Venezia, Nicola: "Con il Genoa corti e compatti, rientrati Busio e Bella-Kotchap"
Live TMWIl Venezia si prepara allo scontro diretto con il Genoa in programma domani - domenica 25 ottobre - contro il Genoa, allo stadio Luigi Ferraris. Il tecnico dell'Unione, Davide Nicola, parlerà a breve in conferenza stampa in vista della sfida. Che arriva dopo il primo successo raccolto in questo campionato da parte della sua squadra, ai danni del Napoli e coinciso con la sua prima panchina dopo essere subentrato a Giovanni Stroppa.
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Inizia la conferenza stampa.
Come arriva il Venezia alla sfida con il Genoa?
"Abbiamo fatto punti importanti e la vittoria con il Napoli ci gratifica. Ma il concetto è un po' più ampio: prima di arrivare ad avere l'identità e la continuità che vorrei avere, dobbiamo partire dal presupposto che dobbiamo imparare attraverso molti allenamenti, per avere comportamenti che già ho chiesto nella partita contro il Napoli. Nella quale i ragazzi sono stati bravi a metterci anche del loro in termini di attenzione e compattezza. Questa settimana siamo andati avanti progredendo su quelle che sono altre richieste che ho fatto alla squadra. Prima di arrivare a parlare di risultato dobbiamo parlare di processo di lavoro che ci porta ad essere competitivi. La competitività non è solo nella fase difensiva ma anche nella interpretazione nelle altezze di campo dove avviene questa fase difensiva, che nella sua transizione porta ad attaccare in certi punti del campo. Noi dobbiamo sapere tutte queste cose così come che quando abbiamo la palla dobbiamo anche stare attenti a ciò che potrebbe succedere, perché le altre squadre fanno lo stesso ragionamento. La continuità sta nel lavoro che stiamo cercando di fare e nella serietà che stiamo avendo, soprattutto mantenendo il livello di tensione giusto. Siamo ultimi, sappiamo cosa vogliamo mantenere, dobbiamo avere la prestazione adeguata nel contesto in cui andremo ad affrontare il Genoa. Sia per ambiente che per qualità del Genoa".
Come andrà interpretata la partita con il Genoa, quindi? Anche il Genoa ha bisogno di punti.
"L'interpretazione che dovremo dare alla partita contro il Genoa è soprattutto nel continuare in un concetto molto semplice ma che non è mai di facile attuazione: la capacità di mantenersi corti, compatti nel momento in cui ci troviamo sia a difendere, sia ad attaccare. La stessa compattezza dobbiamo trovarla anche quando noi siamo in una metà campo altrui. Questo ordine tattico e questi comportamenti vanno acquisiti e non più pensati. Quando pensi, perdi un tempo di gioco: dobbiamo diventare veloci a far diventare le cose automatiche. Tutto questo è un lavoro che si sta facendo in questo momento. Posto che so di non poter chiedere tutto subito ai ragazzi. Ogni settimana si progredisce, mantenendo certi aspetti e inserendone di nuovi".
Ci saranno rientri fra gli infortunati?
"Sì, in settimana abbiamo avuto rientri come quello di Busio, poi proprio oggi quello di Bella-Kotchap. Per me è sempre molto piacevole: inizio a vederli in campo ed a conoscerne le caratteristiche. Qualcuno lo conosco più a fondo, altri devo poterli allenare per capire che potenzialità hanno. Io credo che qua ci sia una rosa variegata da questo punto di vista. Vediamo chi possiamo portare già con noi per accelerarne l'inserimento e soprattutto per poter partecipare attivamente alle richieste che sto cercando di fare. Questo lo sapremo dopo l'ultimo briefing".
All'esordio ha mantenuto il modulo 3-5-2, ma cambiando molto nell'interpretazione. Per esempio eravamo abituati da anni alla costruzione dal basso, contro il Napoli si è cercata molto la prima punta con il lancio lungo, come faceva con la Salernitana, con Djuric. Era una scelta legata alla partita o si rivedrà?
"Ci sarà il modo di ritagliarci, anche nella sosta, uno spazio per parlare delle idee che abbiamo, sostanzialmente siamo noi però che interpretiamo la costruzione dal basso in modo sempre un po' particolare, all'interno della narrazione. La costruzione dal basso può essere diretta, o più manovrata, per creare la possibilità di avere un terzo uomo, di palleggiare salendo. Statisticamente credo sia difficile portare la palla dal portiere con grande precisione in avanti, perché gli spazi che ti concede l'avversario si perdono. Diventa difficile portarla avanti senza errori. E bisogna poi vedere quanto di questo palleggio manovrato ti porta effettivamente a poter conquistare la metà campo avversaria o per arrivare al tiro in porta. Noi impareremo sia la costruzione diretta, sia una più manovrata, ma tutto dovrà essere sempre figlio delle scelte e delle strategie che attueremo in virtù dell'avversario che incontriamo. Non costruiremo mai in modo uguale per due gare di fila. Poi a me piace sicuramente un calcio con palla a terra, ma più diretto e verticale. Laddove non si può tenere palla a terra, la linea difensiva si attacca anche alzando la palla. A livello europeo vedo che il calcio è fatto di transizione con più frequenza rispetto al nostro modo di giocare, che forse è più complesso. Forse dovremmo renderlo più semplice tutti noi, creando quelle emozioni proprio perché la palla conquista spazio invece che andare sempre indietro".
