete col mercato?
“Dobbiamo fare qualcosa prima di settembre. Non dobbiamo farci condizionare dal risultato. Sappiamo che affronteremo una gara difficile ma non voglio fare acquisti pensando a sabato. Voglio pensare alla stagione. Il mercato, è brutto dirlo, le opportunità che arriveranno negli ultimi quattro giorni saranno pari ai due mesi precedenti. Se in questi giorni gli obiettivi possono concretizzarsi lo faremo. Penso che valga la pena attendere e capire quali sono le migliori opportunità, ne nascono ogni giorno”.

Come sono nate le cessioni?
“L’uscita di Suzuki e Pellegrino sono state preventivate. Quella di Circati è nata in maniera diversa, poco prevedibile. Serve un difensore e altro nel reparto offensivo. Numericamente a centrocampo siamo in diversi. In questo momento la mancanza di Nicolussi si sente nel gioco. Valuteremo anche lì se qualche ragazzo può garantirsi maggior spazio andando a giocare altrove. Il centrocampista con caratteristiche qualitative lo abbiamo già in rosa”.

Su Romero, che tipo di giocatore è?
“È un attaccante che tutta la direzione sportiva è convinta che abbia le caratteristiche che possano fare bene. È diverso da Pellegrino, non fa della stazza fisica la sua principale qualità, ma è un finalizzatore, attacca bene gli spazi, sa difendere la palla. Siamo fiduciosi, pensiamo che possa dare qualcosa in più che fino a oggi non avevamo. Può ricordare Lautaro Martinez? Sì”.

Credete in Corvi?
“Abbiamo scelto di fare un investimento su Daffara proprio perché crediamo che Corvi abbia tutte le caratteristiche per fare il titolare. Poi le gerarchie non le stabilisco io. Abbiamo messo a disposizione di Cuesta un giocatore testato come Corvi e un altro di grande prospettiva come Daffara, per il quale abbiamo fatto uno sforzo anticipando l’uscita di Suzuki. Ci siamo presi il rischio, ma aveva talmente tante offerte…”.

Com’è andata la trattativa Suzuki?
“In quel momento alcune squadre avevano fatto altre scelte. Ma è evidente che la scelta di Suzuki di arrivare a un passo dalla firma col PSG e poi cambiare idea, è nata perché c’era quest’altra opportunità. Alla fine la scelta è del calciatore, noi avevamo l’accordo col PSG e non abbiamo spinto il giocatore ad andare all’Aston Villa per nostro tornaconto. Non è stato facile uscire da quella situazione che non riguardava noi. Devo dire che il PSG ha capito come fosse una scelta del calciatore”.

Quanto è pesato il Mondiale nelle cessioni?
“I Mondiali sono una vetrina importante. Suzuki aveva già avuto offerte nella passata stagione, ma voleva rimanere un altro anno a Parma per consolidarsi. Scelse Parma al posto del Chelsea e anche la scelta dell’Aston Villa è perché pensa a fare un gradino per volta. La sua ambizione finale è arrivare a livelli ancora migliori. Mi ha colpito molto quanto si sia legato a Parma, alla Coppa Italia cantava i cori. L’anno scorso ha rifiutato un ingaggio multiplo rispetto al nostro perché voleva portare avanti il suo lavoro. Devo fare una menzione anche a Nicola Pavarini, è stato un lavoro importante anche con Corvi e Rinaldi”.

A che punto siamo con i rinnovi?
“Per Delprato credo siamo veramente ai dettagli. Non voglio dire maanca solo l’annuncio ma quasi. C’è totale sinergia dalle due parti. Credo ci sia stata tantissim trasparenza tra le componenti. Delprato ha espresso il desiderio di rimanere a Parma e fare una valutazione giusta del contratto, dato che era datato. Era giusto fare una negoziazione, ci siamo presi del tempo e abbiamo tenuto gli stessi principi. La negoziazione è stata meno cruenta delle ricostruzioni che ho letto. Delprato sta dimostrando di essere un giocatore importante per il Parma ma non solo. Per Bernabé il discorso è diverso. Veniamo da un periodo in cui ci sono stati contatti particolari. Dai primi di settembre sarà importante incontrare l’agente e capire se c’è la volontà di proseguire o meno”.

La cessione di Pellegrino quanto è dipesa dal nuovo schema tattico?
“Fa piacere che i nostri tifosi abbiano compreso come alcune dinamiche vadano oltre le volontà delle società. Siamo in una lega in cui non si arriva per rimanere, ma la Serie A è di passaggio. Il caso di Pellegrino: c’erano interessamenti dall’estero, dalla Premier League e dalla Bundesliga, ma non si sono concretizzati. Poi ha scelto la Fiorentina, un progetto importante. Ritengo che sarebbe stato difficile per noi non accettare questo trasferimento, anche perché è arrivato a condizioni particolarmente vantaggiose. In questo caso non stiamo subendo il mercato, fin dall’inizio abbiamo detto che avremmo fatto sì che il Parma dovesse uscire rispettata dal tavolo delle trattative. Non abbiamo considerato l’interessamento di uno dei club più importanti d’Italia che ha proposto un prestito con diritto. Noi abbiamo cercato di far valere i nostri diritti, anche se non abbiamo ottenuto proprio tutto ciò che volevamo. Mateo in tutto questo è stato rispettosissimo e non ha mai fatto prevalere la propria volontà”.

Tema stadio: a che punto siamo?
“Quello che da fuori è visto come uno stallo non lo è. Abbiamo lavorato su cose importanti. Abbiamo risolto tutta una serie di aspetti legati all’architetto precedente. Abbiamo affidato il progetto a un nuovo studio. Abbiamo portato avanti dei percorsi più istituzionali per capire. Si è parlato tanto di legge stadi ma quel tipo di percorso non dà agevolazioni, tantomeno a un privato come Krause che vuole fare un investimento importante su un bene pubblico. Tutti desideriamo vivere un Tardini rinnovato, ma non sento questo problema come reale della tifoseria. Al Tardini si vive un’atmosfera bella. Nessuno mi ha mai fermato per strada per dirmi che bisogna fare uno stadio nuovo. Questo non significa che non lo faremo, la volontà è dotare Parma di uno stadio più efficiente. Krause non sta negando l’opportunità. L’amministrazione non potrà mai fare uno sfrozo di questo tipo in questo momento. Stiamo facendo valutazioni legittime come club. Stiamo andando avanti e studiando percorsi innovativi. Non voglio dare tempistiche, ma rimane una delle cose importanti, ma Krause non è in dovere di fare nulla: lo vuole fare ma non può diventare un boomerang quando le condizioni non ci sono state”.

Grande importanza al Settore Giovanile e al Femminile. Avete prospettive future?
“Il settore giovanile per me è una passione particolare, anche un orgoglio vedere i risultati di questo grande lavoro. È un asset fondamentale. Penso che il territorio abbia qualcosa da dare in termine di calciatori. Non contano i risultati, ma il numero di calciatori che ci sono in ogni gruppo. Il Femminile non devo nemmeno ribadirlo: siamo una delle società che crede di più in questo progetto. Crediamo molto in questo sviluppo. In questo momento a Noceto abbiamo trovato il sistema perfetto e il legame col territorio e coi tifosi è importante. Stiamo facendo tante cose volte al migliorare lo stadio, anche al Tardini, chi vive lo stadio se ne può rendere conto”.

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