Roma a intermittenza e sfiducia nei cambi: gli ostacoli per la Champions
La Roma si ferma a Lecce e prima ancora che Mourinho parlasse in conferenza stampa, la risposta alle parole di Pinto arriva dalle sue scelte durante la gara. L’undici che schiera è lo stesso che sette giorni prima ha vinto a Empoli (e lo stesso che tra cinque giorni giocherà con il Salisburgo), ma a saltare agli occhi è l’assenza di cambi fino a sette minuti dalla fine quando poi entrano Wijnaldum, Belotti e Solbakken. Insomma, Mourinho della panchina si fida poco e dopo gli addii di Zaniolo e Shomurodov ha perso soluzioni in attacco perché l’ex Bodo Glimt ha ancora bisogno di tempo per capire il calcio italiano, Gini è ritornato ieri dopo 181 giorni fuori per infortunio e il Gallo sembra un lontano ricordo di quello visto a Torino. “Dopo questa sessione di mercato la rosa della Roma non è migliorata” aveva detto il general manager che ha comunque rimarcato come i giocatori a disposizione dell’allenatore permettano di lottare per l’obiettivo di fine stagione. Non sembra pensarla allo stesso modo il tecnico, visto quanto lo Special One ha aspettato per cambiare.
Le sostituzioni, però, non sono l’unico motivo del pari di ieri. La Roma, infatti, ha giocato a intermittenza, e sulla sua strada ha trovato anche uno straordinario Falcone che in almeno 4 circostante ha negato la gioia ai giallorossi. La trasferta di ieri, comunque, conferma uno stato di forma ancora rivedibile di Pellegrini, e una squadra eccessivamente dipendente da Dybala. Senza le sue giocate si spegne e con lei la speranza Champions. Alla Joya il compito di riaccenderla.






