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Lucarelli sotto inchiesta, altro che battuta: parole sante. Il Paese del divieto di trasfertaTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 00:15Il Punto
di Ivan Cardia
per Tuttoc.com

Lucarelli sotto inchiesta, altro che battuta: parole sante. Il Paese del divieto di trasferta

“Se rinasco faccio il prefetto o il questore”. Apriti cielo. Cristiano Lucarelli l’ha detto prima di Spezia-Livorno, ed è finito sotto inchiesta da parte della procura federale. Le associazioni di categoria sono insorte, ne abbiamo dato atto: “Parole inaccettabili, restituiscono una dimensione semplicistica e ingiusta del ruolo di prefetti e questori”, è questo un passaggio della nota indignata delle ultime ore. L’ex attaccante si è poi difeso dicendo che si trattava di una battuta, come peraltro era evidente a tutti. Però la luna che ha indicato resta lì, oltre il dito su cui ci si sofferma.

Intendiamoci: non intendiamo criticare Chinè. Certo, la giustizia sportiva viaggia sempre a velocità variabile, ma il procuratore ha fatto il suo lavoro, aperto un fascicolo e magari lo chiuderà anche senza seguito. Il fatto è che, dietro la battuta, ci sono parole sante. I campionati sono iniziati da nemmeno un mese e già ci sono state, considerando le leghe professionistiche, più 40 partite senza tifosi ospiti. È un numero agghiacciante, mortificante, e non siamo per nulli sicuri che dietro si nascondano altrettanti pericoli.

Fare il prefetto o il questore, per carità, è complicato. Peraltro è evidente che la responsabilità per questa linea durissima non è da attribuirsi ai singoli tutori dell’ordine pubblico, ma al ministero dell’Interno. Questo numero spropositato è perfettamente in linea con un andazzo ormai consolidato da anni, su cui da tempo abbiamo una posizione chiara, anche perché, vuoi per il numero maggiore di squadre, vuoi per la dimensione locale, vuoi perché sono divieti che non vanno in prima pagina, la Serie C è la categoria più colpita.

Contro questa sovrabbondanza di divieti, peraltro, sono già attive da tempo un po’ tutte le componenti federali, per fortuna. Per cercare correttivi, è ovvio che tutti vogliano garantire la massima sicurezza. Allo stesso tempo, siamo diventati un Paese con una presunzione di divieto. Ce l’hanno fatto notare anche i club stranieri quando sono arrivati. È una ferita aperta, primo di tutto a danno di chi crede nelle istituzioni. È superfluo sottolinea che vadano controllate le trasferte davvero a rischio e sanzionate le tifoserie interessate, magari non a casaccio ma individuando le mele marce. Al contempo, uno Stato che si limita a vietare e non prova nemmeno a gestire, è uno Stato che rinuncia a fare lo Stato. Su questo, non si vede cos’abbia detto di male Lucarelli: se la soluzione nove volte su dieci è vietare, anche al minimo accenno di difficoltà (concetto ben diverso da pericolo), beh è vero che a vietare siamo bravi tutti. 

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