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Modena, Galloppa: "Recuperati Santoro e Ambrosino. Dobbiamo crescere in cinismo"TUTTOmercatoWEB
Oggi alle 14:49Serie B
di Luca Bargellini

Modena, Galloppa: "Recuperati Santoro e Ambrosino. Dobbiamo crescere in cinismo"

Alla vigilia di Modena-Empoli, il tecnico Daniele Galloppa fa il punto su formazione, recupero di Santoro e Ambrosino, Folino e nuovo centro sportivo
Daniele Galloppa, tecnico del Modena, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida di Serie B contro l'Empoli, valida per la quinta giornata del campionato. Il tecnico gialloblù ha analizzato il primo tempo poco convincente contro il Sudtirol, fatto il punto sugli infortunati e su Folino, e si è soffermato anche sull'inserimento di Andrea Belotti nello spogliatoio e sul nuovo centro sportivo del club. Del primo tempo con il Sudtirol non sembrava soddisfatto: perché? "Del primo tempo non ero contento perché abbiamo fatto le cose che non avevamo provato, eravamo molto disordinati. Volevo una squadra più ordinata in campo: abbiamo occupato male il campo e ci venivano meno le giocate, concedendo ripartenze troppo facili. Per noi non è stata una partita positiva, forse la enfatizziamo anche troppo: abbiamo comunque preso solo tre tiri in porta. Non ero contento perché potevamo fare molto meglio, non mi piaceva come stavamo giocando. Per la gara di domani credo che nella testa dell'allenatore avversario ci sia la volontà di pressare forte, venendo sui riferimenti: vedremo se lo faranno anche qui, perché è qualcosa che ha sempre fatto nelle sue squadre. Mi aspetto una partita di duelli, dove chi sarà bravo a saltare quella pressione avrà più possibilità di vincerla". Cosa le è piaciuto di più in questi due mesi alla guida della squadra? "Sono contento perché la squadra produce, e questo mi piace. Al di là del possesso palla, che come allenatore mi gratifica, deve essere un possesso che serve per fare gol: siamo la squadra che ha tirato di più in porta e che ha toccato più palloni dentro l'area avversaria. Produciamo anche quando non giochiamo benissimo. Mi soddisfa che i ragazzi siano coraggiosi e abbiano voglia di vincere su tutti i campi, perché è qualcosa che cerco di trasmettere loro. Mi dà fiducia anche il fatto che ci siano tanti margini di miglioramento: dobbiamo crescere su come occupiamo il campo, prima con l'organizzazione e poi con l'interpretazione di quella, non il contrario, altrimenti diventa anarchia". Ci si aspetta la stessa formazione vista con il Sudtirol? "È stata sempre la stessa formazione, tranne che con il Benevento, dove l'abbiamo cambiata in corsa: giocare con il tre e mezzo ci ha dato benefici, quindi ho spinto e continuato a non toccare nulla perché le prestazioni sono state di livello. Ripartiremo da cose conosciute. Ci sono comunque opzioni di ragazzi che si stanno avvicinando al ruolo di titolari, come Paolo, Folino e Belotti". L'inserimento di Belotti nel finale con il Sudtirol vi dà un'arma in più? "Sicuramente Andrea ci dà un'opzione in più, diversa da quelle che avevamo a disposizione. Come ho già detto, non serve che lo descriva io come ragazzo e come giocatore: è una persona positiva, che mi trasmette energia, lo vedo anche da come si allena. Pensavo fosse più indietro di condizione, invece è già avanti: è una grandissima carta per noi". Sul nuovo centro sportivo del club, il tecnico ha aggiunto: "Siamo andati la settimana scorsa con tutto lo staff a vedere i lavori. La volontà è quella di trasferirci ora che c'è la sosta, per adattarci. Manca ancora qualcosa, ma è un posto meraviglioso, quasi pronto per una prima squadra: abbiamo visto campi, uffici e spogliatoi, sarà qualcosa di davvero bello per noi". Che difficoltà comporta inserire un giocatore del prestigio di Belotti in uno spogliatoio giovane? "Quando ero bambino avevo il sogno di giocare a calcio e vedevo i campioni come miti. Poi ho avuto la fortuna di arrivare a certi livelli e alcuni miti mi sono crollati, perché dietro al giocatore c'è la persona, ed è quella a fare la differenza: qualcuno resta integro, qualcuno crolla, è normale. L'inserimento di Belotti è stato facile perché è una persona positiva, per bene e umile: i ragazzi lo hanno accolto benissimo perché lui si è fatto accogliere benissimo. Non vedo alcuna problematica, anzi vedo solo un grande stimolo per gli altri: un giocatore così alza la competitività anche nelle sfide di allenamento, perché c'è sostanza nella persona. Su questo sono molto tranquillo". Come sta la