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Focus TMW

Oltre il turismo e gli stereotipi: la sfida di Lampedusa e della squadra più a sud d'Europa

Focus TMW
Francesco Benvenuti
autore
Francesco Benvenuti
Oggi alle 10:15Serie A
12.10.2026 10:15Serie A
In Seconda Categoria milita il club che fa da presidio calcistico (e non solo) per l'intera comunità isolana: tra costi record, logistica complessa e un campo irrigato con l'acqua di mare, l'Academy Lampedusa racconta la propria storia
FotoTUTTOmercatoWEB

A Lampedusa, un luogo che l'immaginario collettivo associa quasi esclusivamente al turismo di massa estivo o al dramma e alla speranza dei flussi migratori, esiste una realtà che prova a raccontare l’isola con un altro vocabolario. Il rumore, nella fattispecie, è quello di un pallone che rotola a poca distanza dal mare che cinge il punto più a sud d’Europa. Nel girone A della Seconda categoria siciliana milita infatti una realtà che rappresenta molto più di una semplice società calcistica: l’Academy Lampedusa. Il club, un vero e proprio presidio sociale ed educativo per l’intera comunità isolana, è nata nel 2019 prendendo l’eredità da precedenti esperienze calcistiche. Oggi l’Academy Lampedusa accoglie più di cento bambini e ragazzi tra l’attività di base e il settore agonistico, arrivando a contare tra i 120 e i 130 elementi con la prima squadra. Numeri straordinari per un’isola di appena ottomila abitanti, distante un’ora di volo dalla Sicilia e che può contare su un numero storicamente limitato di opzioni sportive e ricreative invernali: ad oggi, infatti, oltre ai corsi di danza e taekwondo (in grande sviluppo) non ci sono altre attività disponibili. Fare sport a Lampedusa “è come andare sulla Luna” spiega a TuttoMercatoWeb Massimo Tuccio, gestore di un noto bar dell’isola nonché allenatore della prima squadra e deus ex machina del club. “Le difficoltà sono in primis logistiche. Siamo un’isola lontano da tutto. Trasporti, attrezzature, strutture: qui tutto è più complesso. La nostra prima squadra è in Seconda Categoria, ma i costi sono da Eccellenza”. I disagi legati alla lontananza e alla continuità territoriale condizionano ogni singolo aspetto della stagione. La programmazione è ostacolata dai collegamenti aerei, tanto che la squadra dipende dai contratti e dagli orari delle compagnie di trasporto. «A novembre scade il contratto della DAT, vedremo il nuovo planning e a quel punto sapremo nel dettaglio quando potremo giocare», raccontano dalla dirigenza. Il campionato di seconda categoria è iniziato a fine settembre, ma l’Academy Lampedusa non potrà esordire fino al 21 ottobre, quando disputerà la sua prima partita in un turno infrasettimanale. L’anno scorso il club – in virtù degli orari della compagnia aerea danese – partiva dall’aeroporto di Lampedusa alle 7 per poi giocare a metà mattinata le proprie partite in trasferta e rientrare insindacabilmente con l’aereo delle 16.

Il "The Bridge" e il Paspalum
Nonostante le difficoltà, l’isola possiede un impianto calcistico unico nel suo genere. Ribattezzato “The Bridge” - il ponte, proprio a voler ribadire l’essenza stessa dell’isola - il campo sportivo, inaugurato otto anni fa e situato nella zona di Porto Nuovo, a poche centinaia di metri dal molo dove sbarcano i migranti, vanta una particolarità agronomica straordinaria: non è in erba sintetica, ma è coltivato a Paspalum, un’erba graminacea che ha il vantaggio di poter essere irrigata direttamente con l'acqua di mare ed è per questo in ottime condizioni dodici mesi l’anno. Tuttavia, le strutture di contorno raccontano una storia di incompiutezza. Il progetto dello stadio, promosso dalla Lega Nazionale Professionisti B e B Solidale Onlus, ha visto i lavori interrompersi a metà, lasciando l’opera priva di alcuni tasselli fondamentali. “Solo lo spogliatoio della squadra ospite è completo e ad oggi non abbiamo una tribuna. I tifosi e le famiglie sono così costretti a stiparsi dietro le recinzioni laterali del campo”, è il commento amaro di Tuccio. Forse, però, qualcosa all’orizzonte sembra muoversi, con il Comune che si è recentemente mosso per farsi carico della costruzione della tribuna. “Ogni partita in casa è una festa per tutta l’isola e sarebbe un elemento determinante per tutta Lampedusa”.

Una dirigenza rinnovata e il senso di appartenenza
Se il passato recente ha visto poche persone accollarsi una pluralità di ruoli gravosi, l'Academy Lampedusa ha compiuto un salto di qualità organizzativo negli ultimi mesi. Per la stagione in corso sono quaranta i giocatori attualmente protagonisti in ritiro, quasi tutti lampedusani. Sette-otto dei componenti della rosa vanno ancora a scuola, poi ci sono operatori nel settore del turismo, muratori, barbieri, camerieri, meccanici e lavoratori nel locale aeroporto. Tra i componenti della rosa c’è anche un giocatore passato dal settore giovanile dell’Atalanta. Solo tre arrivano da fuori, tutti elementi delle locali forze dell’ordine con obbligo di permanenza triennale, tra cui un portiere con trascorsi in Eccellenza. Si sta cercando di ricostruire un senso di appartenenza e la strada, in tal senso, sembra ben tracciata.

Oltre i confini dell'isola: visibilità e futuro
Un ruolo cruciale per la sopravvivenza e la crescita del progetto è svolto dai giovani. L'Academy funge da ponte formativo per i ragazzi che, arrivati alla soglia dei 16, 17 o 18 anni, rischiano di smarrire la propria strada sportiva. «Siamo noi a dar loro lo strumento per poter continuare, e allo stesso tempo i ragazzi del nostro settore giovanile sono fondamentali per il ‘reclutamento’ dei giocatori della prima squadra: dipendiamo gli uni dagli altri” spiega Tuccio. La distanza dell’isola dalla terraferma e i costi, del resto, impediscono al club di partecipare a tornei giovanili, rendendo così complesso per i giovani calciatori mettersi in mostra. Così l’Academy Lampedusa ha deciso di potenziarsi anche da un punto di vista digitale, con una presenza quotidiana sui social. In vista della stagione 2026-27, peraltro, ogni partita casalinga e in trasferta verrà coperta in streaming grazie alla collaborazione con una testata locale. In un campionato a dodici squadre, in cui undici formazioni della terraferma sbarcano regolarmente sull'isola, sono circa duecento i giocatori ospiti che da ottobre fino alla fine del campionato toccheranno con mano la realtà lampedusana anche fuori dall’alta stagione, ma non basta. E lo scopo dell'Academy va ben oltre il rettangolo verde: “I lampedusani sono sopratutto accoglienti, ma anche legati alle proprie realtà sportive. I social sono fondamentali per mostrare ciò che rappresenta l’Academy Lampedusa e questo è un nostro chiaro obiettivo”, è l’analisi di Roberto Palmeri, direttore marketing e comunicazione della società. Perché su quello scoglio in mezzo al Mediterraneo ogni partita è la più bella e ostinata dimostrazione di quanto Lampedusa voglia tornare a essere allo stesso tempo protagonista e autrice della propria storia. Oltre ogni stereotipo.

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