Visto quello che ha detto per i fischi su Adams dopo la sfida con il Napoli, parafrasando Spalletti alla Juventus si può dire che lei sia salito sul carro di Akor Adams?
"No, non mi paragono mai a situazioni che non vivo e che non conosco. Non erano neanche dei fischi. Innanzitutto il pubblico ha diritto a manifestare tutto ciò che pensa. Quella che è la mia intenzione è di far capire che se c'è un giocatore del Venezia che è qui e non ha la mentalità di far tutto per il Venezia allora sarò io il primo a riconoscerlo. Ma vedo un giocatore che si allena come dovrebbe fare chi vuole far vedere chi è, che ha grandissimo rispetto per chi rappresenta e che dà tutto per l'obiettivo, con un giocatore così io sarò sempre dalla sua parte come lo sono i tifosi. Tanto è vero che immediatamente hanno dimostrato quanto tengono a questa squadra. Era un modo di spronare differente. Voglio creare coesione perché so che sarà fondamentale per il nostro obiettivo".
Il Genoa che squadra è?
"Una squadra di livello, che è già abituata a questo campionato, con un allenatore molto competente e bravo, con discreta esperienza nonostante sia giovane. La squadra ha giocatori di qualità, soprattutto sulla trequarti e per gli attaccanti. Sarà poi un ambiente molto impegnativo, che ci dà però l'opportunità di progredire sotto un altro punto di vista, lo step di crescita nell'interpretare bene le due fasi nel minor tempo possibile. Attaccare e difendere non deve accadere per stazionare in una particolare zona di campo, ma dovremo essere bravi a spostarci velocemente. Questo permette una fase di non possesso che duri meno e una fase di possesso efficace. Crediamo che la nostra squadra abbia dei mezzi e la possibilità di competere: vogliamo vedere come reagiamo in diversi ambienti dove la pressione ha il suo peso. Solo giocando queste partite lo capiamo, lo vogliamo fare con il giusto grado di tensione, alzando il livello di attenzione e con la motivazione di capire dove puoi arrivare".
Mazzocchi è pronto a giocare titolare?
"Abbiamo questa gara e poi un'altra sfida tosta come quella con l'Inter. A noi piace concentrarci sul presente, dando tutto sulla partita che incontriamo. Ma ovviamente tenendo conto che dopo questa gara ce ne sarà un'altra ci saranno cambi, ho detto ai ragazzi che non vedo l'ora di dare opportunità ad altri ragazzi. Per me conta il campo, ciò che uno mette in campo per la squadra".
Cosa ha significato per lei allenare il Genoa?
"Non faccio mai giri di parole: chi fa l'allenatore impara ad amare i colori che rappresenta. Non solo imparare velocemente le caratteristiche e la storia del luogo che rappresenti. Questo ti porta ad affezionarti ed a valutare tutto ciò che da fuori non conoscevi. Questo vale per il passato, anche: il Genoa, come il Torino visto che sono di lì, hanno rappresentato il mio passato, con tifoserie che penso e spero mi abbiamo rispettato, perché sanno che nel momento in cui rappresento altri club faccio di tutto per queste cause. Il rispetto si guadagna su questo".
I tre difensori sono stati gli stessi, ma con posizioni diverse: come mai Juan Jesus braccetto a destra e non centrale, con Moreno in mezzo?
"Rispetto le idee che ognuno può avere, ci sono considerazioni anche sulle caratteristiche dell'avversario. Ma cerco di mettere i giocatori in posizioni in cui si riconoscono, che magari hanno coperto per tanto tempo. L'ideale sarebbe, a prescindere dall'avversario, di avere una sinergia tale di reparto da competere con chiunque. Per me Juan Jesus non è un centrale, nello sviluppo del gioco amo che ci siano i piedi adeguati per fare un certo tipo di scelta, per adesso è così".
Recuperati Busio e Bella-Kotchap. Come ha trovato la condizione generale?
"Hanno lavorato in maniera ottima da questo punto di vista, non lo dico solo per il rispetto di chi c'era prima. Credo nel rispetto in senso assoluto: ognuno ha le sue idee e fa al meglio il proprio lavoro. Ovviamente quando ci arrivo porto le mie idee, ma ciò non toglie che ciò che c'era prima non fosse valido".
Rrahmani lo abbiamo visto in coppia con Adams: come lo ha visto? Il doppio attaccante è una possibilità o anche per lei Yeboah è un giocatore imprescindibile?
"Io vorrei che i miei giocatori pensassero tutti di essere imprescindibili. Certamente non posso garantire tutte le partite ad ogni giocatore che alleno. Cerco di vedere quello che mi serve per la partita, di mettere i giocatori nelle posizioni dove si sentono a loro agio. E poi cerco di guardare cosa accade nella partita: nel momento in cui cala l'intensità e mi servono caratteristiche diverse bisogna essere pronti da fuori a entrare. Quando si gioca ogni 3 giorni bisogna dare possibilità ad altri. Ciò che mi interessa è ciò che il giocatore deve fare in campo per la nostra causa. Nel calcio di oggi non ci sono più titolari: ci sono 15-16 titolari, con giocatori che magari giocheranno di più in un campionato, ma ci sono altri che diventeranno importanti perché sapranno cogliere le occasioni. Dobbiamo spogliarci dell'idea di chi parte e chi subentra".
Finisce la conferenza.





