Malagò deve rispondere a una domanda: il problema è il sistema o la Nazionale? Luglio sereno, l’importante è che lo sia dicembre… Serve mettere in sicurezza il salto in alto
Eh, la Norvegia… Uno dei tanti ipse dixit di un calcio che ha il brutto vizio di sopravvalutarsi, a tutti i livelli. Speriamo non valga altrettanto per la presidenza della Figc, dove Giovanni Malagò è arrivato perché è Giovanni Malagò, con un consiglio federale immutato e una domanda di fondo. Qual è, esattamente, il problema? Bisogna capirlo. Perché da settimane si discute, di fatto, solo del ct. Che, per carità, è quello che interessa a tutti noi, e infatti era una partita da chiudere non il giorno dell’elezione ma quello dopo.
Se la questione è la Nazionale italiana, tanto valeva tenere Gabriele Gravina. Non è certo il presidente federale a sbagliare i rigori in campo, e in fin dei conti a livello giovanile l’Italia sta anche andando bene (con un’età un po’ falsata rispetto alle avversarie, ma vabbè). Se invece la difficoltà della Nazionale è il portato di un sistema che fatica a reggere, beh, la cosa cambia. E forse sarebbe il caso di iniziare a capire in che direzione ci si vuole muovere.
Intanto, è andato in archivio un passaggio senza scossoni. Quello delle iscrizioni ai campionati, filate tutte lisce. Chi scrive è preoccupato (non moltissimo, ma in un paio di piazze sì), perché ha qualche campionato di Serie C alle spalle e ha imparato una lezione: l’importante è che sia sereno dicembre, come non lo è stato l’anno scorso con l’esclusione del Rimini. Quando luglio è sereno c’è da stare attenti. Poi è vero che Lega Pro e Figc negli anni hanno stretto le maglie: speriamo.
Di sicuro, proprio pensando ad alcune situazioni da maneggiare con cautela, c’è da mettere in sicurezza il salto in alto. Non quello di Gianmarco Tamberi, ma quello dalla Serie D alla C. È un bene che sia stata una delle prime cose dette da Malagò, che ha pure applaudito la Riforma Zola. A giudizio di chi scrive - e lo scrivo da anni, mica da oggi - il vero grave errore è stato cancellare il cuscinetto della Serie C2. Era un altro calcio, per carità. Però oggi si passa dai dilettanti al professionismo. Esplodono i costi, spesso non c’è sufficiente preparazione dirigenziale, e se c’è qualche pendenza del passato rischia di diventare un macigno. Speriamo. Vale un po’ per tutto.