squadra, in particolare Santoro e Ambrosino? "Per fortuna li abbiamo recuperati tutti. Santoro ha preso una botta forte, ma ha recuperato. Ambrosino ieri e oggi si è allenato a pieno con la squadra, quindi è disponibile. Siamo tutti fortunatamente a disposizione. La voglia di fare i primi punti in casa è grande, perché è rimasta l'amarezza di non aver vinto la prima gara casalinga nonostante una buona prestazione. Domani ci aspetta una partita difficile contro un avversario rognoso, mentalizzato, che porta in campo anche il carattere del proprio allenatore. Ma noi vogliamo dare una gioia ai nostri tifosi, e vorremmo chiudere questo mini campionato di cinque partite tra le prime due o tre posizioni: sarebbe importantissimo". Il cinismo sottoporta si può allenare? "Credo che si possa migliorare tutto. A volte si usa il termine 'manca cattiveria sottoporta', ma per me non è il termine giusto: è più una questione di come vivi quel momento. Da giocatore ero cattivo, ma sottoporta non ero freddo: è anche un'attitudine, che però secondo me si allena. Ci sono ragazzi giovani che storicamente non hanno tantissimi gol e che, se riescono a sbloccarsi, trovano più fiducia. È qualcosa che dobbiamo migliorare, anche perché siamo passati in svantaggio tre volte su quattro nonostante avessimo sempre avuto noi l'occasione per primi". A che punto è Folino per giocare da titolare? "Francesco potrebbe già giocare da titolare, perché è pronto. È chiaro che arriva da una squadra che lavorava in modo diverso, quindi è giusto che si adatti alla nostra idea di calcio. Per questo è indietro nelle scelte, semplicemente perché è arrivato da poco. Ci può dare una grande opportunità per ruotare i ragazzi dietro e per giocare anche a tre: è un giocatore che porta esperienza, e il fatto che parli bene l'italiano ci aiuta, perché nei due centrali dietro la comunicazione deve ancora migliorare. È un punto su cui dobbiamo crescere tra Steven e Bryant [Nador e Nieling, ndr], perché a volte siamo in ritardo in alcune scalate proprio perché comunichiamo poco: lì Folino ci può dare una mano. Sa giocare a calcio, è un marcatore, è applicato, e diventerà un giocatore utile e importante per la squadra". Cosa le manca dell'essere calciatore e cosa le piace di più come allenatore? Rispondendo a una domanda su un suo vecchio gol segnato proprio al Braglia contro il Modena undici anni fa (che non ricorda), Galloppa ha risposto: "Dell'essere giocatore mi manca il sapore di quando entravo in campo, quella pressione che hai prima della partita e che poi puoi sfogare in campo, rendendoti conto solo dopo del valore che hai da protagonista. Ho sempre detto che allenare è più bello che giocare, fino alla domenica: allenare è bello fino al sabato, poi la domenica ti vorresti sfogare, ma giustamente sono i ragazzi a scendere in campo e tu resti lì a doverli guidare. Da allenatore mi piace il fatto che sia un lavoro stressante, che ti chiede tante energie, ma se lo fai a 360 gradi ti arricchisce molto: hai davanti persone diverse, devi saperle stimolare, hai tensioni da gestire, e questo ti fa crescere tanto come persona. Quando riesci a entrare nelle teste dei ragazzi e a dare loro un'identità, credo che la vittoria da allenatore sia un'emozione ancora più grande di quella da giocatore". Quanto conta un centro sportivo nuovo e come si gestisce chi gioca meno? "Un conto è lo stadio, che può portare punti anche solo per la spinta del pubblico e per un'atmosfera che a volte condiziona il campo. Un conto è il centro sportivo, che per me non è detto porti punti: porta una qualità di lavoro diversa, un appeal diverso, che alla lunga può farti crescere come squadra. Ho inaugurato il Viola Park e la Fiorentina ha comunque faticato tanto, quindi non è detto che porti punti. È chiaro che tanti giocatori, vedendo un centro sportivo così anche dall'estero, hanno più appeal verso un club: spero che accadrà anche per il Modena, per alzare il livello della categoria. Ma i punti te li portano i giocatori, le persone, questo è indubbio. Per quanto riguarda chi gioca meno, la difficoltà più grande per un allenatore è proprio quella: gestire chi non gioca. È difficile motivare un ragazzo che percepisce di non giocare il giorno dopo: devi accettarlo, e devi accettare che in quel momento a lui non piaccia. Anche quella è una crescita, ed è un motivo di stimolo anche per me: cerco di essere onesto e di dire ciò che penso, perché credo che alla lunga questo ripaghi".

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